Zia Agata
Saga familiare
Morellini editore
24 marzo 2023
Cartaceo, ebook
280
In una di quelle giornate che anticipano l'estate, squarciando il cielo con rombi di tuono, un corteo di ombrelli squassati da raffiche di vento serpeggia lungo il viale del Cimitero Maggiore di Milano.
Margherita, Victoria, Agata e Annalisa, devastate dal lutto, piangono il giovane Edmond. Un destino comune e segreti inconfessabili legano le quattro donne in modo indissolubile, stravolgendo la vita delle rispettive famiglie in un'alternanza di eventi che turbinano a ritroso nel tempo tra Milano, Parigi e New York. scavando e scagliando nel profondo dei ricordi, emergeranno stati d'animo legati a maternità taciute, combattute e vissute in epoche diverse, a partire dalle manifestazioni del '68.
Il ritrovamento di vecchie lettere rivelerà un segreto che potrebbe distruggere la famiglia. Quanto può aiutare una lettera a riconciliarsi con la vita?
“Qualcuno ha detto che per compiere il ciclo di una vita felice, bisogna aver scritto un libro, costruito una casa e piantato un albero” – da “Zia Agata” di Antonella Cavallo, pubblicato con Morellini Editore.
Un uomo, nel fiore degli anni, muore in un tragico incidente. Egli è l’anello di congiunzione tra le donne che lo hanno amato di più: Margherita, Victoria, Agata e Annalisa. Unite nel lutto, ripercorrono la loro vita passata, rivivendone rabbia, emozioni, ma soprattutto il dolore delle cose non dette. Tra loro incombe l’ombra di uno sconvolgente segreto.
“Siamo brave persone. Questa è la nostra traccia”
Edmond aveva tutta la vita davanti a sé quando è morto all’improvviso in un incidente, durante una gara di rally con la sua moto. Era giovane, bello e aveva una promettente carriera negli Stati Uniti, dove si era recentemente trasferito, in attesa di essere raggiunto dalla moglie Annalisa, incinta del loro primo figlio. Laureato in ingegneria meccanica e grande appassionato di motori, Edmond era un giovane intelligente, affascinante e amatissimo. Le donne della sua famiglia sembravano pendere dalle sue labbra: la nonna Margherita, la madre Victoria, la moglie Annalisa, ma soprattutto l’adorata Zia Agata.
Annalisa è una donna ferita dall’abbandono dei genitori. Da quello involontario del padre, commercialista che si è legato a membri della criminalità organizzata, finendo in carcere. E da quello volontario della madre che l’ha lasciata alle cure di una coppia di genitori affidatari per provare a riprendere la carriera di étoile, interrotta dopo l’arrivo della figlia da lei considerata come un ostacolo. Alma e Teo si sono dimostrati amorevoli come fossero i veri genitori di Annalisa, eppure lei non riesce a perdonarli per averla tenuta all’oscuro di alcuni fatti che la riguardano. È cresciuta ribelle e di difficile gestione a causa delle continue provocazioni e della cattiva gestione della rabbia dopo l’abbandono. Quando incontra Edmond, sente per la prima volta di appartenere a qualcuno e non chiede di meglio che formare una famiglia con colui che ama profondamente.
“Così era iniziata la loro storia d’amore, con un braccio rotto, uno schiaffo in faccia e tre coni gelato di dimensioni consolatorie” – Zia Agata
Agata e Victoria sono sorelle, figlie dello stesso padre, ma di madri diverse. Quella di Victoria è morta in giovanissima età a causa della sua dipendenza dalla droga, cosa che ha profondamente segnato la figlia. Victoria è cresciuta insicura, timida e diffidente, nonostante la matrigna Margherita fosse amorevole e affettuosa.
Agata è la sorella minore per la quale Victoria non ha mai provato la minima gelosia. Ha adorato da subito la sorellina e il loro rapporto è sempre stato molto confidenziale. Agata è dolce, vivace e generosa. Una volta cresciuta, si dimostra di larghe vedute. È sempre pronta a viziare il nipotino Edmond, che con lei ha un rapporto speciale, esasperando la sorella nonché madre del giovane. Dopo la sua nascita, il legame tra le due diventa conflittuale. Le loro liti si fanno frequenti, esasperano i rispettivi coniugi e la povera Margherita, ormai anziana.
