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Recensione: Viaggio di nozze in India di Julia Gregson, Newton Compton Editori

Viaggio di nozze in India Book Cover Viaggio di nozze in India
Julia Gregson
Narrativa straniera
Newton Compton Editori
28/02/2019
ebook, cartaceo
512

Oxfordshire 1947. Kit Smallwood è molto provata dopo anni passati ad accudire come infermiera i soldati feriti in guerra. L’incontro con Anto, un medico indiano che sta ultimando il dottorato all’università di Exeter, è destinato a cambiare la sua vita. Ma la madre di Kit, di sangue anglo-indiano e con un passato misterioso, osteggia apertamente qualunque frequentazione tra loro. Nonostante le difficoltà, Kit sposa  Anto in segreto e insieme partono per l’India. Ma la vita in Oriente non è quella che si era immaginata. La famiglia di Anto è restia ad accettarla e avrebbe voluto vederlo sposato con una brava ragazza indiana. Come se non bastasse il clima è teso in tutto il Paese, che ha solo recentemente guadagnato l’indipendenza, e gli inglesi sono guardati con sospetto, se non addirittura con odio. L’ingenuità di Kit potrebbe averla messa in una situazione molto pericolosa. L’amore è la sua unica àncora di salvezza. E se non durasse?

Viaggio (di nozze) in India …

Mettere “di nozze” tra parentesi lo trovo doveroso perchè il titolo di questo romanzo l’ho trovato fuorviante; all’inizio in modo quasi irritante poi con il procedere della lettura è passato nettamente in secondo piano.

Quando una delle tue autrici preferite, Dinah Jefferies, parla di questo libro dicendo “Ho adorato questo libro, veramente bello!” ti fidi, aggiungi  il fatto che è ambientato in India, per cui altro punto a favore, è un mix di storico e rosa, altro punto a favore… beh, inevitabile leggerlo!
La storia ha fatto molta fatica a decollare, l’inizio piuttosto lento, anzi… troppo lento!
I personaggi secondari che alloggiavano da Daisy (amica di Kit e Gloria) li ho trovati superflui e non hanno dato nulla di interessante alla storia.
Solo dopo le prime 50 pagine inizia a prendere corpo quello che sarà il fulcro del romanzo anche se sempre troppo lento con parti che avrei volentieri evitato di leggere perchè non importanti sia dal punto di vista del racconto sia dal punto di vista descrittivo.

L’arrivo di Anto, il medico indiano che farà parte del progetto benefico di Daisy per la formazione di ostetriche in India, sembra animare leggermente la storia ma proprio dove sarebbe servito qualche capitolo in più, è stato tagliato moltissimo passando in poche pagine dalla conoscenza tra Kit e Anto, al loro matrimonio.

Kit è una ragazza in parte succube della madre ma allo stesso tempo molto determinata, testarda ed estremamente ingenua; sembrano aggettivi che cozzano tra loro ma una volta capito il carattere di Gloria (la madre di Kit) si entra in empatia con Kit e si comprende meglio questo suo modo di essere.
Ama il suo lavoro come infermiera e le mancano solo 2 parti per avere l’abilitazione come ostetrica, specializzazione che ancora non ha portato a termine a causa di alcune complicanze..

Gloria, difficile da capire, sembra un po pazza, un po fissata, inflessibile e allo stesso tempo debole, in poche parole certi suoi atteggiamenti e reazioni la rendono decisamente poco simpatica e particolarmente irritante… si lamenta per qualsiasi cosa e parla male di tutti alle spalle.
Kit non sarà da meno, la sua determinazione e la sua ambizione emergono in modo molto forte dopo il trasferimento in India, i suoi momento di sconforto,  anzichè fare tenerezza fanno arrabbiare perchè ti fa pensare.. “ma caspita, tutti ti hanno detto qual è la vita di una donna in India, la difficoltà che avresti avuto nel fare il tuo lavoro di infermiera e ostetrica in un paese con idee molto radicate… e poi dopo poco inizi con le paranoie come se nessuno ti avesse avvisata?!”
Per cui per gran parte del romanzo non ho provato simpatia per lei, ho avuto molta difficoltà ad affezionarmi al personaggio e penso di non esserci riuscita totalmente nemmeno dopo tutto quello che ha passato.
L’essere poco accettata dalla famiglia di Anto a causa del suo lavoro, la rende molto irrequieta ma non vuole mettere da parte l’orgoglio e gli avvertimenti arrivati da alcune persone del posto ritrovandosi poi nei guai.
Le ostetriche erano considerate inferiori, mentre Kit e lo stesso Anto lo vivevano come un lavoro meraviglioso e di grande valore, gli altri lo vedevano come un lavoro degradante che una moglie Indiana di famiglia rispettabile non avrebbe dovuto svolgere.

