📚 “Lidia Poët e le prime avvocate” di Alberto Nicòtina
Bollati Boringhieri ⚖️✨
Un libro che racconta la storia straordinaria di Lidia Poët 👩⚖️, la prima donna in Italia ad aver lottato per esercitare la professione di avvocata, aprendo la strada a molte altre donne nel mondo del diritto.
Nell’Italia di fine Ottocento, quando la professione legale era riservata solo agli uomini, Lidia Poët affrontò pregiudizi, ostacoli e ingiustizie, diventando simbolo di determinazione, emancipazione e uguaglianza.

Torino, aprile 1884
La Corte di Cassazione nega alla ventottenne valdese Lidia Poët il diritto di esercitare la professione di avvocato perché donna.
Sul momento, la vicenda sembra destinata all’oblio, ma il giovane giurista belga Louis Frank si imbatte nel caso e capisce che questa non è solo una storia individuale, ma il riflesso di un’Europa che esclude le donne dal diritto e dai diritti.
Una rete europea di pioniere
Ben presto Frank diventa il fulcro di una rete transnazionale che collega Torino, Bruxelles, Parigi e Bucarest, intrecciando la vita di Lidia Poët con quella di donne altrettanto determinate a entrare nelle aule di tribunale:
• Marie Popelin
• Jeanne Chauvin
• Sarmiza Bilcescu
Se in Italia, Belgio e Francia le donne restano a lungo fuori dalle porte del Foro, in Romania Bilcescu riesce a infrangere il tabù, mostrando come quel divieto non fosse una necessità, ma una scelta politica.
Le donne, in quell’epoca, «potevano anche dimostrare competenza, eloquenza, intelligenza, ma erano, semplicemente, fuori posto»: trattate come anomalie da una comunità, quella degli avvocati di fine Ottocento, chiusa, maschilista e refrattaria al cambiamento.
Documenti e testimonianze
Attraverso documenti d’archivio – tra cui un’autobiografia inedita di Lidia Poët – Alberto Nicòtina racconta la sfida organizzata al conservatorismo forense delle prime avvocate d’Europa.

Sono principalmente moglie e mamma di due splendide ragazze ed ho la passione per la musica ma soprattutto per la lettura. Leggo di tutto romanzi, saggi, storici, ma non leggo libri nè di fantascienza né di horror.