La ragazza con la stella blu
Romanzo
Newton Compton
6 settembre 2021
cartaceo, ebook
352
1942.
Sadie Gault ha diciotto anni e vive insieme ai genitori nel ghetto di Cracovia. Quando i nazisti rastrellano la città, Sadie e la madre, incinta, sono costrette a cercare rifugio nelle fogne. Ha così inizio per loro un lungo periodo di terrore, trascorso al buio nel sottosuolo.
Un giorno Sadie alza lo sguardo e, attraverso una grata, vede una ragazza della sua età che compra dei fiori. Ella Stepanek è un’agiata giovane polacca che ha conservato molti privilegi perché la sua matrigna ha ottenuto la benevolenza degli occupanti tedeschi, pur guadagnando per sé e per la famiglia il disprezzo degli amici di sempre. Sola e in pena per il fidanzato partito per la guerra, Ella vaga per Cracovia senza sosta. Un giorno, al mercato, intravede qualcosa che si muove sotto una grata del marciapiede.
Quando si accorge che lì si nasconde una ragazza, la sua vita cambia per sempre. Ella decide di aiutare Sadie e la loro diventa presto un’amicizia profonda e intensa, ma la guerra porterà i loro destini in rotta di collisione. Eventi terribili metteranno alla prova tutto ciò in cui credono, ponendole di fronte a delle sfide impossibili.
“Inalai profondamente, bevendo l’aria a grandi sorsi… Sollevai subito lo sguardo verso il cielo… Un tempo avrei dato per scontato che le stelle sarebbero sempre state al loro posto. Poi mi erano state portate via, come il papà…”
Con il romanzo “La ragazza con la stella blu”, ancora una volta il mondo della letteratura affronta il tema della Shoah.
Anche in questo caso il libro si ispira alla realtà, e precisamente alla storia di Leopold Socha, un ispettore fognario polacco che nel 1943 nascose un gruppo di ebrei nelle fogne ucraine; inizialmente lo fece per denaro ma ben presto, una volta che quegli uomini rinchiusi sottoterra non poterono più pagarlo per i suoi servigi, la sua coscienza gli impose di aiutarli comunque, mettendo a repentaglio la propria di vita.
Ci sono molte analogie tra la storia raccontata da Pam Jenoff e la realtà dei fatti; i personaggi ai quali lei ha dato vita sono inventati, così come lo sono le loro storie personali, ma in diversi punti la storia degli ebrei salvati da Socha e quella degli attori che animano queste pagine si sovrappongono .
Prima di dare una sbirciatina alla trama, conosciamo le protagoniste di questo romanzo, che poi sono anche le voci narranti che ci accompagneranno per tutto il libro.
Si tratta di due ragazze, una ebrea, Sadie, e una polacca, Ella. Hanno più o meno la stessa età, intorno ai 19 anni, e vivono entrambe a Cracovia.
Siamo nel 1942; la città pullula di truppe tedesche la cui presenza ha alterato e peggiorato lo stile di vita di tutta la popolazione. Quelli a farne maggiormente le spese sono stati i polacchi di origine ebraica, costretti a lasciare le loro case per andare ad abitare in dimore fatiscenti e piccole, in una zona della città a loro riservata. Ed è proprio qui che comincia la nostra storia, in uno di questi appartamenti dove hanno trovato alloggio Sadie e la sua famiglia.

Per sfuggire ad un incursione tedesca, Sadie e i suoi genitori si rifugiano nelle fogne della città. Con loro ci sarà un altro gruppetto di persone e Pawel, un operaio addetto alle fogne che diverrà la loro guida tra i miasmi della città sotterranea. Prima ancora di arrivare alla claustrofobica cameretta di cemento a loro destinata, Sadie perde il padre, inghiottito dalle acque lugubri per salvarla da una fine certa. Ora ha solo sua madre vicino. Devono farsi coraggio a vicenda anche perché la donna aspetta un bambino, quel fratellino tanto atteso dalla ragazza che ora però rende il tutto più complicato.
