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Recensione: “Un passo dopo l’altro” di Lorenzo Tosa, Mondadori

Un passo dopo l'altro Book Cover Un passo dopo l'altro
Lorenzo Tosa
Narrativa contemporanea
Mondadori
22 settembre 2020
cartaceo, ebook
228

È l'alba di una calda giornata di quasi estate. Un treno corre verso sud, ultima tappa di un lungo viaggio che ha portato un giovane giornalista attraverso l'Italia, i suoi volti, le storie di donne e uomini noti e meno noti: un'amicizia che affonda le radici in uno dei capitoli più atroci della Storia; un ragazzino in lotta contro il cambiamento climatico in un piccolo paese del Meridione; un papà che affronta due volte il Coronavirus, da medico e da paziente; la calciatrice della Nazionale alle prese con un segreto troppo a lungo negato. Insieme a queste, altre vite di ordinaria umanità e straordinaria bellezza salgono e scendono idealmente e fisicamente dal treno, raccontandosi stazione dopo stazione. Per arrivare laggiù, in quella terra di frontiera dove, vent'anni fa, uno sconosciuto sindaco calabrese ha immaginato un luogo in cui si incrociano popoli, nazioni, diritti, solidarietà.

Da Liliana Segre a Mimmo Lucano, unendo i punti di ognuna di queste vicende apparentemente lontane, Lorenzo Tosa, giornalista e scrittore, ricompone la mappa ideale di un'Italia che resiste al degrado civile e culturale in cui è inciampata e ci restituisce, contro ogni evidenza, il senso più profondo dell'essere umani.

“Questa… è l’ultima tappa di un viaggio molto lungo iniziato ormai quasi un anno fa, quando mi sono messo in testa di andare a caccia delle storie degli altri… Non è stato un viaggio unico e uniforme. Assomiglia di più a una serie di immersioni profonde, fughe da fermo, ritorni improvvisi e brusche ripartenze…Tutto è cominciato dalla piazza di un paesino del Tavoliere, insieme a un ragazzo di dodici anni, solo, con un cartello scritto a mano…”

 

Un passo dopo l’altro, un treno dietro l’altro, il ritmo del cuore come colonna sonora. Così Lorenzo Tosa ci porta a spasso per l’Italia, alla ricerca di storie mute o dimenticate. Storie dove è il coraggio il protagonista, dove la solidarietà prende il posto dell’indifferenza e il piccolo diventa grande senza saperlo. Insieme a personaggi più o meno noti mi sono trovata a vivere vite spesso difficili, scelte o subite, ma tutte intrise di forza, di voglia di reagire, di essere utili, di gridare al mondo: non siamo soli e possiamo farcela se ci aiutiamo a vicenda.

Il grande male della società odierna è la solitudine. Chiusi in noi stessi, isolati anche in mezzo alle folle, cerchiamo di vivere alla giornata. Spesso siamo spinti dalla smania di accaparrare  tutto ciò che possiamo come se solo in questo modo ci sentissimo realizzati, schiavi della fretta e della voglia di possedere. Eppure mai come al giorno d’oggi l’uomo è scontento di sé. Vi siete mai chiesti il perché?

Io credo che la risposta sia solo una: ci siamo dimenticati di dare. E Lorenzo Tosa in questo libro ci dimostra l’importanza dell’aiutare, dell’esempio, del valore della semplicità e del rispetto. Lo fa tramite la voce di quella grande donna che è Liliana Segre e della sua amica Luciana.

 

 

Quando ti portano via un po’ alla volta pezzi di diritti o sprazzi di libertà, c’è sempre una ragione, una spiegazione più o meno credibile. Ma quando ti strappano di dosso tutto quello che hai, sei o sei stato, nessuno ti spiegherà mai il perchè

 

 

Tramite la splendida idea e opportunità che Mimmo Lucano dà agli immigrati dando loro una casa e, contemporaneamente, riportando in vita un paese, Riace, che, a causa dell’emigrazione, era quasi morto .

Quei centottantaquattro profughi furono ospitati in una struttura messa a disposizione della Curia a Riace Superiore, diventando, senza saperlo, i primi ospiti di un modello di umanità e accoglienza che, in due decenni, avrebbe abbracciato decine di migliaia di migranti provenienti da ogni angolo del pianeta.

Lo fa attraverso la dignità di Mailuna, costretta a subire continuamente ingiurie solo perché non italiana, e la forza d’animo di Potito che da solo, in mezzo a una piazza vuota, con solo i suoi dodici anni e un cartello, si batte per la salvezza della nostra terra.

Ci mostra la forza e la disperazione di chi ogni giorno come Daniele è in corsia per aiutarci a venire fuori da questa pandemia che sembra non voglia più passare.

«Ascolta… ho bisogno davvero di una mano. Me ne sta morendo uno dopo l’altro». Per qualche secondo nessuno dei due emette fiato. È come se non riuscissi a riempirlo quel vuoto d’aria che si è creato, anche se sei un medico e la morte è qualcosa da cui credi di essere protetto.

E ci regala il sogno di Chiara e di Elena, le loro storie singolari, segnate dal coraggio che hanno di guardare il mondo in faccia e dire: io mi piaccio così e non cambierò!

È stato difficile leggere queste pagine, ma non perché la scrittura non lo permettesse. Questo libro è scorrevole, è scritto in maniera semplice e chiara in modo tale da permettere al lettore di concentrarsi senza alcuna fatica sulle vicende. Ma sono proprio le storie che vengono raccontate che sono difficili da assimilare perché hanno la forza di smuovere qualcosa dentro di te.

Chiusa nel mio piccolo angolo di mondo spesso mi dimentico, purtroppo, delle diverse realtà che ho intorno. E quando queste, anche se con delicatezza, si fanno strada in me mi rendo conto di quanto sia semplice e bella la mia vita.

Tuttavia nello stesso tempo una domanda mi continua a passare per la testa.

Io cosa posso fare per far sì che anche chi non ha le mie stesse opportunità possa se non altro vivere meglio?  A voi è mai capitato di chiedervi questo?

Prendetevi un attimo del vostro tempo e leggete questo libro. Sono sicura che dopo forse avrete gli occhi lucidi ma sicuramente anche una gran voglia di migliorare voi stessi in primis e il mondo che vi circonda di conseguenza perché, ricordiamoci, nessuno si salva da solo

 

Non vivere su questa terra

come un inquilino

o come un villeggiante stagionale.

Vivi in questo mondo

come se fosse la casa di tuo padre

 

Nazim Hikmet

Sahira

 

Sono emozione e di essa mi nutro trovando scialbo ciò che non colora, Sono emozione che con la penna divora il bianco candido di un libro vissuto…

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