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Recensione: “Ventiquattro rose” di Ferdinando Palladino, Self-publishing

Ventiquattro rose Book Cover Ventiquattro rose
Ferdinando Palladino
Narrativa
Self-publishing
30 aprile 2020
e-book e cartaceo
193

L’amore s’origina negli uomini in modi diversi fra loro. Tutte le sue forme sono il risultato di ciò che ogni uomo si porta dentro, ogni desiderio ed ogni mancanza plasmano il loro modo d’amare e lo rendono diverso, lo rendono speciale.

L’amore è un desiderio, un desiderio che come ogni altro nasce dalle mancanze che vivide sbocciano dentro di noi. Cosi sulla base di queste mancanze edifichiamo e costruiamo la nostra personalità e con essa il nostro modo di amare che, in qualche modo, identifica e dice di noi molte, forse troppe cose, che apparentemente celiamo anche a noi stessi.

Ventiquattro Rose cerca di esporre ventiquattro modi di amare e con essi le mancanze da cui si originano, ma cerca di farlo con un linguaggio che è quasi poetico, essenziale. Non si tratta di un saggio, ma non si tratta nemmeno di un romanzo, proverà ad essere qualcosa di nuovo ma, che richiama all’antico. Quindi i protagonisti del libro sono tutti i lettori e gli uomini della terra, tutti gli amanti del mondo, con le loro mancanze, e i desideri che li spingono a cercare, a donare, a prendere, a rinchiudersi in sé stessi, a tradire, a combattere.

“…con queste parole ho voluto rappresentare alcuni dei volti dell’amore… Il progetto di descrivere ogni forma d’amore mi sembrava a dir poco irrealizzabile… così ho deciso di rappresentare solo ventiquattro volti dell’amore, ognuno dei quali incarna una necessità umana, un bisogno che desidera essere saziato, un sentimento di privazione che vuol essere soddisfatto”

 

Questo libro, di poco più di 150 pagine, a metà strada tra poesia e prosa, cerca di farci conoscere i vari volti dell’amore, le diverse sfumature con le quali riesce a manifestarsi; sono tanti e diversi i modi in cui esso si appropria del nostro cuore, tanti e diversi come lo sono gli esseri umani tra loro, poiché pensano e reagiscono in maniera differente a seconda del proprio carattere o esperienza di vita.

Ferdinando Palladino ha cercato di riassumerli, di catalogarli, per darci una visione il più completa possibile di questo motore universale che intrappola mente e cuore di ognuno di noi.

Non esiste un uomo che sia sfuggito a questo sentimento: in un modo o nell’altro tutti cadiamo nella sua trappola perché amare è un bisogno intrinseco dell’essere umano. Anche la persona che più sembra distante dall’universo del sentire ci potrebbe stupire per quanto, invece, dentro di sé, possa nascondere emozioni che non per forza devono avere connotati positivi, come l’odio, l’egoismo, la gelosia, la vanità e tante altre. E da dove nascono tutte queste sensazioni se non da una visione di amore diversa da quella classica che siamo abituati a definire tale?

E l’amore invece, da cosa nasce?

Proprio nelle prime righe dell’introduzione l’autore cerca di dare una risposta a questa domanda

“Ci sono diversi modi d’amare, ognuno dei quali possiede i suoi pregi  e i suoi difetti, ognuno dei quali nasce da un bisogno, da una necessità o semplicemente da un desiderio oppure da una mancanza, da un disagio  o ancora da un sogno..”

Qualunque sia il motivo che ci avvicini a questo sentimento esso ci spinge verso gli altri, fa sì che con loro creiamo legami più  o meno forti a seconda del nostro modo di amare che si sviluppa insieme a noi. Come noi amiamo dipende da ciò che desideriamo, da quello che ci manca, dalle nostre paure, da tante altre cose che abbiamo sperimentato nella vita e che in un modo o nell’altro ci hanno lasciato un segno. Tutto questo è talmente evidente da portare l’autore a dire che:

“Possiam capire la storia di un uomo, dal modo in cui esso ama, possiam dedurre ciò che gli è mancato  e comprendere per grandi linee ciò che gli è accaduto.”

Visto che l’amore è il protagonista assoluto della nostra vita perché non paragonarlo alla regina dei fiori, a quello più bello che può col suo profumo inebriare l’animo più schivo, con la sua bellezza incantare gli occhi più esigenti, ma anche proteggere se stesso da tutto e tutti con le sue spine?

 

Per l’autore sono rose quelle che fioriscono nel giardino dell’amore, ventiquattro rose diverse, che ci descrive una ad una. Credo che venga spontaneo cercare di riconoscersi in una di queste, io personalmente mi sono parzialmente ritrovata in tre di loro. Forse proprio questo Ferdinando Palladino sperava accadesse presentandoci questa serra di fiori al di fuori della quale tutto sparisce lasciando solo che si venga inghiottiti dal buio e dal nulla.

Ogni rosa ha delle caratteristiche ben precise, a seconda del tipo di amore che vuole rappresentare. L’amore puro, quello innocente dei bambini, quello materno, quello che si prova verso gli amici. Ma anche l’egoismo, la possessione, il narcisismo il masochismo sono forme di amore. Di ognuna ci viene spiegato il perché e il cosa vuole ottenere.

 

Si può essere d’accordo o no con quello che si legge, ma sicuramente non si può affermare che non venga fatta un’analisi approfondita dell’uomo innanzitutto, perché senza l’uomo non si può sicuramente parlare d’amore in questi termini. Nonostante io riconosca l’abilità dello scrittore e il grande lavoro che sta dietro a un libro di questo genere non posso dire di essermi entusiasmata leggendolo, anzi, ammetto di aver fatto un po’ di fatica ad arrivare fino in fondo. Credo sia dovuta in parte al tipo di linguaggio utilizzato che non sempre è immediato da capire e che sicuramente non ammette distrazioni, in parte alla ripetitività degli argomenti che vengono ripresi più volte con l’intento di spiegarli meglio.

Il mio voto si aggirerebbe intorno alle due stelle e mezzo; l’ho arrotondato per eccesso perché comunque non è da tutti destreggiarsi con questo tipo di scrittura.

Sahira

Sono emozione e di essa mi nutro trovando scialbo ciò che non colora, Sono emozione che con la penna divora il bianco candido di un libro vissuto…

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