Libri,  Narrativa contemporanea

UN REGALO SOTTO L’ALBERO: “Il sogno di Amos” di Riccardo Mainardi, Giovane Holden Edizioni

“Se Amos, come tutti i fanciulli, era innocenza e oblio, gioco e scommessa in un
nuovo mondo, in qualcosa differiva dagli altri bambini. Sì, era assai diverso dai
suoi coetanei.”

 

TRAMA

Amos non è un bambino come gli altri: è immortale. Ma, seppur immortale, egli non è né un dio né un eroe. Capace di concepire grandi sogni, dimostrerà che anche quelli impossibili possono realizzarsi. La forza che lo ha reso immortale promana dalle anime dei bambini che, nel corso dei secoli, sono stati vittime dell’umana follia. Queste anime hanno deciso di porre un limite al dolore e di scuotere, tramite la voce di un fanciullo, le nostre coscienze e quelle delle generazioni future, affinché ciò che di orrendo è accaduto non possa accadere mai più. Il loro grido di dolore si leverà potente, e il loro sogno, che Amos incarna, potrebbe spostare l’asse su cui si regge il mondo dal governo degli uomini a quello delle anime. Ma potrà un fanciullo porre un limite all’umana follia e realizzare il sogno di una pacifica convivenza? Lungo il suo viaggio, dalle epoche più remote fino a un imminente futuro, Amos compirà azioni volte a migliorare il mondo fino a escogitare un’originale strategia che potrebbe cambiare radicalmente il corso della storia.

ESTRATTO

Quando Amos aprì gli occhi si ritrovò immerso nel buio più profondo.
Allora li richiuse e piombò in un torpore senza fine, nel grembo protettivo dell’incoscienza che lo cullava da tempo immemorabile.
Quando li riaprì fu abbagliato da una luce accecante. Il cielo irradiava ovunque un fosforescente chiarore.
Masse infuocate simili a meteore luminose disegnavano traiettorie irregolari dipingendo l’azzurro di roventi arcobaleni.
Ogni volta che si schiantavano al suolo un boato assordante echeggiava in ogni dove.
Giganteschi pennacchi di fumo salivano lenti da crateri spettrali verso un cielo oscurato da zolfo e cenere.
Spaventato, chiuse ancora gli occhi. Per un tempo che a lui parve infinito.
Quando li riaprì per la terza volta si ritrovò in una foresta da favola, ai piedi di una cascata d’acqua cristallina, circondato da acacie secolari dal tronco possente come rocce sopra le cui fronde volteggiavano grandi uccelli da preda.
Una pioggia sottile aveva da poco impregnato con il suo tenue ma incessante cadere le radici di quegli alberi facendo dischiudere tutt’intorno fiori gialli, mentre un sole nascente invitava la natura a ossequiare il nuovo giorno.
Amos decise che quella era la volta buona.
Si ridestò dal suo profondo sonno e iniziò il suo cammino.
Dopo il risveglio non ricordava nulla del suo passato.
Quello avrebbe potuto essere il suo primo giorno di vita.
Eppure gli parve di aver già visto quegli alberi. Di aver già sentito lo scrosciare dell’acqua di quella cascata e il rombo del vulcano che ruggiva al di là della valle.
Di aver già assistito infinite volte alla magia del sorgere del sole e del suo tramontare.
Gli sembrò di aver già attraversato quella foresta e quei ruscelli e che tutto ciò che lo circondava fosse già esistito. Non una, ma infinite volte.
Anche quel sentiero impervio che stava percorrendo gli parve già noto, così come già noto era il luogo a cui lo avrebbe condotto.
Ma come poteva aver già visto tutto ciò se lui era poco più che un fanciullo? Un fanciullo bruno, robusto, con gli occhi neri come l’ebano.
E perché proprio a un fanciullo sarebbe stato affidato quel gravoso compito?
Forse perché un bambino innocente è oblio di tutto ciò che è passato.
Perché un bambino è gioco. E’ una girandola che gira. E’ un primo moto verso il mondo e un santo dire sì a tutto ciò che si apre al nuovo. Per portare a termine quell’arduo compito che gli era stato assegnato sarebbero occorse tutte queste qualità e molte altre ancora.
Se Amos, come tutti i fanciulli, era innocenza e oblio, gioco e scommessa in un nuovo mondo, in qualcosa differiva dagli altri bambini. Si, era assai diverso dai suoi coetanei.
Tutto ebbe inizio il giorno in cui varcò una porta maestra oltre la quale si dipartiva una via lunga ed eterna. Vi si era avvicinato perché aveva sentito bussare forte a quella porta.
Da allora si accorse che poteva deridere il tempo, un nemico che soltanto lui batteva ogni giorno senza barare e di cui poteva serenamente beffarsi.
Ne percepiva lo scorrere solo attraverso la breve vita degli altri.
Sì, lui era molto diverso dagli altri bambini.
Amos era immortale!

L’AUTORE

Riccardo Mainardi classe 1957, laurea in Scienze Politiche alla Statale di Milano, risiede da molti anni a Rapallo, la sua città natale.
Ha diretto diverse filiali di un primario istituto di credito prima di ritirarsi a vita privata e potersi finalmente dedicare alle sue più grandi passioni: la filosofia e la letteratura.
Ama scrivere romanzi, poesie, aforismi e brevi saggi.
Esordisce come narratore nel 2011 con la silloge Le ultime lezioni dell’anno, edizioni Gammarò, classificandosi secondo al Premio Letterario Internazionale Per un mondo migliore.
Ha vinto numerosi concorsi letterari e di filosofia nelle sezioni narrativa, poesia, saggistica e aforismi. Fra questi, nel 2014 si è aggiudicato il primo premio al Concorso Letterario Scriviamo Insieme di Roma nella sezione narrativa inedita con il romanzo Polvere nella nebbia, successivamente pubblicato da Liberodiscrivere Edizioni.
Quest’ultimo romanzo figura altresì fra i dieci finalisti del Premio Carver 2015 e ha ricevuto altri 4 riconoscimenti.
A fine 2018 pubblica con Giovane Holden Edizioni il romanzo storico-fantasy Il sogno di Amos, che si classifica primo al Premio Books for Peace di Roma(sezione Fantasy), si aggiudica un trofeo speciale della giuria al Premio Città di Sarzana 2019 e risulta finalista ai Premi Bukowski e Toscana in Poesia (sezione narrativa).
Negli ultimi anni ha vinto sette premi nazionali di filosofia.
Fra questi, si è classificato primo al Premio Nazionale di Filosofia Alla ricerca dell’anima con un saggio sul tema “Anatomia del rispetto” (Modena 2016) e ha ottenuto la vittoria al Premio Nazionale di Filosofia Le figure del pensiero, sezione Articolo filosofico (Certaldo 2018). L’anno successivo si classifica secondo nello stesso concorso con il saggio sul tema “Dove abita il bello?”.
L’autore ha di recente ultimato la stesura del suo quarto romanzo intitolato Mistress, finalista al Premio Letterario Internazionale Città di Como 2019 per la narrativa inedita.

Sono principalmente moglie e mamma di due splendide ragazze ed ho la passione per la musica ma soprattutto per la lettura. Leggo di tutto romanzi, saggi, storici, ma non leggo libri nè di fantascienza né di horror.

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