“Storia di un cervello troppo veloce” di Federico D’Amico
Storia di un cervello troppo veloce
ADHD: quando nessuno sapeva cosa fosse
Ci sono bambini che camminano con le tasche piene di sassi, ben saldi a terra. E poi ci sono quelli che sembrano avere la testa piena di vento, sempre sospinti verso un nuovo pensiero, un’idea, un sogno.
Leo è uno di loro.

In un mondo che viaggia al ritmo preciso di un orologio svizzero, Leo è un glitch nel sistema.
Per lui, una pozzanghera che riflette la luce vale più di una lezione di matematica e un ghirigoro sul quaderno diventa la porta d’ingresso verso mondi inesplorati. Ma la realtà, fatta di grembiuli neri e delle rigide regole di una scuola gestita da suore, non è pronta ad accogliere il suo caos colorato.
Lo chiamano distratto, pigro, svogliato. Gli adulti invocano l’attenzione come fosse un esorcismo, senza comprendere che, per Leo, l’attenzione è un animale selvatico: impossibile da addomesticare.
Storia di un cervello troppo veloce è la cronaca poetica e rumorosa di un bambino che si ostina a non voler strisciare al ritmo degli altri. È il racconto di una battaglia quotidiana contro l’uniformità, di un guscio che si spezza e di un volo che comincia proprio quando tutti erano convinti che Leo fosse rimasto indietro.

Sono principalmente moglie e mamma di due splendide ragazze ed ho la passione per la musica ma soprattutto per la lettura. Leggo di tutto romanzi, saggi, storici, ma non leggo libri nè di fantascienza né di horror.