Purple Cat
racconti, horror, noir
VJ Edizioni
15 aprile 2020
cartaceo
156
"Purple cat" è l'opera prima di Andrea Moretti, una raccolta di racconti dove emergono chiaramente le tematiche di questo autore, giovane, ma non inesperto, con un proprio stile che si sta forgiando.
Il penultimo dei nove racconti presentati dall'autore ha il titolo che meglio sintetizza il senso di tutto il lavoro: Luce e ombra. Il mondo da sempre si dibatte fra queste due entità, che siano esse chiamate Bene e Male, Dio e Diavolo e, appunto Luce e Ombra.
I protagonisti delle storie di Andrea Moretti si dibattono fra questi due stadi dell'Essere: non necessariamente divisi nettamente fra chi appartiene all'una e chi all'altra; all'interno di ciascuno di noi convivono entrambe le condizioni. Sta a noi saper far emergere la luce.

“Sono loro: gli spiritelli, quei mostriciattoli orribili che volteggiano lenti attorno alle luci. Loro me lo hanno sussurrato.
Assecondandoli, ammettendo la loro esistenza, pensavo proprio di essermeli tolti di torno. Ma allora perché continuano a tormentarmi?
Cosa vogliono veramente da me? Perché le loro risatine crudeli che grattano nel mio cervello come foglie crespe spazzate via? Perché le loro unghie inquietanti che raspano nella notte come incubi?”
Quante volte, nel corso delle nostre giornate, in occasione di determinate vicende da affrontare o di scelte da prendere, abbiamo immaginato di avere alla nostra destra l’angioletto buono che ci spinge verso la retta via e alla nostra sinistra quello cattivo che, invece, ci sprona verso la direzione completamente opposta?
Nel leggere la citazione, tratta da Purple Cat di Andrea Moretti, mi si è palesata alla mente proprio questa immagine. Invero, la dicotomia tra il Bene e il Male rappresenta un binario molto studiato ed analizzato nei secoli. E questo, sia sul versante filosofico (e penso a Hegel, a Kant, i quali condividevano l’idea che l’uomo per natura è incline al male) che su quello teologico (e, in relazione a questa antologia di racconti, non posso non pensare ad Andrés Torres Queiruga, che pone, sì, Dio come causa principale di tutto ciò che esiste – e quindi anche del male – ma è poi l’uomo che si assume la responsabilità delle sue scelte).
Ho definito Purple Cat un’antologia di racconti: ebbene, lo è. Nove racconti, nove vite, nove quotidianità, nove dilemmi, nove modi di affrontare la realtà circostante, ma tutti accomunati da un unico leitmotiv: reagire alla vita, così come imposta dalla società.
Velata, ma incisiva, infatti, è la critica sociale sottesa ad ogni narrazione; e devo dire di aver apprezzato l’elegante cinismo con cui questa critica si dipana in ogni scorcio di vita raccontata dall’autore.

I personaggi di questi racconti sono persone della vita quotidiana, in cui ci imbattiamo ogni giorno. Lo studente universitario che parte per l’Erasmus, il professionista insoddisfatto, lo scrittore sfiduciato, l’adolescente che non sa in quali valori credere, il ragazzo oppresso da problemi di relazione con l’ambiente esterno, l’uomo che vive per inerzia senza dare un senso alle proprie giornate.
Ognuno di noi può rappresentare un pezzo di Purple Cat…
… o meglio “anche” di Purple Cat, visto che il titolo dell’antologia riprende proprio uno dei racconti in essa presenti). Non a caso, due racconti sono ambientati proprio in questa fase di quarantena vissuta (e non ancora conclusa).
L’aspetto, oserei dire quasi scioccante, è che nel leggere della vita di tali personaggi, dei loro pensieri, del loro trascorrere una giornata apparentemente solita e quotidiana, e nell’immedesimarsi in loro, ad un tratto ecco che ci si imbatte nella follia, nel suo aspetto più brutale. Da una fase di apparente normalità ad una di evidente malessere, dove la soluzione più giusta per il protagonista sembra essere quella di porre fine a tutto il male provato, con altro male.
Questa sensazione di sconvolgimento l’ho provata in ogni racconto. E se l’intenzione di Andrea Moretti era quella di far aprire (e sbarrare) gli occhi al lettore, mettendolo davanti, crudamente, ad una realtà che per quanto fingiamo di osservare, esiste, per quanto mi riguarda l’obiettivo è più che raggiunto.
I toni tra l’horror e il noir mi hanno spesso fatto pensare, nel corso della lettura, ad Edgar Allan Poe. Lo stile narrativo chiaro e lineare si contrappone ad un andamento della narrazione dinamico. Da lento, descrittivo, narrativo (e mi riferisco alle parti in cui entriamo a contatto con il quotidiano dei personaggi) ad accelerato, con un susseguirsi continuo di flussi di coscienza da parte del protagonista che ha reagito alla realtà, scegliendo il Male.

Sarebbe interessante soffermarsi sul concetto di Male: il libero arbitrio permette all’uomo di poter fare una scelta. Hanno sbagliato i protagonisti di Purple Cat ad indirizzare le proprie scelte verso il Male? Il Male posto in essere quanto è “più Male” rispetto alla causa origine del loro malessere e, di conseguenza, della loro azione?
… Come se volesse guidare il lettore, attraverso i cinque sensi fisici ad un esperienza spirituale, quasi metafisica; portandolo a riflettere su cosa e chi l’Uomo è arrivato ad essere ed ai pericoli che ciò comporta per la stessa sopravvivenza della specie umana – dalla Prefazione di Edoardo Ferrario
Uno specchio, sì! Purple Cat è lo specchio di ciò che ci circonda. Ed è un messaggio: la società opprime l’uomo, che deve aprire gli occhi ed essere consapevole che, oltre alla strada del Male (scelta dai protagonisti di queste vicende) può esistere anche quella del Bene. Servono la forza per reagire, il coraggio di comunicare, la determinazione nell’esprimere disappunto e opporsi, e ancora la forza per cambiare.
Concluderei con un altro degli aspetti, per me, positivi della raccolta: la forma. Un linguaggio colto, forbito, senza eccessi di pomposità, anzi calato nella realtà moderna.
E non sono da meno i riferimenti “ricercati” e non banali, che decorano le narrazioni (penso ai Sonic Youth o Clare Torry, che mai mi sarei aspettata fossero citati da un giovane autore, insieme a Mishima e Kawabata; ma anche a Fitzgerald e Dostoevskij, tutti riferimenti sintomatici dell’ampia cultura letteraria, non sempre scontata, dell’autore).
Doveva essere questa la frase rimasta impressa nella testa di Martino, dal momento che, quando, il giorno dopo, i Carabinieri lo trovarono morto, suicida con il tubo di scarico della sua auto, non riuscirono proprio a capire il motivo di quel sorriso tanto misterioso stampato sul suo volto.

Leggere mi stimola e mi riempie. L’ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell’impatto che ha su di me tutto questo magico universo.