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Review Party: “Il giornalino di Gian Burrasca” di Vamba, Maratta Edizioni

Il giornalino di Gian Burrasca Book Cover Il giornalino di Gian Burrasca
Vamba
libri per bambini e ragazzi, classici
Maratta Edizioni
5 novembre 2020
cartaceo, ebook
317

Giannino Stoppani, detto Gian Burrasca per la sua propensione a combinare guai, è lo scalmanato figlio un notabilato fiorentino di inizio Novecento.

Il giorno del suo nono compleanno, riceve dalla madre un quaderno che utilizza come diario, per raccontare le sue avventure e sfogarsi quando è in punizione – quasi sempre. Già, perché, nei suoi continui tentativi di aiutare gli altri, finisce sempre per fare pasticci, tanto che il padre lo fa rinchiudere in collegio.

Ma anche in collegio Giannino ne combina di tutti i colori, nel generoso tentativo di aiutare i compagni in difficoltà. Tra denti cavati a ignari vecchietti, sedute spiritiche, segreti svelati, fughe e perfino un intrigo politico, Giannino vive un’infinità di esilaranti avventure.

E non illudetevi, alla fine del diario sappiamo che Giannino ne vivrà molte altre…

 

 

“Ecco, i miei genitori e le mie sorelle saranno contenti ora di non avermi più tra i piedi! Ora non diranno più che son la rovina della casa! Non mi chiameranno più Gian Burrasca di soprannome, che mi fa tanta rabbia!”

 

Un discolo, oseremo dire! Ma basta leggere il soprannome di questo bambino di 9 anni, per capire che appellarlo “discolo” è un po’ riduttivo. Gian Burrasca ha fatto parte della nostra infanzia, della nostra giovinezza e, spero, della nostra fase adulta e matura. Solo rileggendolo, infatti, si colgono sfumature che, magari, da ragazzi, non siamo portati a cogliere, essendo presi soprattutto dalle sane risate che le sue marachelle e le sue (dis)avventure provocano.

E, questa volta, ho (ri)letto la storia di Giannino nella sua nuova edizione, con le illustrazioni di Aurora Stella, che saranno un ottimo corredo a quanto diremo (o meglio su quanto rifletteremo) in occasione di questa recensione.

Giannino, detto Gian Burrasca, è un normale bambino di nove anni, con una normale famiglia, dei normali amici, che vive in un altrettanto mondo normale. O forse no? Ciò che per noi è normalità, può apparire tale anche agli occhi di un bambino un po’ schietto, un po’ sincero, un po’ genuino? Come si approccia la verità sana insita negli occhi di un bambino con un mondo che di vero ha poco?

Ed ecco che nascono le storie di Gian Burrasca; storie che ci permettono di cogliere aspetti del reale che, nella quotidianità, ci sfuggono perché presi da tanto altro.

Cosa dire sulla storia di questo classico della letteratura per ragazzi? Sarei scontata, ripetitiva, noiosa. Il diario di Gian Burrasca va solo letto! Mi soffermerei, piuttosto, sulla profondità del messaggio di questo libro che, ne ho avuto conferma rileggendolo, viene colta solo rileggendo il libro in età matura.

 

Il Maralli mi lasciò lì come inebetito; mia sorella mi disse: – Disgraziato! – e se ne andò anche lei.

Ah sì, disgraziato: disgraziato io e più disgraziati tutti quelli che hanno a che far con me…
Sono già le otto, caro giornalino: il Maralli mi aspetta nello studio per ricondurmi a mio padre che mi metterà subito in collegio! Si può essere più disgraziati di me!

Eppure non mi riesce di piangere… Anzi! Con tutta la tremenda prospettiva del mio triste avvenire, non so levarmi dalla mente l’immagine di quel dente con quelle due barbe che ho pescato ieri nella bocca spalancata del signor Venanzio e ogni tanto mi scappa da ridere…

Le vicende comiche, divertenti, ai confini dell’assurdo, infatti, suscitano risi e lacrime da divertimento. Non a caso, quanti genitori hanno pensato e tuttora pensano che leggere le storie di Gian Burrasca ai propri figli o nipoti sia un modo divertente e giocoso di avvicinare i bambini alla lettura? Nulla quaestio… anche io lo farei!

Eppure il mondo che Gian Burrasca descrive indirettamente è un mondo di ipocrisia, di vizi, di rapporti di padronato che spesso facciamo finta di non vedere o di cui siamo noi stessi attori o vittime. Un libro scritto nel Novecento, ma che è attuale ancora oggi!

Il linguaggio è semplice, ma colto, in linea con lo stile di quegli anni; questo mi fa pensare che, forse, un bambino da solo non riuscirebbe a leggerlo da solo e capirlo. Ma la bellezza di questo classico è anche questa: va letto prima insieme con i più piccoli, poi riletto da soli per comprendere, e magari poi riletto ancora una volta con i “piccoli” cresciuti e pronti a fare i conti con il mondo reale.

Ma soffermiamoci anche sulla novità di questa edizione de Il giornalino di Gian Burrasca: le illustrazioni di Aurora Stella. Sono fresche, dinamiche; rispecchiano l’ironia e il sarcasmo insiti nei racconti di Giovannino; conferiscono colore e movimento al diario; fotografano eventi o personaggi presentandoli al lettore così come sono nel racconto, rendendo la lettura ancora più piacevole, scorrevole, chiara… e divertente!

Consiglio la lettura di questo classico nella nuova veste firmata Maratta Edizioni? Si! A parte per il contenuto, che riprende l’ultima rivisitazione fatta dallo stesso Vamba nel 1953, proprio per le illustrazioni che esprimono quel giusto connubio tra la bellezza della letteratura classica del passato e il gusto artistico della modernità. Estetica moderna e contenuto classicheggiante: cosa volere di più dalle nuove edizioni dei nostri amati classici?

Leggere mi stimola e mi riempie. L'ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell'impatto che ha su di me tutto questo magico universo.

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