📚✨“Lettere della nobildonna Silvia Belegno alla nobildonzella Laura Gussoni” è un adattamento di Giacomo Casanova delle epistole francesi di Madame Riccoboni 🖋️ pubblicate originariamente nel 1759.
Il romanzo riscosse grande successo, ottenendo l’elogio di Denis Diderot 📜🌟, e Casanova lo ripropose a Venezia nel 1780 negli «Opuscoli miscellanei» 🏛️📖, aggiungendo al testo una nuova ambientazione: dall’Inghilterra all’Italia e collocando la vicenda nel 1452, al tempo dei Foscari ⚓🌆.
Pur adattando la storia, Casanova mantiene intatta la struttura delle epistole ✉️💌: le confidenze tra donne, i sentimenti dell’anima e la descrizione dei salotti e degli intrighi della nobiltà veneziana permettono al lettore di entrare in un mondo di passioni e dinamiche sociali uniche 🏰💃🎭.
Un’opera che mostra come la voce femminile rimanga preponderante 🌺, influenzando persino successivi capolavori teatrali: Lorenzo Da Ponte, dieci anni dopo, la richiama in Così fan tutte di Mozart 🎶🎭, nelle parole della cameriera Despina rivolte agli uomini.

Le Lettere della nobildonna Silvia Belegno alla nobildonzella Laura Gussoni sono un adattamento di Giacomo Casanova delle Lettres de Milady Juliette Catesby à Milady Henriette Campley, son amie di Marie-Jeanne de Laboras (1713-1792), più nota come Madame Riccoboni.
Il romanzo francese fu pubblicato nel 1759 e ottenne grande successo, strappando gli elogi fra l’altro di Denis Diderot.
Le lettere furono pubblicate a Venezia nel 1780 negli «Opuscoli miscellanei». Una rivista interamente ideata e redatta da Casanova, che in quel tempo cercava di risollevare le proprie condizioni economiche e di ricostruirsi un’immagine che lo rendesse benemerito di fronte a quello stesso governo che nel 1755 lo aveva rinchiuso nei Piombi.
Oltre a tradurre il testo, il nostro veneziano ambienta il moderno racconto della Riccoboni dall’Inghilterra all’Italia, e colloca la vicenda nel 1452, descritta al tempo dei Foscari, uno dei periodi fra i più delicati della Serenissima. Perché gli interessava soprattutto ammonire la nobiltà veneziana presente e commemorare l’antica.
Casanova mescola le carte
Casanova narra di aver dedotto la data non dal manoscritto originale, bensì «dal nome degli attori, e più dai fatti motivati in alcune lettere». Insistendo nel gioco ambiguo senza decidere quale dei due sia l’originale, lasciando il lettore nel dubbio.
Nonostante gli interventi di Casanova, la struttura delle epistole, gli scambi di confidenze fra donne – gli uomini «sono schiavi de’ loro sensi» – l’affrontare i sentimenti dell’anima in modo così esaustivo, il muoversi più per stati d’animo che per avvenimenti, sono segni inconfondibili di una mano femminile. Questa rimane preponderante e permette al lettore di entrare in contatto con un mondo di salotti, intrighi e passioni che intrecciano vita privata e dinamiche pubbliche della nobiltà lagunare.
Lorenzo Da Ponte, caro amico di Casanova, dieci anni dopo la pubblicazione, nel 1790, scrisse per Mozart il libretto Così fan tutte, ossia la scola degli amanti. Qui i versi della cameriera Despina, in un’aria del primo atto, hanno lo stesso significato dispregiativo verso il sesso maschile delle parole di Silvia Belegno.

Sono principalmente moglie e mamma di due splendide ragazze ed ho la passione per la musica ma soprattutto per la lettura. Leggo di tutto romanzi, saggi, storici, ma non leggo libri nè di fantascienza né di horror.