Recensioni,  Romanzo contemporaneo

Recensione: “Un lupo nella stanza! di Amélie Cordonnier, NN Editore

Un lupo nella stanza Book Cover Un lupo nella stanza
Amélie Cordonnier
romanzo contemporaneo
NN Editore
6 maggio 2021
cartaceo, ebook
256

Lei è felice e appagata: ha un bel lavoro e un marito amorevole, è madre di Esther e, da pochi mesi, di Alban.

Finché un giorno la pelle del bambino inizia a coprirsi di macchie, e il responso é spiazzante: Alban è mulatto. Incredula si rivolge a suo padre per essere rassicurata: e l'uomo trova finalmente il coraggio di ammettere una verità che le toglie ogni certezza, lasciandola impreparata e sola davanti a quel bambino, simbolo delle bugie in cui é cresciuta.

Un lupo nella stanza è un romanzo in bilico tra dramma e commedia, che mette in discussione i miti fragili dell'amore materno e dell'identità.

“Ha sempre e solo barato. Senza volerlo. Ma comunque barato. La menzogna per omissione é meritevole di condanna? Se ciò che conta é l’intenzione, si può pretendere l’assoluzione, o no? Sprofonda nello specchio e si guarda con occhi diversi ora”.

 

Lei, non viene menzionato il suo nome, ha tutto ciò che una donna potrebbe desiderare dalla vita: un lavoro soddisfacente, una buona posizione sociale, un tenore di vita medio-alto ed una bella famiglia. Tutto questo sembra vacillare quando, a pochi mesi dalla nascita, il suo secondogenito si rivela inspiegabilmente mulatto. Lei scoprirà, in seguito, di esser una figlia adottiva e che, probabilmente, uno dei suoi genitori naturali apparteneva ad un’etnia diversa. A partire da questa scoperta, crollerà ogni sua certezza. Lei entrerà in crisi, inizierà un viaggio negli inferi della sua mente, scoprendo aspetti del suo carattere fino a poco tempo prima sconosciuti, che le provocheranno panico e confusione.

Lei é la protagonista del romanzo. Ci viene presentata soprattutto in veste di madre e di figlia. È una donna colta, economicamente agiata, moglie felice di un uomo di successo e madre modello della piccola Esther, creaturina graziosa ed intelligente.

“Di Esther ha amato tutto. E non ha dimenticato niente. A cominciare dal primo sorriso filmato con la videocamera Panasonic poi surclassata dall’ iPhone… potrebbe continuare a snocciolare i ricordi e la conclusione sarebbe la stessa: con la figlia faceva sempre del suo meglio senza mai sforzarsi. Le parole dolci, i baci, l’energia, le buone idee”

Ha accolto con gioioso stupore anche la seconda gravidanza, nonostante non fosse nei suoi piani, soprattutto dopo aver saputo di aspettare un maschio, per grande gioia del marito Vincent. Tutto questo arricchiva ulteriormente il quadro della sua vita, rendendolo completo. Lei è del tutto impreparata a ciò che accade qualche mese dopo la nascita del piccolo Alban.

Il bambino presenta una curiosa pigmentazione della pelle perché mulatto e lei non è figlia di coloro che l’hanno cresciuta; le sue origini sono sconosciute. Lei rifiuta quindi quel bambino che, innocentemente, ha rimosso lo strato immacolato ed inappuntabile dalla sua esistenza, rivelandone l’oscurità sottostante. Un’oscurità della quale ha una gran paura, come la paura che si ha verso un lupo in una stanza.

Lei si riempie di contraddizioni perché non teme solo il buio, che è diventato la sua vita, ma anche ciò che potrebbe trovarvi facendo luce. Lei vuole continuare ad essere, per se stessa e per gli altri, la donna e la madre perfetta; il suo obiettivo diventa quello di occultare la realtà, incolpando inconsciamente quel bambino che non riesce ad amare, arrivando a tenere comportamenti alquanto discutibili.

