In “Elegie d’incanti” malinconia e bellezza del mondo classico 
E’ un tuffo nel mondo classico “Elegie d’incanti”, l’opera del ventunenne Luigi Reale, originario di Maiori (Salerno), un paese sulla Costiera Amalfitana; studente di Lettere Classiche all’Università di Padova.
La raccolta, pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore, è suddivisa in tre sezioni: “Ceneri di antichi amori”; “Aghi di inascoltate amenità” e “Corona di un nuovo ardore”. Sono diversi i temi scelti ma il filo conduttore si identifica nel tono sommesso e malinconico. L’amore, i ricordi, la sofferenza, i tormenti di una madre, la speranza, la natura. E a fare da sfondo è lo scorrere della quotidianità.
«Nel contesto letterario greco e latino – spiega l’autore – venivano definiti elegiaci i componimenti poetici scritti per una condizione di infelicità o di incomprensione. In “Elegie d’incanti” si manifesta dunque una condizione vitale di tal genere: si oscilla fra travolgenti sentimenti del passato e del presente, si configurano infiniti viaggi dell’animo nella contemplazione del tempo e dello spazio, si generano il fervore e la consapevolezza della propria diversità».
Racconta Luigi Reale…
le emozioni e i sentimenti sono autentica ispirazione per i suoi versi, a cui approcciarsi con «silenzio, pacatezza, serenità» e che rivestono un ruolo quasi catartico.
«La poesia è il respiro della mia interiorità e la modalità con cui momenti o eventi più o meno significativi raggiungono un coronamento ideale nella complessa dimensione temporale del mio spirito. Vivo i miei giorni in costante comunione con me stesso e, in alcuni momenti, sento delinearsi in me la certezza di vivere appieno soltanto nell’atto stesso della produzione». «Rievocare o descrivere – aggiunge Luigi – sono le modalità predilette con cui mi esprimo. Nel mio tessuto poetico si manifesta, infatti, in forma ricorrente una propensione alla rievocazione del passato o un declinarsi all’analisi di un contesto in grado di ricondurmi ad una realtà superiore, intangibile ed eterna».
E dal mondo classico, con i suoi miti e le tragedie, non può che derivare la propensione al Bello. «Un’interpretazione di matrice platonica – afferma l’autore – che considera la Bellezza come entità che trascende la circoscritta tangibilità del mondo reale ed empirico e che può essere contemplata soltanto dalla purezza e dall’innocenza dell’Anima». Nel suo percorso stilistico si riscontrano, inoltre, elementi della poetica di Petrarca, Pascoli e D’Annunzio. Ma anche di Ungaretti, Quasimodo e Montale. Che diventano ispirazione per l’anima, per la sfera ermetica e spirituale.

Di una lettura mi colpisce sia una bella trama che una scrittura ricercata. Un romanzo rosa, un romanzo storico, della narrativa contemporanea non importa basta che non sia… fantasy!
