“La maledizione di Castro” di Alfonso Raffaelli pubblicato da Giovane Holden Edizioni

Castro continua a esistere. Vive nelle pietre sparse tra i boschi della Tuscia, nei documenti, nelle cronache e nella memoria. Ma soprattutto rivive nelle pagine di una vicenda che prende avvio nel cuore delle convulsioni politiche e religiose del Cinquecento.
È un’epoca in cui le ambizioni della famiglia Farnese, le tensioni tra papato e impero e i fragili equilibri delle comunità di confine si intrecciano al destino di uomini e donne chiamati a scegliere da che parte stare.
Attorno alla città si muovono cardinali e condottieri, nobili e mercanti, ecclesiastici, soldati ed ebrei in fuga dalle persecuzioni: un affresco corale che conduce fino alla tragica cancellazione di Castro dalla carta geografica e dalla storia.
Il pregio maggiore dell’opera risiede nella capacità di trasformare una materia storica complessa in un racconto vivo e coinvolgente. Le grandi vicende politiche non restano sullo sfondo come semplice cornice narrativa, ma entrano nelle vite dei protagonisti, condizionandone passioni, alleanze, tradimenti e speranze.
Figure realmente esistite convivono con personaggi di invenzione in un equilibrio convincente, mentre il tessuto narrativo restituisce con intensità la durezza di un’epoca segnata dalla violenza del potere e dalla precarietà delle fortune umane.
Particolarmente riuscita è la ricostruzione dell’ambiente storico: borghi fortificati, strade attraversate da armati e briganti, corti ecclesiastiche, ghetti e campagne diventano luoghi concreti e pulsanti, animati da una costante attenzione ai dettagli sociali e culturali.
Ne emerge il ritratto di un mondo lontano, ma sorprendentemente attuale nei suoi meccanismi di ambizione, sopraffazione e resistenza.

Sono principalmente moglie e mamma di due splendide ragazze ed ho la passione per la musica ma soprattutto per la lettura. Leggo di tutto romanzi, saggi, storici, ma non leggo libri nè di fantascienza né di horror.