“Non era lo stesso silenzio” di Ivo Orven

Ravenna, 70 d.C.: la morte di Fausta mette in moto qualcosa che attraverserà i secoli.
Per uccidere una persona non è necessario toccarla.
A volte basta chiudere una porta. A volte aspettare che sia qualcun altro a dare l’acqua. A volte fare soltanto ciò che fanno tutti.
In morti simili non c’è un assassino. Resta soltanto la conseguenza.
Quando l’essere umano non riesce a sopportare la conseguenza, la mette a verbale. Quando il verbale diventa troppo pesante, cancella il nome. E quando il nome è cancellato, crede che l’accaduto sia finito.
Ma ciò che viene cancellato non scompare; impara soltanto a continuare senza essere visto.
Secoli dopo, altre persone scambieranno il potere che hanno tra le mani per un dono. Crederanno di poter proteggere, guarire, restituire ciò che è stato sottratto.
Nessuno di loro desidererà la catastrofe. Ed è proprio lì che la catastrofe avrà inizio.
Non Era lo Stesso Silenzio è un romanzo storico-metafisico che attraversa i secoli. Qui il passato non resta alle spalle; riappare soltanto nella decisione di un’altra persona.
Questa non è la storia di una maledizione, ma della volontà umana che ha dimenticato i propri limiti.
Per molto tempo, Ivo Orven ha custodito frammenti di questa storia, senza sapere in cosa si sarebbero trasformati. It Was Not the Same Silence è l’opera in cui quei frammenti hanno finalmente trovato una loro unità.
Orven scrive muovendosi sul confine tra storia e metafisica, ma ciò che più lo interessa è l’essere umano che vi sta in mezzo: impaurito, capace d’amore, incline all’errore, a tratti nobile, a tratti egoista, e raramente certo di quale sia la differenza.

Sono principalmente moglie e mamma di due splendide ragazze ed ho la passione per la musica ma soprattutto per la lettura. Leggo di tutto romanzi, saggi, storici, ma non leggo libri nè di fantascienza né di horror.