Via da qui
Romanzo per ragazzi
Emons editore
10 aprile 2026
cartaceo e-book
192
Kaija si trasferisce con la famiglia da una grande città al paese sperduto dove sono cresciute la madre Ruth e la zia Josepha. I suoi amici sono lontanissimi e non rispondono più ai messaggi. Nella nuova scuola si sente invisibile, ignorata da tutti, ma questa solitudine diventa anche l’occasione per scoprire molte cose di sé stessa e chi sono i veri amici. Il ritorno non è facile nemmeno per Ruth e Josepha. Entrambe, in tempi diversi e per motivi diversi, erano fuggite da lì, spinte dal desiderio di un’altra vita. Per fortuna, però, ci sono Emily, un sacco di gatti, e la prospettiva di un nuovo inizio.
“E piano piano la gente smette anche di chiedere notizie di chi se n’è andato” da “Via da qui” di Tamara Bach
“Via da qui” di Tamara Bach (Emons) è un romanzo dolce e intenso per ragazzi dai 12 anni. Kaija è una ragazzina che lascia la propria città per trasferirsi con i suoi cari nella casa di famiglia, quella dove i nonni hanno cresciuto sua madre Ruth. E’ anche il posto dal quale tanto Ruth come sua zia Josepha se ne erano andate molti anni prima lasciando tutto. Per Kaija l’inserimento nella nuova realtà è difficile, i vecchi amici non le scrivono più e non riesce a farsene dei nuovi. Il papà è preoccupato per questo suo volersi isolare e la mamma è a disagio. Le sue vecchie conoscenze l’hanno riconosciuta, alcune di esse si sono mostrate incredule altre invece assai fredde. Se la zia prova indifferenza, Ruth
vorrebbe scomparire. Ma cosa successe tanti anni fa?
“Provava vergogna? No. Solo rabbia che non si poteva afferrare, stringere, accartocciare”
Amo moltissimo i romanzi di questa collana (Emons!raga) perché narrano storie che invitano i giovanissimi alla riflessione su temi importanti. Lo fanno con semplicità e delicatezza attraverso le vicende di protagonisti loro coetanei.
Qual è il posto che chiamiamo casa? E’ sufficiente risiedere in un luogo per definirlo tale? Quando smettiamo di sentirci a casa?
È quello che accade ad un certo punto della vita a Ruth e Josepha, rispettivamente nipote e zia. Inizialmente ci vengono presentate come due donne mature, Ruth è ancora giovane mentre Josepha è ormai anziana. La prima è un’insegnante e una madre di famiglia, ha sposato un simpatico coetaneo di nome Tom e hanno avuto Kaija, una timida adolescente. L’altra è una vecchietta scorbutica che non si è mai sposata e che vive con loro da sempre, almeno è ciò che Kaija ricorda.
Ruth è molto riservata, non desidera parlare del suo passato, a volte si mostra brusca pur di evitare l’argomento. Un tempo è stata una giovane con un grande spirito d’avventura che sognava di girare il mondo, in parte l’ha fatto. Josepha è eccentrica, sin troppo schietta al punto da apparire scortese, è sempre stata una ribelle e ha sempre detestato finzione e ipocrisia. Kaija è una ragazzina che ha difficoltà a fare nuove amicizie a causa del suo carattere fortemente insicuro e chiuso. Ogni volta che qualcuno le si avvicina con fare cortese, teme sempre abbia come secondo fine la beffa. Il fatto che i vecchi amici l’abbiano esclusa dalla loro chat la fa sentire emarginata, indegna e demotivata. Suo padre Tom invece è colui che dà equilibrio alla famiglia con la sua diplomazia e il suo ottimismo. A differenza delle donne di casa, ha sempre il sorriso sulle labbra ed è pronto per iniziare una nuova vita lì con entusiasmo.
“Mi devo riabituare anche io. È tutto nuovo. Tutto vecchio e nuovo.”
Lo stile dell’autrice è sobrio e fluido, la lettura molto scorrevole, poiché si rivolge principalmente a giovanissimi, questo è un punto a favore. E non è certo il solo. La struttura, una sorta di romanzo corale, rende la trama dinamica poiché le protagoniste si passano la parola e si raccontano. Le più mature rievocano la loro giovane età rivelando lentamente il mistero sulla loro partenza di tanti anni prima provocando stupore nella gente. Ci troviamo in una piccola realtà di un paese qualsiasi della Germania dove tutti si conoscono, le case hanno un giardino privato e sono circondate dal verde della campagna. Essendoci un piccolo mistero, non manca la suspense.
Attraverso i racconti, narrati in terza persona, non si possono evitare i confronti tra l’adolescenza di tanti anni e fa e quella odierna. Per comunicare da lontano ci si scriveva, questo insegnava la pazienza e l’attesa poiché era un mezzo di comunicazione non immediato. C’era l’emozione di aprire una lettera, tenere tra le mani un qualcosa di concreto realizzato per noi. Nulla a che vedere con whattsApp, ben poco romantico ma immediato e pratico. L’ansia dell’attesa diventa rabbia nel vedere “la spunta azzurra” e non ricevere risposta. Si crea un rapporto di dipendenza con il dispositivo ma è anche una sicurezza per un genitore che riesce a contattare il figlio fuori di casa.
“Nuova, pensa, tu non sei nuova, pensa, riferendosi alla scuola. Io sono nuova.”
Kaija appare più fragile e insicura rispetto a quello che era stata Ruth. Non ha mai avuto quell’entusiasmo e quella spensieratezza che aveva sua madre, è timorosa e ha paura ad aprirsi all’amicizia. Entrambe con la medesima irrequietezza di coloro che non si sentono al posto giusto. E prima di loro quegli stessi sentimenti li ha provati la zia Josepha.
La trama pone l’attenzione sul significato dell’amicizia, del coraggio di essere se stessi come strada per trovare la serenità e fare scelte coerenti. Sull’importanza della comunicazione poiché i silenzi sono sempre fonte d’equivoci.
E’ un libro che parla poiché è possibile scaricare la versione audio, cosa che reputo importante affinché anche coloro che hanno difficoltà di leggibilità, possano apprezzare una bella storia.
Cosa significa per voi “casa”?