I tre volti di Ecate Book Cover I tre volti di Ecate
Claudia Brigida Speggiorin
Narrativa
Golem Edizioni
24 settembre 2020
Cartaceo
144

1920. Al meretricio La Mariposa risiede una ragazza con il volto solcato da una cicatrice a forma di luna calante. Quello sfregio, unico marchio visibile di un abuso che tutti vogliono resti segreto, viene custodito dalla ragazza assieme al proprio vero nome, Adele, e all’amore per Filippo, un militare richiamato alle armi da Parigi e conosciuto durante una licenza. I clienti del meretricio la conoscono come Violetta, e tale resta fino a quando La Mariposa viene sconvolta per sempre da un omicidiosuicidio che rivela l’invidia e l’odio strisciante tra le pensionanti.

Con l’aiuto del marchese Chiostri, un frequentatore del meretricio che la crede la reincarnazione di una profetessa di Ecate, Adele si lascia alle spalle l’Italia e diviene Antea, profetessa circense che, assieme alla trapezista Barbarelle, dà vita a un duo artistico che fa sognare Parigi. La precaria salute del padre la richiama però nell’Italia fascista, dove ha la possibilità di sistemare i conti con il passato. Tornata a Parigi, comincia a finanziare la propaganda antifascista e cerca di tornare alla vita del circo, ma il destino ha in serbo per lei un’altra svolta…

“Un marchio, come una falce di luna calante. Come una lettera, ma non scarlatta. Plumbea. Grigio fango. Color colpa per essere stata abusata. Color dodici anni rubati.”

 

I tre volti di Ecate è un romanzo che parla di violenza, di ingiustizia, di cattiveria, ma anche di amore, voglia di vivere, coraggio.  Siamo nel 1920, in un piccolo paese dell’Italia post guerra, dove la povertà viene indossata dalle persone e inglobata da edifici e vie, testimoni, ognuno a proprio modo, del delirio di onnipotenza dell’uomo. In un bordello decadente una ragazza ascolta la voce di un vecchio grammofono. Le note di ‘A vucchella si spandono nell’aria, le parole del grande D’Annunzio, frutto di una scommessa vinta, risuonano tra quelle quattro mura fatiscenti regalando loro un attimo di spensieratezza.

Adele (la protagonista del romanzo) le ascolta e lascia che la sua mente si faccia cullare da quella melodia, che sogni e corra incontro a quell’amore lontano del quale non ha notizie da un po’.

 

“Non capiva le parole, ma le bastava la musica per oltrepassare i confini geografici e inventare un luogo più bello da chiamare casa.”

Lei non ha mai avuto una vita facile. Sin da piccola ha dovuto subire l’onta della vergogna, da quando il panettiere per cui lavorava ha abusato di lei. Aveva solo 12 anni Adele, doveva essere difesa, aiutata, consolata. E invece? Invece per la violenza subita venne attaccata, punita dal suo stesso genitore, marchiata a vita.

Come se questo non bastasse a 16 anni altre mani vigliacche la rendono schiava dei propri piaceri e altri occhi cechi la incolpano per questo. Ma nonostante tutto lei non odia gli uomini: ha voglia di un rapporto pulito, di amare e essere amata. E con Filippo, un soldato francese conosciuto per caso, il miracolo accade e lei scopre la bellezza di sentire un cuore che batte all’unisono con il suo. Ma non aveva fatto i conti con suo padre; l’uomo avendola vista amoreggiare col bel soldato, prima la riempie di botte, poi la caccia di casa, esattamente nello stesso giorno in cui  Filippo parte per il fronte dell’Isonzo.

Che  luce e buio siano facce di una stessa medaglia non c’è da stupirsi, e Adele trova protezione e affetto proprio in quel bordello, la Mariposa, dove l’abbiamo vista sognare. Certo questa non è la sistemazione migliore, ma le garantisce  sicurezza, un tetto sopra la testa e cibo a volontà.

…era un piccolo bordello di periferia, spalmato in verticale sull’ala laterale di un logoro palazzo che puzzava di piscio e povertà. Più che malfamato, pativa l’onta di sorgere in un quartiere miserabile e le persone che lo frequentavano sembravano macerie di guerra. Avevano lo sguardo impolverato di chi era scampato alla morte e fischi di bombarde  conficcati nelle orecchie

Nella Mariposa Adele è conosciuta come Violetta ed è alle dipendenze di Rosette, una chanteuse ormai datata diventata tenutaria di quella casa di tolleranza dove Adele ha trovato rifugio.

Viola perché era fugace come un pensiero, fresca come un fiore, formosa come lo strumento musicale e malinconica come una pennellata di rosso e di blu fuse insieme. Tutti però la chiamavano Violetta, poiché era la più giovane.

La situazione della giovane cambia quando il  marchese Chiostri, un nobile facoltoso e un po’ eccentrico,  decide di fare di lei una profetessa consacrata ad Ecate. La prende sotto la sua protezione insegnandole l’arte divinatoria grazie alla quale troverà lavoro in un circo quando, seguendo gli unici indizi che ha, si reca in Francia per ritrovare il suo amato. Dopo aver scoperto che il suo amore ha preso moglie, delusa e addolorata, decide di sposarsi col primo buon partito che le capita sotto tiro.

 

 

Era un giorno grigio e piovoso che, privo di sole e di calore, si presentava al mondo con fredda cortesia.  Adele era infelice, dello stesso umore del cielo. Aveva deciso di sposarsi per tappare il buco da cui i diavoli dell’abbandono ululavano. Li sentiva soprattutto di notte, erano spaventosi latrati di cani randagi pronti ad assalirla se si fosse mossa dal letto

Ormai diventata marchesa torna nel suo paese natale in occasione della morte di suo padre, ed è proprio lì che scoprirà verità mai rivelate..

 

Vorrei tanto conoscere l’autrice di questo libro per farle di persona i complimenti. È stato un piacere leggere ogni pagina. La scrittura varia, colorata, per niente monotona regala sensazioni e emozioni continue. La trama è interessante, intercalata da fatti storici che ci permettono di inserire il tutto in un preciso contesto e farci vedere anche il volto senza voce della guerra.

La piccola Adele, con la sua voglia di andare avanti e con la purezza che conserva nell’anima nonostante tutto le si ritorca contro, mi ha spiazzata. Lei non perde la voglia di vivere, di ridere, di amare, di sperare. Sembra voglia  ricordarci che nulla è perduto finché si respira. In certi passaggi avrei avuto voglia di prendere in braccio quella bambina, di accarezzarla e dirle che tutto si sarebbe aggiustato. Ma, riga dopo riga, è stata lei a asciugare le mie lacrime, ad insegnarmi a non conservare la rabbia dentro, a farmi capire che prima o poi i nodi tornano al pettine, bisogna solo aspettare.

Non posso che dare cinque stelle a “I tre volti di Ecate” e dire grazie a Claudia Brigida Speggiorin  per le splendide pagine che ci ha regalato.

Sahira

Scritto da:

Sahira

Sono emozione e di essa mi nutro

trovando scialbo ciò che non colora,

Sono emozione che con la penna divora

il bianco candido di un libro vissuto…