Una figlia perfetta
Thriller
Newton Compton
26 luglio 2022
cartaceo, ebook
320
Jess Harper ha trascorso tutta la vita all'ombra di Abigail, cercando di compiacerla e renderla orgogliosa. Ma quando le presenta Adam, il suo nuovo ragazzo, Abigail non può darle la sua approvazione. Del resto lui è un semplice idraulico e la figlia merita senz'altro di più. Come se non bastasse, Adam sembra deciso a intromettersi nel delicato rapporto tra le due donne. Jess sa che sua madre vuole solo proteggerla, eppure...
Quando Adam scompare, la ragazza non sa più cosa credere. Lei lo ama, la madre lo odia, la polizia lo cerca e la sospettata numero uno è proprio Jess. La soluzione va cercata in alcuni ricordi, alquanto confusi...
“Era possibile che io avessi una doppia personalità? Quella che conoscevo. Silenziosa. Compiacente. E un’altra…Ribelle. Vendicativa. Ma la sua esistenza rimaneva un mistero. L’unica traccia di lei erano le conseguenze che lasciava dopo il suo passaggio” – Da “Una figlia perfetta” di Alex Stone, Newton Compton.
Jess e Abigail. Una figlia e una madre. Un rapporto di totale dipendenza, peggiorato dall’assenza del padre della ragazza, che le ha abbandonate tempo prima. Un equilibrio precario messo in discussione da un “terzo incomodo”: Adam, il fidanzato di Jess. Abigail lo detesta, lo trova inadeguato e le toglie, oltretutto, le attenzioni della figlia. Quest’ultima, a sua volta, non può credere che un giovane così attraente e brillante si sia innamorato di lei ed è disposta a tutto pur di trattenerlo nella sua vita. Ignora persino certi segnali che dovrebbero metterla in guardia da lui.
Quando Adam scompare in seguito ad un gravissimo incidente stradale, le domande sono tante. Perché si trovava in quella zona? L’ipotesi della polizia è quella di una sciagura causata da uno stato di ebbrezza. Ma Adam non aveva l’abitudine di bere. Cos’è accaduto realmente?
“Ora avevo di nuovo dei sogni. Avevo delle speranze. Avevo l’amore. Ma era fragile e acerbo. Non abbastanza forte per resistere ai rigetti e alle battute d’arresto. Io non ero abbastanza forte”
Jess è una giovane graziosa, ma con scarsa autostima. È convinta di esser destinata alla solitudine in quanto certa che, prima o poi, chi le starà accanto l’abbandonerà. Così hanno fatto gli ex fidanzati, l’amica del cuore e persino suo padre. Ha un ottimo lavoro, è avvocato in una grande azienda. Non è però una professione stimolante come sembra dall’esterno. Il suo compito consiste nel controllo delle clausole contrattuali, non ha nulla a che vedere con le aule dei tribunali, lo svolge tra le quattro mura del suo ufficio. Jess vive in un grande appartamento che la madre le ha acquistato, pur avendo vissuto il suo trasferimento dalla casa che condividevano, come un tradimento.
Abigail è una madre ingombrante e onnipresente. È possessiva e opprimente. Sa quali tasti toccare per tenere avvinta a sé la figlia, la quale, pur anelando alla propria indipendenza, non riesce a staccarsi da lei. Le due donne non hanno amicizie, né legami sentimentali. Abigail è stata abbandonata dal marito e non sembra particolarmente dispiaciuta. Vive nella sontuosa villa della sua infanzia e le basta aver accanto la figlia ogni volta che lo desidera. Jess prova profondo dolore e senso di colpa per l’allontanamento volontario del padre, sente la mancanza della sua amica d’infanzia Susan che non le rivolge la parola da anni e le piacerebbe avere una vita sentimentale nonostante la cosa la spaventi.
Quando Adam, l’affascinante idraulico chiamato per un intervento a casa sua, le chiede un appuntamento, non può credere alle sue orecchie. Lui è bello, simpatico e brillante, mentre lei si vede scialba e insignificante. Teme di non essere all’altezza delle aspettative del giovane, dei genitori di lui e del suo gruppo di amici. Paure infondate perché Jess riscuote successo. È modesta e dolce, ha una professione prestigiosa. Ottiene un certo consenso. Per Adam, invece, non è altrettanto semplice entrare nelle grazie di Abigail, che inizia a odiarlo prima ancora di incontrarlo. Si dimostra sgradevole e ostile, cerca di metterlo in cattiva luce con la figlia facendo malvage e pesanti insinuazioni, diventando sempre più invadente.
Jess non riesce mai a rifiutarle nulla, Adam è sempre più esasperato e la loro vita di coppia è messa pesantemente alla prova. Lei si sente presa tra due fuochi e lui reagisce prendendo le distanze. Prova a cambiarla, la induce a cambiare pettinatura, trucco e abbigliamento. Esce spesso di casa e rientra tardi inventando scuse poco plausibili, alimentando sospetti e insicurezze in Jess. Abigail le mette più di una pulce nell’orecchio, invitandola a dubitare della fedeltà del compagno, certa che l’abbia scelta unicamente per interesse. E Jess si dispera. Farebbe qualsiasi cosa per avvincere Adam a sé.
“La speranza è una cosa pericolosa. È potente. Rende forti. Ti fa combattere contro le avversità. Ti permette di immaginare un futuro migliore del presente. Un futuro che potrebbe essere tuo. Il problema è che quando hai la speranza hai anche qualcosa da perdere” – Una figlia perfetta
Lo schema narrativo si compone dei tipici salti temporali, ormai comuni alla maggior parte dei thriller. Sono tuttavia brevi, anche se frequenti e piuttosto monotoni. Il linguaggio è semplice, i personaggi ben caratterizzati e abbastanza realistici, seppur in modo esasperato, poiché si tratta di un genere narrativo che lo richiede.
Le tematiche presenti toccano i delicati equilibri, o squilibri, familiari. Le dipendenze affettive e la diversità di percezione della realtà, l’ossessione che subentra ad una naturale aspirazione. Il materiale è tanto, l’idea di fondo buona, la scrittura discreta, ma la trama decolla solo sul finale.
Il ritmo è lento, o meglio, non rapido come si converrebbe, trattandosi di un thriller. Il colpo di scena finale non riesce a salvare il romanzo dal gran numero di pagine caratterizzate da contenuti ripetitivi, scarse azioni e dialoghi iterativi.
“Ultimamente stavo mettendo in discussione ogni cosa, anche quello che prima accettavo senza problemi”
“Una figlia perfetta” di Alex Stone è un romanzo denso di potenzialità non espresse. Una buona scrittura e un’ottima idea di fondo, sfociate in un romanzo decisamente troppo lungo e con pochi colpi di scena, finale a parte. La mia impressione è che l’autrice abbia “allungato troppo il brodo” come usa dire. Il risultato è un netto calo di aspettativa, un gran desiderio di arrivare al finale saltando diversi capitoli e un certo sforzo di volontà per non farlo. L’ho trovato ben scritto ma decisamente lento. Quando si parla di thriller, non è certo un punto a favore.
Vi è mai capitato di legger un thriller dal ritmo un po’ troppo lento per esser avvincente?
