Uova di drago e vecchi stregoni Book Cover Uova di drago e vecchi stregoni
Michel Franzoso
Fantasy
Self-publishing
cartaceo, ebook
324

l male è tornato.
E c'è poco da ridere… Malachia l'Ombroso, lo stregone che ha inventato la magia, ha vinto la Morte e dopo quasi mille anni calpesta ancora le terre di Eudopia con un unico fine: il potere assoluto.
Ma un gruppo d'impavidi eroi ha scoperto i suoi piani ed è già in viaggio alla ricerca dell'unica arma in grado di sconfiggerlo.
Normale amministrazione, dunque, non fosse che gli eroi in questione sono appena scappati da un manicomio.
Un'avventura in bilico tra l'epico e il grottesco, in cui troverai di tutto: battaglie, sesso, intrighi, amicizia, sacrificio, violenza, politica, ideali, destino…
E draghi, naturalmente

“Ganimeo sostenne lo sguardo della creatura per alcuni momenti: nelle sue iridi lesse forze superiori allo scibile umano, energie ancestrali capaci di creare il tutto, e sentì uno squarcio di terrore e consapevolezza farsi largo nella sua mente malata: gli uomini non erano che polvere sui calzari dell’universo, e lui, polvere tra la polvere, era la più insignificante particella della realtà, la cui fine avrebbe lasciato imperturbati gli Equilibri dell’Esistenza.”

Nel regno di Eudopia vive Malachia l’Ombroso, al secolo Malacchio De’ Linacchi, uomo arrogante, alto un metro e mezzo con un occhio strabico, conosciuto per essere in assoluto il più potente e malvagio signore delle arti occulte. Egli è uno stregone assetato di potere e deciso a dominare il mondo, non mancando di circondarsi di allievi in una vera e propria scuola di magia.

Leggiamo di Malachia in Uova di drago e vecchi stregoni, quando questi a sessantanove anni è intento a combattere le armate dell’Imperatore alla Piana del Rimpianto e la vittoria sembra arridergli. Ma inaspettatamente una freccia colpisce le parti basse del drago che cavalca e lui disarcionato muore spiccicato a terra. Ma, non è propriamente spirato del tutto, perché Morte e il suo aiutante il Tristo Roditore non riescono a condurlo all’eterna dimora. Stupiti, capiscono infatti che lo spirito dello stregone è ancorato in un posto sicuro sulla terra.

Malachia cosi deve attendere novecentonovantanove anni, quando l’ultimo dei suoi discepoli riesce, grazie al potente incantesimo che il maestro aveva lasciato in eredità,  a richiamarlo in vita utilizzando il corpo di un cadavere, espediente che però limita Malachia nelle sue azioni e lo induce a perseguire un piano alternativo per ottenere il potere.

Giunge, quindi, nella dimora estiva di famiglia ora una clinica per malati di mente, gestita dal dottor Sauro, un orco emancipato, considerato da tutti un luminare nel curare i matti. Malachia si fa passare, con l’aiuto del medico, per un paziente, senza sapere che nell’istituto sono rinchiusi anche tre individui, che diventeranno, nonostante le loro patologie, gli eroi della storia e cioè Ganimeo, un vecchio giudice che non ricorda alcunché, nemmeno il suo nome ed ogni giorno è costretto a porre le stesse domande per cercare di raccapezzarsi e l’altro paziente che condivide la sua cella, Pispolo, nella cui mente vive il cavalier Filismone Alterco De’ Calandri, morto secoli primi, e con il quale è sempre impegnato in conversazioni e battibecchi. Completa il terzetto, Macalisto, il pronipote di uno schiavo sallaziano dalla pelle nera, alto e forte che ha la capacità di vedere e parlare con i morti.

Alternate alle mosse dello stregone, le molte avventure tragicomiche dei tre eroi, che riescono a fuggire dalla clinica e a smascherare il malvagio piano di Malachia, si susseguono a catena grazie anche ad una serie di personaggi, che, strada facendo si uniscono nella crociata contro lo stregone, e che risultano determinanti per la soluzione della vicenda, come la bambina Lancetta, esperta cacciatrice con arco e frecce, Terno un bibliotecario che ha preso in gestione una vecchia e malfamata locanda di confine e il padre di Macalisto che di mestiere fa il boia in città; tutti personaggi che in un modo o nell’altro porteranno allo scontro finale che vedrà Morte di nuovo impegnata a cercare di traghettare gli spiriti dal mondo dei vivi a quello dell’aldilà, con un finale per nulla scontato.

Uova di drago e vecchi stregoni è un romanzo fantasy godibilissimo e divertente che non annoia mai e, ad ogni pagina, stupisce e letteralmente trasporta il lettore all’interno della vicenda senza mai annoiare, intriso come è di avventure tra fantasmi, draghi, zombie e varie figure immaginarie.

Quanto rende la storia ancora più interessante però è che, a saper leggere tra le pieghe della storia, si palesa una sorta di parallelismo con il mondo che ci circonda. Ganimeo e Pispolo, in particolare, rappresentano la figura del “folle” che, in realtà, è molto più savio degli altri, e, come nel caso dei due personaggi, anche molto più coraggioso e desideroso di giustizia, mentre le figure politiche che hanno in mano le sorti del regno ricordano molto da vicino i governanti dei paesi occidentali, come è evidente dalla campagna elettorale del dottor Sauro che tanto ricorda quelle della nostra storia recente. C’è un parallelo poi tra il romanzo e la nostra società, anche nell’approccio con la cultura come leggiamo nelle parole di Terno:

“Ho letto molto perché ho sempre creduto nel potere della conoscenza. Ma più passava il tempo più mi rendevo conto che conoscere interessava a me e a pochi altri, ed eravamo tutta gente che ben poco avrebbe potuto influenzare il destino dell’Eudopia.”

o con la religione e la concezione della vita di popoli che sono emarginati o considerati inferiori, come nel caso dei sallaziani che hanno

“un legame molto potente con le forze della natura e con gli spiriti che le rappresentavano, sicuramente più forte di quello che in Eudopia si sentiva per Abàtar, il cui culto era ormai per i più un mero evento mondano.”

Una scrittura semplice e frizzante, dunque, accompagna la lettura di Uova di drago e vecchi stregoni che non solo è divertente, ma anche analitica di un sistema di vita che nulla toglie possa essere il nostro. Non è che magari Eudopia non sia poi la vecchia Europa?