Vita di Enrico Ibsen
Formiche
Critica letteraria
Bibliotheka Edizioni
26 settembre 2025
ebook, cartaceo
96
Apparso per la prima volta a puntate sul periodico Film tra il maggio e il luglio 1943 e pubblicato in volume solo nel 1979, questo breve testo non è, a dispetto del titolo, una biografia del drammaturgo e poeta norvegese Ibsen, ma una brillante e lucida sequenza di divagazioni imprevedibili sulla donna e il femminismo.
L’azione viene paragonata al traforo del Sempione: da un versante le femministe e dall'altro i femministi, alla testa dei quali è giusto porre Ibsen, si incontreranno non nel cuore e nella profondità della montagna ma nei centri nevralgici della società.
“A fine di progredire, la donna deve vincere la donna. Vogliamo dare a questo aforismo il suo necessario compimento?”
All’inizio della lettura di “Vita di Enrico Ibsen” di Alberto Savinio, edito da Bibliotheka Edizioni, si è un po’ disorientati: non aspettatevi la classica biografia. Comparso per la prima volta a puntate sul periodico Film nel 1943, questo testo è una ‘moderna’ dissertazione del femminismo. In mezzo a divagazioni, momenti di ironia e riflessioni filosofiche, c’è Henrik Ibsen, il famoso drammaturgo norvegese che ci ha regalato opere come Casa di bambola (1879), Spettri (1881), Hedda Gabler (1890).
Cosa aspettarci da Vita di Enrico Ibsen di Alberto Savinio?
Un testo scritto da un artista che riguarda un altro artista, non può non essere interessante. Alberto Savinio rende vivo un drammaturgo che pochi ricordano e lo strappa dall’oblio del passato per trascinarlo in un presente che risulta moderno, attuale. Ad un certo punto leggiamo: “Non posso garantire la verità storica di questo libro, ma che importa la verità storica?”. Infatti, personaggi come Giovanna D’Arco, non vengono descritti a livello storico, ma psicologico, personale, umano: la donna è forza, è rivelazione. Nella prefazione di Gioconda Carrabs, è racchiuso il pensiero di Alberto Savinio, infatti scrive:
“La definizione di femminismo che Savinio assume è chiaramente, per ragioni storiche, quella dell’emancipazionismo, in quanto tendenza a far riconoscere alle donne i diritti civili e politici posseduti dagli uomini e ammetterle a tutti gli uffici riservati ad essi”.(pag.8)
Lo stile
Alberto Savinio in “Vita di Enrico Ibsen” tratta la tematica della solitudine in maniera intelligente: usa Ibsen per parlare dell’artista e della sua condizione, e lo fa con ironia ma anche con profondità, tanto che a un certo punto mi sono chiesta se non scrivesse a se stesso. Attraverso il teatro di Ibsen – la spiegazione di Nora di Casa di bambola è arguta – Alberto Savinio ci mostra come i drammi (l’opera suscitò offesa e scalpore), rendono l’essere umano pieno di conflitti interiori.
La narrazione mescola realtà, fantasia e analisi con bellissime illustrazioni in bianco e nero dell’autore, che rendono questo libricino un vero tesoro letterario, discussioni o elogi a parte.
L’autore
Alberto Savinio è uno pseudonimo. L’autore, nato ad Atene nel 1891 e morto a Roma nel 1952, altro non è che il fratello del pittore Giorgio de Chirico. Fu tra i fondatori della Compagnia del Teatro d’Arte diretta da Luigi Pirandello. Collaborò con Longanesi e Bompiani.
Fu costretto a nascondersi perché antifascista. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, collaborò con il Corriere della Sera, vincendo nel 1949, il Premio Saint- Vincent per il giornalismo.

Giovanna Iammucci nasce a Torino ma si trasferisce fin da piccola a Olevano S/T, in provincia di Salerno. La passione per la scrittura la porta a pubblicare diversi romanzi, e a collaborare con diverse case editrici. Inoltre ha conseguito due attestati come correttore di bozze e spesso scrive articoli su commissione, facendo anche il ghostwriter. Gattara, pagana e amante dell’arte, spesso si diletta con il teatro amatoriale.