Narrativa contemporanea,  Segnalazione

Segnalazione: “L’allegro manicomio. Ovvero nove giorni di villeggiatura in famiglia” di Lodovica San Guedoro, Felix Krull Editore

L' allegro manicomio. Ovvero nove giorni di villeggiatura in famiglia Book Cover L' allegro manicomio. Ovvero nove giorni di villeggiatura in famiglia
Lodovica San Guedoro
Narrativa contemporanea
Felix Krull Editore
1 gennaio 2016
cartaceo
218

 

Consigli di lettura #iorestoacasa

Il più bizzarro motivo che abbia mai spinto essere umano a mettersi in viaggio spinge l’io narrante a fare i bagagli e a salire sul treno per una località del Tirolo austriaco: per uscire dalla sua follia, chiede ospitalità a quella dei suoceri, due adorabili pensionati, lunatici di prima forza.

Da questa paradossale decisione prende le mosse una commedia umana tutta vertiginosi picchi e abissi, fedelissimamente registrata e filtrata da scintillante umorismo e profonda saggezza…

L’autrice

Sono nata a Napoli da genitori siciliani. Mio padre, originario di Palazzolo Acreide, visse da ragazzo a Parigi e divenne in seguito docente di Lingua e Letteratura francese all’Università di Napoli. Mia madre, insegnante di Lettere, proveniva da Siracusa.
Ho avuto legami strettissimi con la Sicilia, dove fino al ventesimo anno d’età trascorsi tutte le estati e le feste natalizie, dividendomi tra la casa della nonna materna, ad Ortigia (stirpe marinara), e quella dei nonni paterni (stirpe fornaia), sepolta in un giardino d’aranci sul mare siracusano. Lì, tra cugini, zii, prozie e amici di famiglia, mi entrò nei sensi e nell’anima la Sicilia eterna, lievito della mia arte e oggetto di trasfigurazione in “Fiorelluccia, un’infanzia siciliana” e ne “Gli avventurosi Simplicissimi”.
A Napoli frequentai la Teresa Ravaschieri, l’Istituto Francese e la Fiorelli. A Roma, il Liceo Classico Manara, partecipando come simpatizzante dell’estrema sinistra ai moti studenteschi. Non avevo ancora compiuto vent’anni, quando volai a Parigi, dopo aver fatto il necessario gruzzolo al Liceo Linguistico di via Boncompagni con delle supplenze in Filosofia e Inglese. Femminista della prima ora, feci parte del collettivo ultra di via Pompeo Magno. I miei studi di Filosofia alla Sapienza presero sempre più un indirizzo estetico, sorse l’amore per la Letteratura tedesca… e ci fu l’incontro con Lerchenwald. Giovanissimi, lasciando tutti stupiti e interdetti, ci sposammo. Ben presto, per l’emergere in entrambi di una forte vocazione letteraria, abbandonammo Roma e ci trasferimmo in campagna, tra Siena e Firenze. Sette anni bucolici, sette anni di creazione e di artigianati vari, tra cui l’apicoltura, di veglie con i vecchi, di giochi coi bimbi dei contadini… e di inutili tentativi con le case editrici. Dopo aver infine pubblicato in proprio un giallo letterario dal titolo “Incitazione a delinquere”, la lentezza con cui gocciolavano le recensioni mi esasperò al punto da spingermi all’esilio: fuggimmo in Germania.
Appena toccato il suolo tedesco, tre case editrici (tedesche naturalmente) chiesero l’opzione per il sunnominato romanzo. Mi decisi per la più prestigiosa, la Luchterhand, che era fornita di un netto profilo letterario. Ma, a traduzione fatta, questa fu improvvisamente venduta, e dovetti correre ai ripari offrendo il libro alla Nymphenburger, di taglio più commerciale. All’edizione hard cover seguì la pubblicazione a puntate sulla Westfaelische Rundschau e l’edizione tascabile nella Ullstein. Seguì, sempre nella Nymphenburger, una raccolta di racconti, l’edizione tascabile degli stessi, e seguitò il silenzio delle case editrici italiane…
La mondiale congiuntura era già allora fortemente antiletteraria, ma la mia vena creativa era troppo grande. Scrissi un dramma radiofonico, replicato più volte dalla WDR di Colonia. A quarantott’anni tentai di mutare pelle e, trapiantatami a Vienna, mi diedi al teatro: commedie, un dramma fantasmagorico dedicato al Burgtheater, collaborazioni con riviste italiane, discese ricorrenti in Italia: ma l’unico risultato tangibile delle mie fatiche rimane una splendida lettura scenica de “La vita è un sogno” al Teatro Argot di Roma.
Ristabilitami, dopo tre anni di Vienna, a Monaco, pensando seriamente alla posterità, la prima cosa che feci fu di mettere al sicuro le mie opere, edite e no, nella Sezione Manoscritti e Rari della BNCF (Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze): i tempi erano davvero bui e magari un incendio avrebbe potuto annientare tutto.
Poi un bel giorno incontrai un garbato e colto signore tedesco che mi confidò di avere da tempo giocato col pensiero di fondare una piccola casa editrice controcorrente: nacque così Felix Krull Editore, presso il quale sono apparsi via via tutti i miei successivi libri e anche alcuni del tempo anteriore.

Leggere mi stimola e mi riempie. L'ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell'impatto che ha su di me tutto questo magico universo.

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