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Recensione: “Un sole che sorge” di Marina Angiolini, YoucanPrint

Un sole che sorge Book Cover Un sole che sorge
Marina Angelini
Narrativa
YoucanPrint
2020
Cartaceo
288

«Le radici profonde non gelano»: questo motto accompagna la vita del Casale da cinque generazioni, come l’Ulivo centenario che cresce in cortile. Emma e Guglielmo, i figli di Raimondo e Camilla, crescono immersi nella campagna, assaporando la ciclicità delle stagioni, mentre pian piano la modernità si innesta sulle tradizioni. Il futuro del Casale sembra già scritto: Guglielmo sarà l’erede della fortuna di famiglia, mentre a Emma, secondogenita e donna, non resta che trovare la propria strada. Ma quando una tragedia improvvisa si abbatte sulla famiglia, il vecchio ciclo si rompe. Emma dovrà imparare a far fronte alle difficoltà economiche del Casale, e alle proprie emozioni, quando Raimondo inizierà a manifestare i primi sintomi dell’Alzheimer.

“Era il tutto ed era il niente. Era il grande ed era il piccolo. Era il tu ed era l’io. Era ciò che non era. Era un verbo all’infinito che non conosce passato, presente e futuro. Era la mia stessa anima, noncurante dei suoi limiti che esplodeva nello spazio aperto, come tutto lo spazio dal deserto al mare implodeva nella mia anima”

Quando il postino mi ha consegnato il pacco contenente questo bellissimo romanzo la prima cosa che mi è saltata all’occhio è stata l’attenzione che l’autrice ha dedicato ad ogni suo minimo particolare, a partire dall’involucro che lo avvolgeva. Appena l’ho avuto tra le mani ho percepito tutto l’amore che Marina Angelini ha riversato dentro questa storia, amore che ci ha voluto trasmettere curando ogni singolo passaggio che ha portato alla realizzazione di questa carezza d’inchiostro che ci ha voluto regalare.

Per capire ciò che dico dovreste poterlo sfogliare: rispetto ai libri che si è soliti stringere tra le dita “Un sole che sorge” senza dubbio si differenzia per il formato peculiare e il bianco luminoso delle pagine. Il contrasto tra il chiaro e scuro della copertina incorniciata da un bordo candido sembra già intessere un dialogo con chi l’osserva; quella strada di campagna abbracciata dagli alberi che pare vogliano schermarla dalla lucentezza del sole dà proprio l’idea del viaggio, della vita che è un continuo camminare in penombra, ignari dello splendore della luce che si può percepire solo fermandosi a guardare oltre. Ed è proprio la storia di un viaggio oltre  noi stessi quella che l’autrice ci propone servendosi della sua protagonista, Emma.

 

Emma ha avuto la grande fortuna di vivere in un bellissimo Casale  circondato dalle colline vicine a Montalcino, appartenente alla famiglia paterna da sempre. Con lei abitano gli zii, i suoi genitori e suo fratello Guglielmo per il quale suo padre Raimondo stravede. Emma vorrebbe avere per se parte delle attenzioni di Raimondo, ma l’uomo quasi non la vede e sicuramente non pensa a lei come sua futura erede. E pensare che farebbe di tutto per quella terra dove è nata e che ama con tutta se stessa!

 

Nella visione ideale di Emma, il Casale ha sempre simboleggiato il valore reale e concreto della famiglia, dell’amore, della certezza. Il guscio protettivo dove rifugiarsi dopo ogni ferita

Non riuscendo a sopportare l’indifferenza del padre e la continua ingerenza del fratello, che fa di tutto per screditarla quando lei prova a occuparsi delle faccende riguardanti le questioni di famiglia , decide di accompagnare la sua amica Viola, che lavora per una rivista scientifica tedesca, in giro per il mondo. E proprio durante uno di questi viaggi, alle prime luci dell’alba, una notizia preoccupante la raggiunge. Sua madre Camilla è ricoverata in condizioni gravi; Emma non ci pensa due volte e corre al suo capezzale

Le tragedie entrano sempre con violenza dalla porta principale senza chiederti il permesso e non ti concedono mai alcuna via di fuga. Nessuno si preoccupa di avvisarti e in un attimo ci si accorge che la vita è capovolta, …si piomba nel baratro della disperazione senza poterlo minimamente evitare

Purtroppo sua madre non ce la fa. La sua assenza pesa non solo nel cuore dei suoi figli e del marito, ma senza di lei pare che il sole che scaldava le pareti di casa si sia spento.

Raimondo senza sua moglie si sente perso. Il dolore troppo grande che lo opprime scatena i primi segni della malattia che lo accompagnerà per il resto della vita: l’Alzheimer. Emma è la prima a capire che qualcosa non va. Spera si tratti solo di depressione, ma col passare dei giorni capisce che c’è qualcos’altro dietro le dimenticanze di suo padre.

E mentre la malattia avanza in silenzio, all’ombra del grande ulivo che da sempre è stato testimone della vita di questa famiglia e delle generazioni che l’hanno preceduta, Guglielmo, in procinto di diventare papà, si sposa con la sua fidanzata francese. Con la sua partenza per Parigi tutti i problemi quotidiani ricadono sulle spalle di Emma che non ce la fa a reggerne il peso e rischia di crollare. L’aiuto le arriva da dove mai se lo sarebbe aspettato. Seguendo il consiglio della sua amica Maria conosce fra Lorenzo e con lui parte per il Monte Sinai. Non sa neanche il perché lo ha seguito. Più di una volta mentre, di notte, scala quella montagna sacra si pente di aver dato retta a quell’uomo che a passi svelti si dirige verso cosa ancora non ha capito. Eppure un passo dopo l’altro, tra sbuffi e borbottii, arriva in cima e lì…

Si aspetta l’alba in un mistico silenzio sorpresi dalla magnificenza del panorama quando l’energia del sole nascente invade tutte le vette illuminandole di luce di vita…La luce dell’alba spazza via una notte fredda e buia aprendo a una vista mozzafiato in cui la natura sovrasta l’uomo

Ho letto le pagine dove Emma ritrova la forza per andare avanti, per sperare ancora, per ricercare in ogni cosa un senso, tante e tante volte. Credo che le frasi che l’autrice mette in bocca alla sua protagonista siano quelle che ognuno di noi vorrebbe sentirsi dire dalla propria anima.

Su quella montagna, Emma, infinitamente piccola rispetto al paesaggio che la circonda, si sente parte di un Tutto che forse aveva dimenticato, sente la voce di sua madre che l’accoglie e l’abbraccia. E da lì ricomincia il suo cammino alla scoperta del vero senso della vita, alla ricerca del perché delle tante domande che invadono la sua mente. E guardando con occhi diversi le cose, ascoltando l’altro e non solo se stessa, scopre che anche nella sofferenza si può sorridere, bisogna solo imparare a farlo.

 

Marina Angelini con la sua Emma ci regala la forza della speranza e ci invita ad andare oltre il buio della notte per ritrovare il nostro sole. Un bel messaggio il suo che mai come in questo periodo storico molto travagliato credo debba essere accolto in attesa di quell’alba della quale non dobbiamo mai dimenticare l’esistenza.

Grazie all’autrice per questo barlume di luce al quale non posso che attribuire cinque stelle piene.

Sahira

 

Sono emozione e di essa mi nutro trovando scialbo ciò che non colora, Sono emozione che con la penna divora il bianco candido di un libro vissuto…

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