Vincent è un buon marito, un padre affettuoso ed un uomo ragionevole che, di fonte al figlio mulatto, non grida all’adulterio, ma rassicura la moglie, incoraggiandola a cercare la verità. Il padre di “lei” è il personaggio migliore della storia. È un umile pescatore dal cuore grande, così grande da accogliere con gioia una bambina abbandonata, nel momento in cui scopre che lui e la moglie non potranno avere figli loro. Ha amato quella bambina come una creatura del suo stesso sangue, l’ha cresciuta da solo, facendole da padre e da madre, dopo la morte della moglie. È un uomo semplice, i suoi modi possono apparire rozzi, ma è capace di grande amore e pronto a qualsiasi sacrificio pur di dare alla figlia un buon avvenire.

“L’unica loro ricchezza era la tenerezza. Lei ha sempre saputo che il padre aveva una certa tendenza a spendere e spandere, nonostante lui abbia fatto di tutto per nascondergliela. Stava sempre molto attento…quelle accortezze economiche gli costavano tantissimo. Difficile competere con un padre del genere. Se é vero che l’istinto materno esiste, beh, lui ce l’ha…ha fatto tutto da solo. Senza sbuffi né sostegni. Dalla mattina alla sera, dalla sera alla mattina. Ha cucinato, navigato, contrattato, lavato, pescato, organizzato, rassettato, stirato, smacchiato, sgridato, comprato, consolato, coccolato”.

Un lupo nella stanza è una narrazione a carattere introspettivo; la storia è raccontata in prima persona dalla protagonista. Emerge una certa abilità linguistica e conoscenza letteraria da parte dell’autrice, che spesso cita “La metamorfosi” di Kafka, usata come metafora per descrivere la situazione del piccolo Alban, vista con gli occhi della madre.

Il tema riguarda il “chi sono veramente?” e “com’é possibile che la persona che sono e quella che credevo e volevo essere, siano così diverse?”. L’autrice è molto abile nel descrivere l’orrore ed il timore che la protagonista prova nel porsi queste domande e nel cercare di rispondervi.

Mamme divise a metà: quando figli e lavoro non vanno d'accordo - DIRE.itNonostante io riconosca la buona qualità del romanzo, purtroppo, non mi ha trasmesso sensazioni positive. Ad esclusione del padre di “lei”, ho trovato i personaggi odiosamente fieri della loro presunta perfezione, come se la fortuna fosse un merito. Lei, addirittura, considera il figlio come “il brutto anatroccolo” della situazione, la nota stonata del suo immaginario idilliaco, arrivando a paragonarlo allo scarafaggio di Kafka. Ho provato a cercare un’attenuante che giustificasse i suoi comportamenti nei confronti del bambino, ma non ci sono riuscita. Ho sperato, invano, in un evento improvviso che ribaltasse la situazione, che riportasse questa madre in sé.

Non mi è piaciuto affatto il personaggio di Vincent, marito e padre così attento da non accorgersi di ciò che stava vivendo la moglie, nonostante ci fossero tutti i segnali di un grave disagio. Lui cosa fa? Parte per un viaggio di lavoro nel momento peggiore, lasciando la madre dei suoi figli in uno stato di crisi totale, ad occuparsi da sola di un bambino che non riusciva ad accettare, che avrebbe reso volentieri, come un capo d’abbigliamento difettoso. È un romanzo che, personalmente, ho trovato cupo. È stato come osservare, per lungo tempo, un cielo pieno di nubi plumbee che, se all’inizio può avere un suo fascino, col passare del tempo trasmette tristezza e ansia, poiché quello sbadiglio di sole, che si spera di scorgere in mezzo al grigiore delle nuvole, non si manifesta mai.

La domanda che pongo è semplice, mentre una risposta sincera può corrispondere ad una difficile ammissione: siete sicuri che la persona che siete e quella che pensate di essere siano una sola e soprattutto la medesima?

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