Nonostante il ribrezzo iniziale per la sporcizia, gli odori e l’oscurità del posto, ben presto Sadie imparerà a muoversi con più sicurezza in quei cunicoli sotterranei. Sarà proprio mentre, incantata, osserva dalle grate di un tombino la luce che arriva dall’esterno, che conoscerà Ella.
“Occhi umani. C’era una persona nelle fogne. Una ragazza…Sbattei le palpebre aspettandomi che quella visione sparisse…ma…la ragazza era ancora lì. Era ossuta e sporca e bagnata, e guardava in su”
Alla giovane polacca quegli occhi che intravede dalle grate inizialmente non paiono reali. Quando si rende conto che ad osservarla, spaventata, è una ragazza in carne e ossa, vorrebbe inondarla di domande. Tuttavia, si impone di tacere: chiunque si nasconda lì sotto avrà sicuramente un motivo molto serio per farlo.
Ella è relativamente libera di circolare nella Polonia occupata dai tedeschi, in quanto la sua matrigna si intrattiene spesso e volentieri con loro. Orfana di padre, vorrebbe solo fuggire via da quella donna che dà ordini in quella che un tempo era stata la sua casa, ma non sa come fare.
Prima almeno c’era il suo ragazzo, Krys, a tirarle su il morale, e i suoi amici, ma la guerra ha cambiato ogni cosa.
Ella non è ebrea, ma il pensiero che Sadie lo sia le balena subito nella testa. Ci mette poco a decidere. Appena le si presenterà l’opportunità tornerà alla grata dove l’ha scorta, portando con se un po’ di cibo. Stavolta non starà a guardare come ha fatto tante altre volte: aiuterà quella ragazza, qualunque sia il prezzo…
Ella e Sadie sono il simbolo della speranza in un’epoca dove pochi ancora speravano. Forza e fragilità insieme le caratterizzano. L’autrice è stata brava a mettere in evidenza le loro paure, le incertezze che inevitabilmente si sentono addosso, ma anche la loro voglia di esserci e respirare a pieni polmoni nonostante tutto.
Per farci entrare meglio nei loro pensieri, le voci delle due protagoniste vengono alternate nei diversi capitoli del romanzo.
La storia costruita intorno alle loro figure è abbastanza credibile; solo un punto mi ha lasciata un po’ perplessa, quello della morte del padre di Sadie che, a parer mio, è stato liquidato un po’ troppo velocemente. Forse la Jenoff ha adottato quest’escamotage per mostrarci l’urgenza che la situazione richiedeva?
D’altronde l’accelerazione del ritmo, che va a coadiuvare in certi punti del romanzo il timbro riflessivo-descrittivo che lo caratterizza, ci permette di catturare appieno il clima di ansia e terrore che la presenza dei nazisti scatena nella città.
“Vivere a Cracovia sotto l’occupazione nazista mi faceva sentire come un uccellino in gabbia, con lo spazio minimo per aprire le ali e volare un po’, ma pur sempre consapevole di essere in trappola”.
Camminare fianco a fianco alla paura, fa emergere il coraggio nascosto nelle due ragazze, che si trovano ad affrontare situazioni che mai avrebbero creduto di vivere. Non sapendo se verrà riservato loro un domani, si accontentano dei sentimenti, delle emozioni del momento, che neanche l’odio della matrigna riesce a togliere a Ella, che neanche il buio delle fogne riesce a strappare a Sadie.
Chissà se la loro amicizia è destinata a durare per sempre o si spegnerà consumata dalla ferocia di quell’orribile guerra. Un finale a sorpresa vi attende cari lettori.
Ultimamente sto notando che libri sulla Shoah spuntano come funghi nelle librerie. Potrei elencare almeno una ventina di titoli pubblicati nell’ultimo anno che hanno come tema il genocidio e i diversi aspetti che gli ruotano intorno. Forse ci si è resi conto dell’importanza di far conoscere ai più l’enormità di una tragedia come questa? O forse rientra tra le “mode” del momento affrontare questo tema? Io spero non sia così, ma non ci metterei la mano sul fuoco. Voi cosa ne pensate?
Sahira

Sono emozione e di essa mi nutro
trovando scialbo ciò che non colora,
Sono emozione che con la penna divora
il bianco candido di un libro vissuto…

