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UN REGALO SOTTO L’ALBERO: “Il senso interno del tempo” di Monica Peccolo, Self-Publishing

Un racconto sulla clownterapia, ispirato da Robin Williams e dalla sua indimenticabile interpretazione di Patch Adams, si è trasformato nella storia di Eva, Nathan e di tutti i personaggi che accompagnano la metamorfosi della loro amicizia in un sentimento intenso e complicato.

Trama

Dopo una pausa dai riflettori, e da un ambiente che lo ha quasi distrutto, Nathan Tyler rientra sulla scena cinematografica hollywoodiana. Le sue ferite hanno radici lontane e ritornano ad angosciarlo ogni giorno con la stessa intensità.

Eva Pace, invece, non rimpiange di aver lasciato “Plastic Land”, la capitale del cinema, per tornare in Italia. È una persona solare, altruista, che con tenacia ha perseguito il suo vero sogno. Si è dedicata al lavoro e ama fare la pediatra, anche se questo comporta sacrifici e ardue scelte quotidiane.

La vita, però, è un insieme di strane coincidenze e così Nathan ed Eva tornano a frequentarsi, scoprendo che i dieci anni trascorsi e la distanza di due continenti non hanno inciso sull’amicizia che ancora li lega.

Eva comprende di non avere più davanti a sé il ragazzo scanzonato di un tempo, ma un uomo complicato che scardina le sue certezze e la sfida di continuo. Abituata a combattere battaglie enormi con i suoi piccoli pazienti, però, non si lascia scoraggiare.

Il sentimento che li unisce si trasforma e coglie entrambi di sorpresa. Riusciranno a non sprecare questa seconda occasione offerta dal destino?

Un Estratto per voi…

«Nathan» lo richiamò Eva, in un sussurro.
L’attore alzò il viso per guardarla ma le iridi color ematite per le quali era tanto famoso, erano distanti.
Lui conosceva bene quella sensazione allo stomaco, così come il senso di gelo che si stava impadronendo del suo corpo. Erano le premesse che accompagnavano le sue notti insonni.
Insieme a Jeff, aveva incontrato lo psicologo che seguiva i volontari e che cercava di presentare nei dettagli ciò che andavano a incontrare.
Non era stato preparato a sufficienza a ciò che aveva visto, però. Si era trovato catapultato d’improvviso in un mondo di sofferenza inspiegabile che lo aveva colpito in profondità, incrinando il cinismo di cui spesso si circondava.
«Sai che oggi hai conquistato molti cuori? Anche se magari non erano proprio le bellissime ragazze cui sei abituato» scherzò Eva, nel tentativo di alleggerire la tensione.
Nel denso silenzio che si venne a creare, lei percepì la profonda angoscia dell’amico.
«Non devi sentirti così. Quello che hai fatto, che avete fatto tu e Jeff, non hai idea di quanto significhi per loro» aggiunse, con profonda empatia.
Posò la sua mano su quella dell’amico e gliela strinse per trasmettergli la propria solidarietà e fermare quella tortura.
Con un gesto brusco, Nathan la ritrasse e si passò entrambe le mani fra i capelli. Gli occhi fissi sul tavolino, i capelli gli ricaddero ai lati del viso celandogli il volto.
Colta alla sprovvista dalla sua reazione, Eva abbassò lo sguardo in imbarazzo.
Ma che aveva combinato lo psicologo in quell’incontro preparatorio? E che doveva fare adesso lei?
«Va tutto bene, Nate. È normale reagire in questo modo le prime volte» lo rassicurò, sfiorandogli una spalla per rincuorarlo.
«Come fai a vedere questo tutti i giorni, Eva?»
Era stato il suo martellante pensiero ogni volta che incontrava il viso di uno di quei bambini e i loro occhi pieni di saggezza e dolore ma anche capaci di gioire per degli stupidi scherzi da clown.
Sorpresa dalla sua inaspettata sensibilità, le parole le uscirono di getto.
«Sembra che i medici si dividano in due categorie. Quelli che si abituano a tutto e diventano distaccati e quelli che non si abituano mai. Io non rientro nella prima» affermò pacata. «Il giorno che ci siamo scontrati sulla spiaggia, non ti avevo visto perché ero sconvolta. Durante la notte Megan, una mia paziente, non ce l’aveva fatta. Era morta dopo mesi di cure e aveva solo due anni» deglutì con difficoltà, cercando di ricacciare indietro il groppo di commozione salito in gola.
Toccato da quella confessione, Nathan tornò a guardarla. Si era domandato spesso nelle ultime settimane cosa l’avesse spinta a cambiare genere di vita, scegliendo quel lavoro così difficile. Sentire tanta forza e fragilità convivere in lei i quel momento, gli trasmise una sensazione indefinibile.
In silenzio, lasciarono calmare le loro emozioni. Eva si spostò verso di lui con la sedia per poterlo guardare in viso, cercando di trasmettergli ciò che sentiva.

«Ci sono questi momenti terribili ma quando si riesce ad alleviare la loro sofferenza o magari a guarirli, come nella maggior parte dei casi, allora si è in parte consolati per tutto il dolore di cui siamo testimoni impotenti. E farli ridere e divertire, credimi, a volte è meglio di tante medicine. Sei stato davvero bravo.»
Lui si ricompose, maledicendosi per quel momento di debolezza e rimase stupito dalle parole di Eva.
«In realtà ero imbarazzatissimo» trovò il coraggio di ammettere. «A un certo punto mi sono anche domandato cosa diavolo stessi facendo. In fondo, so soltanto fare il buffone di mestiere.»
Arrivarono le ordinazioni a interrompere quel momento di confidenze. Per sdrammatizzare, lui cominciò a canzonarla per la doppia porzione di crema sopra la fetta di torta mentre le porgeva teiera e tazza, cercando di non rovesciare il proprio caffè.
«Scusami per la mia reazione» si giustificò ancora Nathan. «Gli ultimi tempi sono stati difficili sotto tanti aspetti. Forse non ero ancora pronto per un’esperienza del genere» affermò, mescolando lo zucchero nella sua bevanda.
«Non preoccuparti. Dovresti vedere me quando sono in crisi» sdrammatizzò lei. «Adesso, come ti senti?»
L’amico avrebbe voluto risponderle male ma, in effetti, se analizzava con attenzione il proprio stato d’animo non era così.
«Non so. Confuso per quello che provo. Triste per quei bambini. Arrabbiato per tutto quel dolore. Forse anche appagato. Incredibilmente appagato per aver fatto il buffone» si rese conto con stupore.
«Benvenuto nel club, allora» scherzò Eva, dandogli una pacca complice sulla spalla.

L’autrice

Monica Peccolo vive a Livorno, città di mare e mutamenti, ma sogna di viaggiare “come una volta”, con tempi lenti e parecchie fermate nel mezzo. È cresciuta con gli occhi sgranati e la mente aperta, giocando tra castelli di sabbia e installazioni artistiche, e i libri la seguivano ovunque andasse. Ha studiato informatica, fatto volontariato e lavorato come EDP manager, ma dopo un po’ la vita l’ha portata verso altri lidi. Nel 2012 ha esordito con questa serie per Linee Infinite Edizioni e il suo ultimo romanzo è “Niente è come sembra” (autoconclusivo).
Il suo sito ufficiale è www.monicapeccolo.blogspot.it

Leggere mi stimola e mi riempie. L'ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell'impatto che ha su di me tutto questo magico universo.

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