Narrativa,  Recensioni

Recensione: “Vivi di sogni” di Cinzia Perrone, Self-publishing

Vivi di sogni Book Cover Vivi di sogni
Cinzia Perrone
narrativa
Self-publishing
16 giugno 2020
cartaceo, ebook
180

Costruire, anziché demolire, questo potrebbe essere il motto di VIVI DI SOGNI.

La storia inizia con Luca dodicenne, orfano di madre, che vive solo con un padre affettuoso ma occupatissimo per il suo tipo di lavoro; proprio per questo motivo, il padre Eduardo decide, quando Luca ha quattro anni, di trasferirsi vicino al cognato nonché suo buon amico, in modo che oltre lui, il figlio possa crescere con altre persone familiari vicine. Infatti il cugino, Pietro, coetaneo di Luca, nonostante la diversità del carattere, diverrà il migliore amico del piccolo protagonista, che lo anteporrà talvolta ai suoi desideri per non incrinare il loro rapporto...

“Una ragione, una passione, un sogno … tutto il resto è solo il contorno al nostro ingrediente principale; buon appetito, prendete sempre a morsi la vita, assaporandone ogni sapore perché ogni cosa avrà la sua importanza e il suo significato.”

 

Vivi di sogni è la storia di Luca. Una storia che inizia quando questi è un ragazzino di dodici anni che vive assieme al padre Edoardo, il cui lavoro di cuoco impone turni serrati lasciando poco tempo da dedicare al piccolo nucleo famigliare. Nonostante le difficoltà, Edoardo adora il figlioletto tanto da annullare le proprie esigenze di adulto e mettere Luca sempre al primo posto in tutte le scelte che deve fare, sebbene la nascita del figlio, per un avverso destino, coincida con la perdita di Laura, l’adorata moglie, morta a seguito delle complicanze del parto.

Luca, d’altro canto, è un ragazzino molto sensibile, precocemente intelligente che vive la sua situazione in modo molto lineare e coraggioso. Non solo è orfano di madre – il padre per proteggerlo ha sempre tenuta nascosta l’amara verità – ma allo stesso tempo è anche orfano di legami famigliari, se non fosse per il rapporto amicale e fraterno con il cugino Pietro, suo coetaneo, e il padre di questi Alessandro, fratello di Laura, un uomo tutto d’un pezzo, molto impegnato e ligio ai doveri, e legato ad Edoardo che aiuta incondizionatamente in ogni occasione.

Luca, infatti, soffre molto per la mancanza d’affetto da parte dei nonni materni, gli unici che ha, poiché quelli paterni sono morti in un incidente d’auto quando ancora i suoi non erano sposati, nonni che lo tengono a distanza, comportandosi in modo freddo e distaccato, quasi maltrattandolo.

Il novero dei suoi affetti è completato da Teresa, la vicina che aiuta padre e figlio, quando per esigenze di lavoro Edoardo non è in casa. Teresa è una donna che ha vissuto un dramma famigliare che l’ha segnata profondamente (il marito, dopo aver tentato di uccidere il figlio, si è suicidato) e che segnerà anche il prosieguo della sua vita e quella dei suoi vicini, quando accoglierà a casa il figlio Fabrizio, dopo i lunghi anni di terapie psichiatriche necessarie a superare la depressione e i problemi comportamentali conseguenti al dramma vissuto.

Da questo quadro prendono, dunque, avvio le vicende dei protagonisti: una sorta di storia di formazione dove si contrappongono la crescita di Luca e la crescente capacità genitoriale di Edoardo, che saprà alla fine bilanciare le sue esigenze, sia di cuore che di lavoro, con il suo ruolo di padre.

Si potrebbe dire che Vivi di sogni è una storia d’amore e di attaccamento alla vita, come lo dimostrano il rapporto tra padre e figlio e quello tra Luca e Pietro, ma dove sono presenti anche sentimenti negativi come l’odio, quello provato dai genitori di Laura nei confronti sia di Edoardo che del nipote a cui attribuiscono la prematura scomparsa della adorata figlia. Un odio che, però, può essere superato e trasformato in amore e gratitudine, quando grazie alla determinazione e alle capacità empatiche di Luca si troverà una soluzione.

Il romanzo è anche la storia di due adolescenti negli anni del passaggio verso l’età adulta: due ragazzi dai caratteri diametralmente opposti, uno studioso e diligente (Luca) e uno più pacione, appassionato e ottimo giocatore di calcio (Pietro), entrambi accomunati da un grande sentimento di reciproco bisogno e di affetto e uniti da un forte legame che li aiuterà a vedere i propri sogni realizzarsi a mano a mano che crescono.

In un ampio arco temporale, in Vivi di sogni assistiamo a molte vicende che si intersecano e creano la struttura di questa crescita interiore da parte dei protagonisti, dove le difficoltà vengono appianate dalla volontà e dall’intelligenza emotiva, in particolare di Luca. Quanto, però, ho trovato carente in una storia dalle grandi potenzialità, dove per buona parte del romanzo ci si interessa di adolescenti, è il tipo di scrittura che, molto spesso, non è fluida e cristallina. I personaggi vengono caratterizzati più dalla voce narrante che insiste sulle caratteristiche delle loro individualità, anziché lasciare a loro stessi il compito di mostrarsi attraverso le loro azioni e i loro pensieri, in altre parole, non viene data la possibilità alla storia di raccontarsi. In alcuni momenti ho trovato infatti che Luca, Pietro e tutti gli altri personaggi appaiono più come figure bidimensionali che caratteri a tutto tondo e che la narrazione, mancando di profondità, non gli renda giustizia.

Rimane, comunque, molto chiaro e condivisibile il messaggio che percorre tutto il racconto, ovvero che bisogna affrontare la propria esistenza coltivando nel proprio intimo i sogni, i desideri, o più prosaicamente i propri obiettivi, senza i quali la vita non avrebbe scopo.

Personalmente, però, mi chiedo se il fatto di veder realizzati i propri sogni, come accade ai personaggi principali del romanzo, sia sinonimo di felicità, o, se invece, la felicità non sia da ricercare invece nel sogno stesso e nel percorso che si compie per arrivare al traguardo. E voi che ne pensate?

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