Eugenio Onieghin nei versi italiani di Giovanni Giudici
Classici
Scalpendi
16 giugno 2021
Cartaceo
256
Questa edizione propone il romanzo nella traduzione di un grande poeta come Giovanni Giudici

Puškin nacque a Mosca nel 1799, l’anno in cui, a Milano, moriva Giuseppe Parini; e se Parini aveva dato all’Italia il ritratto di un vanesio e dissoluto rampollo nobiliare, bollandolo con illuministico sarcasmo, Puškin avrebbe dipinto un “Giovin Signore” della società russa nel nuovo spirito che il romanticismo diffondeva in Europa e che, senza rinunciare all’ironia, puntava piuttosto però, e vivamente, sulle passioni del cuore. Così Eugenio, il suo personaggio, non è più una marionetta da ammaestrare e da mettere alla berlina, ma è un giovane che nella vita e nei godimenti della vita si muove destramente e che, se non manca di sventatezza e di qualche cinismo, non manca nemmeno di impulsi generosi e della capacità di capire i suoi stessi sbagli. Non sempre a tempo, purtroppo, e glielo insegna Tatjana, dolcissima figura che gli fa da contrappunto incarnando, contro l’allettamento di vane fantasie, i sentimenti dell’amore sincero.
La storia non è in prosa ma – si vorrebbe dire – in musica; fu l’autore stesso a parlare di «romanzo in versi» e a inventare una strofa capace di reggerne giocosamente la continuità. Quanto a Giovanni Giudici, che per anni si è dedicato a trasformarla “in versi italiani”, ha scritto Gianfranco Contini che è stato “il solo traduttore che abbia comunicato qualche cosa del fremito straordinario di quell’opera apparentemente leggera e futile, ma di una futilità sublime, che è l’Oneghin. Uno, mi pare, dei capolavori dello spirito umano”.
L’AUTRICE
Aleksandr Puškin (1799-1837), di nobilissima famiglia, è considerato uno dei padri della letteratura russa e di una lingua rinnovata dall’innesto della parlata comune.
Dapprima partecipe della vita mondana di San Pietroburgo, e più volte costretto all’esilio per la libertà di alcuni suoi scritti, fu autore acclamato sia di liriche e di poemi (Ruslan e Ljudmila, 1820; Il cavaliere di bronzo, 1833) sia di prose come La dama di picche (1834) e La figlia del capitano (1836). Scrisse per il teatro il Boris Godunov (1831, poi musicato da Musorgskij); la stesura completa del poema Evgenij Onegin fu pubblicata nel 1833. Morì in duello pochi anni dopo, nel 1837.

Sono principalmente moglie e mamma di due splendide ragazze ed ho la passione per la musica ma soprattutto per la lettura. Leggo di tutto romanzi, saggi, storici, ma non leggo libri nè di fantascienza né di horror.