💔🏙️ Quando il vuoto chiama, la vita risponde
Con Non sono sola di Francesco De Santis, entriamo nella storia struggente di Eleonora, una donna in bilico tra l’abisso e la possibilità di restare ⚡🖤. Appoggiata alla balaustra del suo balcone, nove piani sopra il mondo, il silenzio dell’anima sembra invitarla a lasciarsi andare… finché un urlo non spezza tutto e dà inizio a un viaggio che cambierà per sempre il suo destino.
🫀👶 Tra corsie d’ospedale, amori mai dimenticati, maternità ferite e il confine sottile tra vita e morte, Non sono sola intreccia dolore e speranza in un racconto intenso e profondo ✨📖. Un romanzo che parla di solitudine, scelte estreme e rinascita, capace di toccare il cuore e ricordarci che, anche nel buio più fitto, non siamo davvero soli 🕊️💛.

Non c’è pace per Eleonora, o forse sì.
Appoggiata alla balaustra del balcone di casa, dall’alto dei suoi nove piani, dove immagini e rumori fanno da cornice a pensieri melanconici, il vuoto sotto è
incredibilmente grande e attraente. Gettarsi in questo spazio infinito sembra l’unico modo per vincere la solitudine. Ma, un istante prima di attraversare l’abisso, il silenzio dell’anima è
squarciato da un urlo.
Non serve girarsi. Quell’urlo è impresso nella memoria. Un ricordo lontano che entra prepotentemente nei suoi pensieri e finisce per bloccare ogni proposito di suicidio.
Quell’urlo dà inizio a una storia, a tante storie. L’urlo e poi la corsa per le scale del suo palazzo, alla ricerca di quella voce che finalmente trova nel volto angosciato di una madre con in braccio
il figlio Iacopo, morente.
Eleonora, medico, cardiochirurgo, non trova subito risposte, ma quella visione apre altri ricordi: una camera operatoria, un altro bambino, Andrea, anche lui in bilico tra
la vita e la morte, che le chiede l’impossibile. E come Iacopo, anche Andrea pare parlarle.
Compaiono frammenti di storia passata, con immagini che tendono a sovrapporsi.
La sua gravidanza, vissuta nella depressione e accompagnata dalle paure per un precedente aborto, si carica di ulteriore sofferenza nel momento in cui compare la figura di Marcello, un marito troppo diverso da lei, distaccato e a tratti cinico. Il vuoto affettivo che così si produce fa emergere un altro passato, quello di Eleonora figlia di un padre violento e di una madre nevrotica. E neanche la nascita del figlio Filippo, dopo un parto pieno di insidie, sembra mettere da parte i suoi dispiaceri.
Avanzano presto dubbi sulla salute del bambino. Dubbi che non riesce a condividere con Marcello, sempre più indifferente e perso nel suo mondo. Quando i sospetti arrivano a riempire le sue giornate, Eleonora scopre per caso, scritti tra le pagine di un testo di medicina, il nome e il telefono di un uomo, Francesco, un amore giovanile conosciuto ai tempi dell’università , che la fa ancora
palpitare e muovere quella sensualitĂ che credeva sopita.
Incontrare Francesco significa non solo far nascere desideri e risvegliare ricordi, ma soprattutto trovare risposte sulla salute di Filippo.
Quel ragazzo, quell’amore mai dimenticato, è diventato un
neurologo e Filippo è un bambino autistico. Per Eleonora è un colpo forte. Alterna momenti di sconforto a cariche di energia inusuali. Le crisi di Filippo la vedono protagonista, con Marcello che appare sempre più ai margini, fino ad arrivare al momento in cui durante un turno di notte Eleonora riceve una telefonata: Filippo è in preda a convulsioni irrefrenabili e sta arrivando in ambulanza nel suo stesso ospedale con Marcello al seguito.
La diagnosi è impietosa: emorragia cerebrale. Il coma è irreversibile. Non c’è nessuna speranza di tenerlo in vita o forse ne è rimasta una. Un bambino, ricoverato nel suo reparto, è in attesa di un cuore nuovo. Matteo, il nome del bambino, è allo stremo; non supererà la notte senza il trapianto.
Serve un miracolo.
Eleonora ha dentro un pensiero che prende forma con il passare dei minuti. E se fosse Filippo il donatore?
Se Filippo tornasse a vivere nel corpo di Matteo?
Il confronto con Marcello è infuocato. L’uomo è riluttante, salvo poi piegarsi alla fine. Dirà dopo che è stato raggirato, dando la colpa della morte di Filippo a Eleonora, per non avere provato tutto per salvarlo. Non glielo perdonerà mai.
Quella notte avviene un fatto insperato, una rinascita. Matteo ha un cuore nuovo, quello di Filippo che batte per lui, dentro di lui.
Eleonora dopo aver finito l’intervento e lasciato l’ospedale, torna a casa, ma deve fare i conti con Marcello che arriva poco dopo, infuriato.
E con lui arrivano le grida, gli insulti, le accuse e
infine i colpi violenti che la stramazzano a terra, esanime. La corsa in ambulanza, il ricovero in rianimazione, la lenta ripresa e poi il ritorno alla vita.
C’è ancora tempo per rivedere la madre.
Quest’ultima ha in serbo una sorpresa, un modo per farsi perdonare per i tanti anni in cui è rimasta assente. Francesco è andato a trovarla, non conoscendo altro che il suo indirizzo, per consegnare una lettera. E’ scritta per Eleonora.
Le parla di amore, un amore desiderato, ma mai cercato fino in fondo e di una fine, la sua, che vede vicina. Il cancro lo sta divorando. Non resta molto tempo.
Eleonora, in preda alla disperazione lo cerca a casa sua. Deve vederlo anche solo per un attimo e dirgli che non ha mai smesso di amarlo.
Troppo tardi. Un’ambulanza l’ha portato via, chissà dove.
Il pensiero quotidiano di lui, di quello che rimane, si intreccia con altri pensieri. Si apre il processo contro Marcello; si aprono ferite appena rimarginate. Poi, d’improvviso, arriva quello che non
t’aspetti: durante un turno in ospedale, il primo dopo quella notte, una telefonata avverte che è arrivato al pronto soccorso un uomo in condizioni terminali.
Eleonora si avvicina trepidante a quella
barella e scopre che è Francesco. Dalle sue parole, sussurrate, arriva una preghiera. Mettere fine a quella sofferenza. Basta poco.
Un’iniezione. Spingerlo nell’infinito come prova d’amore. Eleonora, tra le lacrime, lo lascia andar via. Francesco chiude gli occhi, e lei lo bacia, lo accarezza, immagina di tenerlo dentro di sé, per
sempre.
La sirena di un’ambulanza la fa trasalire, la scuote, facendola ritornare dove tutto era cominciato. Lei, sola, appoggiata sulla balaustra, a gettarsi nel vuoto. E’ un brusco ritorno. E quando tutto
sembra finito, tra i bambini che corrono nella villa di fronte, ha l’illusione di vedere Filippo. Eleonora si stacca dalla ringhiera e corre per le scale. Il bambino è caduto. Lei si avvicina e lo
abbraccia, chiamandolo per nome, quasi felice, tra l’incredulità dei presenti che fanno cerchio intorno, incapaci di capire cosa si nasconda in quegli occhi ridenti che guardano un bambino che
assomiglia a suo figlio.
