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Recensione: “Un fiore nasce ovunque” di Andrea Cangiotti, Santelli Editore

Un fiore nasce ovunque Book Cover Un fiore nasce ovunque
Andrea Cangiotti
Romanzo sociale
Santelli Editore
febbraio 2019
Cartaceo
155

Heléna è una bambina siriana che vive la guerra con la speranza di poter trovare vita in ogni cosa usando l’immaginazione che suo padre Magnus le ha tramandato. Quando la nonna Ester, una donna che ha lavorato la terra fino alla fine dei suoi giorni, e suo padre sempre propenso a congetturare strane filosofie rivoluzionarie, muoiono, la bambina inizia un viaggio senza meta lasciando la madre Margherita con il fratello Eric che ha un particolare vizio: mangia fiori.

Per curare questa cattiva abitudine Heléna racconta favole al fratello ed è così che, approfittando delle proprie esperienze durante il viaggio, dei luoghi che vede e delle persone che conosce, decide di scrivere nel proprio quaderno una serie di racconti fantastici.

Prefazione di Pino Finocchiaro.

“…per me la fantasia non era un nido dove addormentarmi per sempre; era un luogo da raggiungere per catturare l’essenza della bellezza. L’uomo è spesso un essere contaminato di proliferata follia priva di equilibrio. Un filo su cui bravi circensi camminano in bilico e appena uno precipita, invece di cadere solo, si porta dietro tutto il filo…Non sono mai stata contraria a idolatrare un Dio piuttosto che un altro, ma se è vero che siamo tutti figli della stessa Terra allora l’unico Dio che riconosco è l’Amore”

 

In mezzo alla guerra, alle granate che arrivano a lambire i piedi, si riesce ancora a sognare? Si può immaginare un mondo giusto, a misura d’essere umano, quando si è costretti a sparare ai propri simili per motivi che spesso neanche si conoscono? L’uomo esiste ancora in mezzo a quelle bestie vestite di giustizia che ti costringono a  imbracciare un fucile?

Helèna non lo sa, non sa neanche più parlare di sé e lascia il gravoso compito alle sue scarpe sfondate. Le ha chiamate Rosa e Margherita, come i suoi fiori preferiti, come sua madre, rimasta a casa con Eric, il suo fratellino. Lei, invece, ha sentito il bisogno di avventurarsi nel mondo, alla ricerca di storie da raccontare, di ispirazione in terre piene di piante bruciate, in compagnia solo di sé stessa e del vento

“La scarpa destra la chiamai Rosa, la sinistra Margherita….Con loro due potevo offrire delucidazioni qualora queste fossero state richieste. Da chi, non potevo saperlo. Erano giorni che parlavo sola col vento, che dolcemente accompagnava il mio eco verso altre Terre come fosse un fil di fumo in richiesta di aiuto. Speravo che il mio linguaggio dei piedi non incitasse azioni di difesa. Buffa, al massimo, poteva sembrare una bambina che, invece di muovere le labbra, agitasse le scarpe sfiorite dal commiato verso luoghi dove la parola “pace” avesse ancora un volto verace”.

Ha ereditato dal padre questa sua propensione al raccontare. Un uomo che definisce “folle, ma senza squilibrio”, che le ha insegnato a rattoppare la sua anima con l’immaginazione. Ormai lui ha raggiunto il cielo, insieme a nonna Ester, morta con un in mano un frutto della terra che tanto amava e curava.

Helèna ha promesso a suo fratello che, da questo viaggio, sarebbe tornata con un libro di storie scritte tutte per lui. Ha già in mente anche il titolo: “Storie fantastiche da Helèna per Eric”. Chissà, forse leggendole lui si scorderà di mangiare fiori. Saranno  racconti dove la guerra apparirà come una scempiaggine dell’uomo a cui va posto necessariamente riparo

La religione era un immane delirio di onnipotenza, artefice di grandi guerre e tanti morti, capace solo di farti odiare la vita e amare la morte. Al dito mi ero legata una promessa: mai mio fratello e chi altro avesse letto i miei racconti avrebbe trovato valide motivazioni per un conflitto…Non mi sono mai capacitata nel vedere vite spezzate per il lusso sfrenato di qualcuno, contemporaneamente lontano da tutto ciò.

Convinta del potere salvifico della fantasia, Helèna si ritaglia un angolo in mezzo alla morte e riempie il suo quaderno di parole prima di riprendere il suo viaggio senza mete precise. Affiancata da Syria, una cagnetta incontrata per caso tra cadaveri senza nome, e da Sam, un cantastorie, varcherà luoghi reali e immaginari alla ricerca di sé stessa e di un’umanità perduta

Non è stato facile leggere questo libro. La linea narrativa principale, costituita dal racconto di Helèna, della sua vita, e dalle riflessioni che ne seguono, viene interrotta, in più punti, dall’inserimento di racconti surreali che tuttavia hanno il loro perché. La parte descrittiva-riflessiva impegna molto il lettore; a causa di termini non molto comuni, di frasi elaborate,  risulta difficile in alcuni tratti cogliere il senso di ciò che è scritto. Io personalmente ho dovuto rileggere diverse volte alcuni passaggi, ammirando comunque la capacità dell’autrice di utilizzare un determinato linguaggio, che non è da tutti, ma anche riflettendo sul fatto che un libro, per arrivare, dovrebbe essere subito assorbito. O no?

Per quanto riguarda la parte dei racconti sicuramente è molto più semplice da leggere, scorrevole, anche se la fantasia varca i limiti del possibile; l’intento del surreale in queste pagine è quello di spiegare meglio i concetti che l’autrice vuole farci arrivare. Si capisce che sono scritti con l’intento di lasciare un messaggio importante. Il rispetto per la natura, l’importanza di ascoltare chi si ha di fronte e di non farsi trascinare da mormorii senza fonte, direi che sono quelli più evidenti, ma non i soli. A voi il compito di trovare gli altri.

Nel complesso consiglierei “Un fiore nasce ovunque” a chi dalla lettura pretende non soltanto di essere allietato con fatti e avvenimenti.  È un libro per chi vuole entrare nelle storie per coglierne tutte le sfumature, anche se questo richiederà uno sforzo maggiore.

Sahira

Sono emozione e di essa mi nutro trovando scialbo ciò che non colora, Sono emozione che con la penna divora il bianco candido di un libro vissuto…

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