Margherita è stata una giovane libera pronta a sfidare il mondo in nome dei propri ideali. Apparteneva ad un’ottima famiglia milanese, era una studentessa infatuata del proprio insegnante: un francese affascinante e un po’ sopra le righe. Un frequentatore di centri sociali e comuni, vedovo con una bambina in Francia e di diversi anni maggiore di Margherita. La giovane, nonostante la sua apparente spregiudicatezza, si getta a capofitto di questa relazione con passione e tanta incertezza poiché teme di non esser all’altezza del suo ruolo di matrigna. Pur essendo inesperta, dimostrerà dolcezza e grande maturità nel gestire la sua nuova famiglia.
“Ci sono passi che conducono a sentieri impervi, decisioni che determinano cambi drastici di vita e come hai detto bene tu: ci sono volte in cui un minuto cambia la vita” – Zia Agata
Si potrebbe definire questo romanzo come una saga familiare al femminile. Prende in esame la vita di quattro donne, partendo dall’origine del loro legame: Edmond. Annalisa ne è la moglie e, legandosi a lui, diventa la nuora di Victoria e la nipote acquisita di Margherita e di Agata. Esse, a loro volta, sono rispettivamente, matrigna e sorella di Victoria. Un bell’intreccio e l’autrice ci aiuta a destreggiarci tra le parentele attraverso un elenco di personaggi prima del prologo.
Il linguaggio narrativo è semplice e la lettura molto fluida, quindi il ritmo è piuttosto rapido. L’autrice ci conduce dentro le vite delle protagoniste, alternando i capitoli a loro dedicati con relativi salti temporali poiché appartengono a generazioni diverse. Il periodo di ambientazione parte dal 1967 al 2019, perlopiù a Milano, con qualche breve periodo a Parigi o New York.
I personaggi sono ben caratterizzati, così come il contesto storico culturale di ogni generazione. Prevalgono quelli femminili poiché hanno un mondo interiore più complesso e pieno di rotture. È una storia di grandi ferite. È presente anche un’aura di suspense dovuta ai segreti appartenenti a più di un personaggio, che generano curiosità e aspettativa nel lettore.
Le tematiche sono diverse e interessanti. La prima è costituita dal potere salvifico della scrittura come cura dell’anima. Le protagoniste scrivono lettere per elaborare il dolore e metabolizzare le proprie mancanze. Chi scrive a colui che non c’è più, chi lo fa per confidarsi con un’amica fidata, chi vuole comunicare dal carcere con la propria figlia lontana.
Si affronta il tema della genitorialità, quella biologica e quella del cuore, esistono tanti modi per essere madre: per scelta, per amore o per dovere. La solidarietà femminile nel momento in cui si decide di abbattere ogni barriera.
“Nella mia vita ho commesso tanti errori che vorrei poter cancellare, ma il mio foglio risulterebbe impresentabile“
“Zia Agata” è una lettura molto scorrevole, piacevole e commovente, seppur priva di retorica (cosa apprezzabile). Ho letto che l’autrice è facilitatrice di scrittura terapeutica e coordinatrice di laboratori sia presso le scuole che presso le carceri. Sono convinta che scrivere porti moltissimi benefici e aiuti a conoscerci meglio, oltre che ad accettarci. Scrivendo a se stessi o a chi non c’è più, permettiamo a quei sentimenti inespressi per vari motivi (per senso di colpa o per ritrosia) di emergere. Mettendoli nero su bianco, ne ammettiamo l’esistenza e possiamo iniziare un processo di elaborazione e superamento successivo.
Un concetto importante più volte espresso in questo romanzo. Io amo scrivere lettere, ho amicizie epistolari che risalgono all’adolescenza. Credo di aver fatto le mie più sincere confessioni siano quelle passate attraverso la mia penna. Una delle ragioni che mi ha portata ad apprezzare ancor più questa storia.
Credete nei benefici della scrittura?
