“Il mito della fenice in Oriene e in Occidente” di Francesco Zambon e Alessandro Grossato pubblicato da Luni Editrice

Il mito della fenice racchiude in sé alcuni dei temi religiosi e metafisici fondamentali dell’umanità: origine, immortalità, trascendenza, rinnovamento ciclico, unità e dualità ecc.
Le sue radici si perdono nei tempi più remoti e varie tradizioni orientali ne conservano più chiaramente gli archetipi. In Oriente la fenice altri non era che lo stesso re-sacerdote sciamano che, rivestito il costume dell’aquila, compiva l’ascesa fino al sole, per poi ridiscendere sulla terra trasfigurato dalla sua luce e reso definitivamente immortale.
Le iconografie asiatiche della fenice conservano ancora una chiara traccia di questa antica origine. Ancora oggi molte immagini e maschere di fenici antropomorfe rinviano palesemente a quell’antico costume sciamanico, ripreso sia nelle danze rituali sia nelle sacre pantomime teatrali tuttora eseguite in molti paesi asiatici.
Da secoli o millenni l’attore e il danzatore indù, indonesiano, tibetano, mongolo e giapponese ne rivestono ritualmente maschera e costume, sempre consapevoli del suo significato.
In Occidente, invece, il mito assunse la forma che conosciamo, a partire da una notizia di Erodoto, che narra come questo favoloso uccello (da lui visto solo dipinto, afferma) ogni cinquecento anni voli dall’Arabia alla città egiziana di Eliopoli per rinnovarsi.
La simbologia egiziana dell’uccello chiamato benu diede origine a questa leggenda, che sviluppò poi molteplici percorsi nella letteratura e nell’arte greco-romana e che il cristianesimo incluse presto nel proprio bestiario come simbolo della resurrezione dei corpi o di quella di Cristo.

Sono principalmente moglie e mamma di due splendide ragazze ed ho la passione per la musica ma soprattutto per la lettura. Leggo di tutto romanzi, saggi, storici, ma non leggo libri nè di fantascienza né di horror.