"Una volta alla settimana"
Contemporary romance
Edizioni Piemme
28 ottobre 2025
Cartaceo, ebook
208
Sol è una ragazza tutt'altro che tradizionalista, ma è ossessionata dalle pulizie. Quando rimane incinta deve farsi aiutare in casa, ma invece di sentirsi sollevata inizia ad arrovellarsi: perché pulire è considerato un mestiere degradante? Vale la pena fare un lavoro stressante per pagare qualcuno che si prenda cura dei figli al posto tuo? E una domanda che torna, implacabile: perché la cura domestica ricade sempre sulle donne? I tormenti di Sol si intrecciano con le storie degli altri personaggi intorno a lei, una nonna feroce, un fidanzato allegro e assente, le amiche scaltre... fino a una svolta finale, quando Sol farà una scelta controcorrente, ma libera da pregiudizi. Un romanzo geniale sulle contraddizioni della vita contemporanea.
“Una volta alla settimana” è il secondo romanzo di María Agúndez, edito da Piemme.
Vi piace pulire casa, o avete qualcuno che vi aiuta?
Per Sol è un’esigenza. Anzi, quando non pulisce, pensa a pulire.
“Come chi ha l’urgenza di andare in palestra perché altrimenti sta male: io ho bisogno di strizzare lo straccio, spremerlo, muovermi per casa con il secchio pieno fino all’orlo (…) Strofinare fino a stancarmi. Fino a sedermi sul divano, guardarmi intorno, vedere che tutto è immacolato.”
Lei e il suo ragazzo sono agli antipodi. Sol non ha mai viaggiato e nemmeno ne sente il bisogno. Inoltre, non ha alcun hobby. Al contrario, il suo fidanzato “non ha abbastanza ore in un giorno né abbastanza vite per fare tutto quello che vuole.”
Pur amando pulire casa, la protagonista è costretta a farsi aiutare per le faccende domestiche non da una, ma da due ragazze. Due sorelle, Jacqueline e Diana.
Il suo ragazzo lavora per il cinema e i genitori di Sol sembrano molto più orgogliosi del suo impiego che di quello della figlia. Lei che aveva lavorato per dodici anni da Jan, un pittore.
“Sono stata la sua assistente, cioè: la sua ombra, la sua psicologa, la sua mamma, il suo papà, la sua contabile, la sua fan (…) e anche la donna delle pulizie.”
Ed ora è stata licenziata perché, secondo il datore di lavoro, lei si meriterebbe qualcosa di meglio; è stato talmente umiliante che non ha avuto il coraggio di dirlo a nessuno.
Non potendo più permettersi due donne delle pulizie, confessa il licenziamento al suo fidanzato. Aggiungendo che, d’ora in poi, sarà lei a occuparsi della casa. La sua mania di ordine e pulizia raggiunge i massimi livelli, tanto che la innervosisce il fatto che il suo ragazzo non noti la cura che pone nei dettagli, come i cuscini accuratamente sistemati o gli asciugamani appesi in modo ordinato.
Con ironia, María Agúndez incomincia a far venire dei dubbi alla sua protagonista.
La quale inizia a domandarsi: ma se in casa si vive in due, perché deve essere solo la donna a occuparsi delle faccende domestiche?
Viene tormentata da questi pensieri femministi. Non sia mai che la sua vicina di casa possa pensare che il suo fidanzato sia un maschilista perché lascia che faccia da sola tutte le faccende domestiche.
Proprio quando incomincia a pulire casa senza aiuto, Sol scopre di essere incinta. Ecco, allora, che le sovviene un’altra preoccupazione:
“Cosa risponderò il giorno in cui dovrò compilare la sezione ‘occupazione della madre’ sul modulo dell’asilo?”
Costretta a riassumere le due donne delle pulizie, si arrovella su cosa possano dire, a quel punto, i vicini:
“Ci sono ben DUE donne latinoamericane che puliscono le finestre del soggiorno, spostano il divano, sollevano i tappeti, salgono sulla scala per strofinare la parte superiore del frigorifero. Con i guanti e, nel caso di Jacqueline, con il rossetto.”
Nel frattempo, Sol cerca anche una ‘assistente’ – guai chiamarla badante – per sua nonna. Quello degli anziani che vivono da soli e che hanno bisogno di un aiuto costante e il dilemma della regolarizzazione delle colf straniere, sono alcune delle problematiche affrontate dall’autrice con una arguta ironia.
Mentre si avvicina la data del parto, a Sol assale un dubbio atroce:
“Il rumore dell’aspirapolvere darà fastidio alla piccola? Quanto tempo dovrà passare da quando torniamo a casa fino a quando potremo passare l’aspirapolvere?”
Quesiti femministi ruotano anche intorno alla nascita della piccola, come l’utilizzo del latte artificiale che conferirebbe maggiore libertà alla madre.
La particolarità di questa storia è che sappiamo come si chiama la nonna, Toni, e come si chiama il cane, Tapón, ma non conosciamo né il nome del ragazzo di Sol, né quello della loro bambina. Come se fossero accessori della sua casa o appendici della sua vita.
María Agúndez gioca molto con le similitudini per accentuare i concetti o per caratterizzare meglio i personaggi. È un racconto ironico, surreale e frizzante, quello della scrittrice e doppiatrice spagnola.
Vi siete mai domandati cosa pensano le colf delle nostre case, del nostro disordine? Di ciò che trovano, che lavano e che sistemano senza dire niente?
Questo romanzo è anche una riflessione antropologica sui vari tipi di donne delle pulizie, ma anche sui proprietari delle case.
Alcuni lasciano la loro abitazione pressoché immacolata, all’arrivo della colf. Altri, invece, non provano alcun imbarazzo a lasciare tutto in disordine.
In conclusione, la donna delle pulizie è un po’ un’assistente, una cuoca, una domestica e una maga perché, dopo che è passata lei, è tutto ordinato, pulito e profumato.
“Ho una ragazza che si prende cura della bambina, ho due ragazze che mi puliscono la casa e un lavoro che mi sfinisce. Cosa posso chiedere di più?”
Ringrazio la CE, Edizioni Piemme, per la gradita copia cartacea.
(5 stelle)

Mi chiamo Alessia. Sono un’insegnante di matematica e inglese. Vivo in provincia di Pavia. Adoro leggere (soprattutto gialli), fare yoga e cucinare.