La nascita del Moonstore era utile, uno scambio di insegnamenti tra levatrici del posto e ostetriche specializzate, una risorsa enorme! Anche se per molte era difficile accettare consigli dagli inglesi visti i conflitti interni, alcune apprezzavano questa collaborazione, mentre altri volevano solo che Kit se ne andasse perchè “rovinava le tradizioni e le levatrici del posto”, un suo passo falso creerà non pochi problemi al centro.

Anto a parte qualche momento di sconforto e distacco una volta arrivati in India dalla famiglia, si è sempre dimostrato comprensivo, le è sempre stato accanto anche nei momenti peggiori dove normalmente un marito Indiano avrebbe abbandonato la moglie… lui c’è sempre stato, ha lottato, ha fatto di tutto anche rischiando di andare contro la sua famiglia per lei, ha accudito il loro figlio Raffie mentre lei era nei guai… per cui credo sia il personaggio che più ho apprezzato.

E’ stato molto interessante leggere l’enorme diversità presente all’interno dei vari villaggi della zona per quanto riguarda le caste e le usanze tra levatrici, agghiacciante invece leggere di come venivano fatte partorire le donne, pensare agli strumenti arrugginiti, senza igiene, senza alcun controllo, con superstizioni, conseguenze per le madri se avessero partorito figlie femmine anzichè maschi.

Superata la metà del romanzo inizia ad essere molto interessante, peccato che per arrivare a metà ci sono troppe pagine se pensate che in totale ne ha 512!
Troppo lungo, per quando le descrizioni delle ambientazioni non siano noiose ma ben fatte, molte parti come detto le ho trovate evitabili e poco utili alla storia, tolte quelle non avrebbe cambiato il racconto ma lo avrebbe alleggerito in modo tale da poterlo apprezzare a pieno, tanto che avrebbe meritato 4 stelle piene quando in realtà così, secondo una mia personale opinione ne merita solo 3.

Il finale è molto bello, l’importanza della famiglia, il comprendere i propri errori e il sorvolare certe tradizioni che tendono a dividere, pur di rimanere uniti è un messaggio che ho percepito molto distinto.

Per quanto avrei tolto tanto all’inizio del romanzo, avrei invece aggiunto almeno un capitolo alla fine perchè sarei curiosa di sapere che fine hanno fatto alcuni personaggi del Moonstore.

Se avete pazienza di scoprire una storia interessante e coinvolgente allora lo consiglio; se volete leggere qualcosa di veloce e che vi rapisca da subito probabilmente al momento non è il romanzo giusto.

 

 

 

Julia Gregson

E’ nata in Inghilterra, a Londra, nel 1947. Dopo aver lasciato la scuola a 16 anni, ha fatto numerosi lavori, in attesa di riuscire a realizzare il suo desiderio di diventare scrittrice. Ha conosciuto numerosi personaggi famosi, tra cui Mick Jagger sul set di Ned Kelly e Muhammad Ali in un campo di addestramento pugilistico in Pennsylvania. Nel 1970 nasce la figlia Natasha e nel 1980 si è sposata con Richard Gregson. Ha ricevuto numerosi premio, tra cui nel 2009 miglior “romanziere romantico dell’anno” e nel 2010 “The Prince Maurice per storie d’amore letterarie”. Tra i numerosi libri pubblicati cito “The water horse”, nel 2004; alcune novelle “Jasmine nights”, pubblicato nel 2012; “Moonsoon summer“, nel 2016; “Band of angels”, nel 2010 “Matrimonio a Bombay” e “Mille notti d’amore” pubblicati in Italia rispettivamente nel 2010 e 2012.

Tris-mamma a tempo pieno con la passione per la lettura, dai romanzi rosa agli storici.

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