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Recensione: “Ubi dolor, ibi vigiles” di Nicolò Agresta, Apollo Edizioni

Ubi dolor, ibi vigiles Book Cover Ubi dolor, ibi vigiles
Nicolò Agresta
Narrativa
Apollo Edizioni
cartaceo, ebook
163

Essere un Vigile del Fuoco è una vocazione che viene dal profondo. Marco lo sa e non vuole fare altro nella vita che aiutare e soccorrere chi si trova in difficoltà. Niente sembra scalfire le sue certezze, finché un grave evento lo vedrà coinvolto in prima persona, mettendo in discussione quella forte passione per il lavoro che tanto ama.

Ogni pompiere, una volta ritornato a casa, aveva moltissime storie da raccontare: storie di riconoscimento e di abbracci ricevuti come segno di infinita gratitudine, storie di persone che non volevano abbandonare le proprie dimore, ridotte in macerie, storie di coloro che volevano ricominciare, storie di sofferenza. Anche Marco aveva vissuto queste storie.

Il penultimo giorno di missione, lui e altri vigili del Comando di Roma vennero mandati all’interno della zona rossa, per cercare tra i resti di un laboratorio di ottica. Il proprietario aveva raccontato loro dei sacrifici per comprare una macchina specifica, essenziale per ripartire. Ne parlava quasi fosse un figlio, che sperava con tutto il cuore di poter salvare. Marco, che aveva visto con i suoi occhi quanto queste cose fossero tanto importanti, aveva messo tutto sé stesso in quel recupero.”

 

“Significa entrare in una grande famiglia altamente preparata e specializzata. Significa mettersi al servizio della comunità, con abnegazione e sacrificio, cercando di essere sempre professionisti del soccorso, in ogni momento, anche quando non si è in servizio”

 

Sono solo poche delle tante cose che comporta l’essere una persona che si mette al servizio della comunità. Ma cos’è il “servizio”? Forse è bene comprenderlo, prima di addentrarci nella lettura e recensione di Ubi dolor, ibi vigiles di Nicolò Agresta. Invero, sono tanti i modi in cui si può intendere il servizio. Uno è l’elemento, però, comune a tutti e imprescindibile: farlo con tutto se stessi, credendoci, nella consapevolezza di dare, anche senza ricevere.

Quello dei vigili del fuoco è, inevitabilmente, un lavoro al servizio della comunità. Devo dire che molto spesso, purtroppo, la comunità non si rende effettivamente conto del contributo preziosi che questi ufficiali offrono alla società. I primi ufficiali che ci vengono in mente quando pensiamo al bene comune sono i carabinieri, la polizia urbana, la vigilanza, la protezione civile… non subito, forse, i vigili del fuoco. E se l’intento di Nicolò Agresta è proprio valorizzare la loro figura, amici miei, con il suo libro ci è riuscito appieno.

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La struttura si snoda in una sorta di diario di bordo: ogni capitolo corrisponde ad una data e non segue un ordine cronologico di eventi. Sbalzi temporali continui ci permettono di conoscere Marco, il protagonista formale della storia: saltando dal 2014 al 2018, vediamo come un ragazzo come tanti decide di entrare a far parte del corpo dei vigili del fuoco, come viene formato, come affronta le prime esperienze, come affronta le successive esperienze, come si rapporta ai colleghi e ai suoi affetti, come si rapporta a sconosciuti che, in quello stesso frangente in cui diventano “conosciuti”, vanno a costituire un patrimonio emotivo e sociale fondamentale sia a livello professionale che, soprattutto, emotivo.

Come ogni lavoro al servizio della comunità, anche quello dei vigili del fuoco ha pro e contro. I pro sono sicuramente l’affiatamento con i compagni, il sentirsi utile per chi ha bisogno, pieni e soddisfatti di aver aiutato una persona o, addirittura, averle salvato la vita. Un altro pro è, di certo, l’adrenalina che si prova nella situazione di pericolo, che tanto può gasarti tanto può abbatterti. E l’abbattimento è proprio uno dei contro: una situazione di pericolo non sempre, purtroppo, ha un lieto fine. Quando essa si evolve in tragedia… è dura. E Marco lo sa bene.

«Ascoltami!» fece Marco. «Ascoltami! Ora ti tiriamo fuori».
«Le… gambe… non mi sento più le gambe. Luisa! Dov’è… Luisa!? E Giorgio? Non… lo senti più, dove sono?»”

È bello il punto di vista del narratore: quello di Marco, direttamente implicato nelle vicende che leggiamo (anche se, in alcuni punti, il narratore cambia, permettendoci di vivere l’esperienza del servizio anche dal lato di chi accompagna e supporta il diretto interessato). Salvataggio eroico dei Vigili del fuoco di Rovigo [VIDEO] - RovigoOggi.itÈ altrettanto bello, da lettore, essere partecipe non solo del successo del salvataggio, ma anche della disfatta. Di quella disfatta che non è meramente personale, ma deleteria di tutto quello in cui fino a quel momento si era creduto. Non a caso “Ubi dolor, ibi vigiles”… dove c’è il dolore, ci sono loro! E i tentennamenti che prova Marco, ad un certo punto della sua carriera, rendono il suo personaggio incredibilmente umano.

Lo stile narrativo è fluido; il linguaggio è quotidiano (non mancano espressioni gergali e dialettali). La tecnica narrativa è coerenti con la narrazione di “vissuto”, mentre il tempo della narrazione, come vi ho già detto, non è continuo.

Quasi tutti i vigili veronesi stavano sul piazzale a chiacchierare del più e del meno, in attesa di un intervento che si auguravano non venisse mai. Chi fumava, chi beveva una coca-cola, chi mandava messaggi con il cellulare. A Marco quelle notti piacevano, lo facevano stare bene. La quiete di quell’ora poteva essere rotta da un momento all’altro, ma non se ne curava più, anzi”

Forte è il messaggio che l’autore ci vuole dare; altrettanto forte è l’ossequio che aleggia intorno ai personaggi e al loro ruolo sociale. Avevo parlato di “protagonista formale” non a caso: protagonisti sostanziali della storia, infatti, sono tutti i personaggi che incontriamo nella lettura. Protagonista è l’intero corpo dei vigili del fuoco. Protagonista, ancora, è l’intera comunità… perché solo l’idea di comunità, sia dal lato del servizio che dal lato dell’utenza che il servizio lo riceve, può insegnarci ad affrontare la vita e vincere.

E voi… quale forma di servizio offrite alla comunità?

Leggere mi stimola e mi riempie. L'ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell'impatto che ha su di me tutto questo magico universo.

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