Distopico,  Recensioni

Recensione: “Two’morrow” di Beatrice Simonetti, Delrai Edizioni

Two'Morrow. La teoria del caos Book Cover Two'Morrow. La teoria del caos
Beatrice Simonetti
distopico
Delrai Edizioni
26 novembre 2020
cartaceo, ebook
352

Boston, 2049
Lowell è un ragazzo al servizio della Terrorism Prevention Unit, più conosciuta come TPU. Il suo compito è quello di anticipare i reati dei soggetti che gli vengono sottoposti dall’unità anticrimine. Lui, infatti, è un anomalo, fa parte di quei pochi esseri umani che, a causa di una mutazione genetica, nascono o sviluppano capacità incredibili. Lowell, tramite il contatto cutaneo, riesce a vedere il futuro di chi lo tocca e a estrapolare il materiale che servirà poi per condannare o assolvere l’imputato. In una lotta continua per ritrovare la stabilità e il rigore, lui capirà che le carte in tavola possono essere sempre rimescolate.
È l’incontro con una ragazza qualunque a fargli comprendere questo, Myrtie. Collegiale dall’animo sensibile, molto timida, la giovane è cresciuta senza una madre e con la sola guida di un padre assente, pezzo grosso della TPU e grande nemico degli anomali.
All’apparenza tutto è stabilito e persino il futuro non lascia scampo, ma il battito d’ali di una farfalla può generare il successivo caos e lo spostamento di un singolo tassello può stravolgere il regolare andamento delle cose in maniera del tutto inaspettata. Niente è stato deciso per essere come deve.

“Mi fa credere per un attimo di essere parte di un mondo che invece ha preferito rigettarmi, tenendomi nascosto in una stanza sempre uguale”

 

Un mondo che rigetta il diverso è un posto in cui nessuno di noi vorrebbe vivere, perché quel “diverso” potrebbe essere proprio uno di noi. Ed essere trattati da diversi, nonché sentirsi un diverso e acquisirne una spaventosa (e triste) consapevolezza è qualcosa che non si augurerebbe neanche al peggior nemico; perché la società, alle volte, sa essere molto crudele.

COME AFFRONTARE CHI TI PUGNALA ALLE SPALLE - BREVE MANUALE - BORDER ON LINEIl tema del “diverso”, o forse sarebbe meglio dire dell’anomalo, è ben presente in Two’morrow di Beatrice Simonetti: un romanzo distopico, connotato di profondità e intensità. Sono questi gli elementi che, vi assicuro, accompagnano il lettore dalla prima all’ultima pagina.

Siamo a Boston, negli Stati Uniti, in un futuro poco lontano (dal 2032 al 2050). Non c’è una precisa scansione temporale degli eventi. La storia procede balzando di anno in anno, dal passato al presente al futuro, dando un flash degli avvenimenti che accadono. Il lettore gradualmente riesce a costruire la storia e a capire il significato di questo viaggio saltellante nel tempo, che gli permette di aggiungere un tassello alla volta alla trama.

Svento i crimini futuri, ma questi rimangono tutti incastrati nella mia mente ed è impossibile buttarli via insieme al vomito.

Dicevo… siamo a Boston, in un futuro fantastico e distorto, dove il popolo assurge contro una categoria di umani, detti “anomali”, perché, a causa di mutazioni genetiche, presentano dei tratti fisici, caratteriali e percettivi particolari. Una particolarità che, però, viene considerata una diversità, che a sua volta diventa uno scherzo della natura e che, di conseguenza, viene rifiutata e condannata. Spesso condanniamo senza sforzarci di comprendere il destinatario della nostra condanna, troppo presi forse dall’alto della nostra idea di normalità.

Lowell è un condannato. Si sente un condannato. Accetta di essere un condannato. Si convince di meritare la condanna. Eppure, la sua attività all’interno del Terrorism Prevention Unit è fondamentale per salvare e garantire la pace proprio a quella società che lo calpesta e lo rifiuta. Brucia un grattacielo a Manhattan, morto e feritiIl titolo del romanzo è emblematico in tal senso: “Two” “Morrow” dà proprio il senso della dualità in cui ci si imbatterà nel corso della lettura. Ma Lowell fa parte del “diverso”; lui è un “anomalo” e un anomalo non è un essere umano; non può vivere da essere umano tra gli esseri umani. Ma la sua umanità non passa inosservata, nonostante tutto. La sensibilità di Myrtie riesce a far breccia nel suo cuore e nella sua mente: lei lo comprende perché, nonostante sia qualificata come “normale”, fondamentalmente si sente una “diversa”, incapace di comunicare con il mondo e di essere ascoltata, tranne che da lui.

Non mi conosce neppure, ma mi guarda come se riuscisse a vedermi davvero […] non conosce la causa del mio rammarico ma gli ha dato lo stesso un peso.

Myrtie ha un passato triste; il legame con suo padre è diventato molto labile dalla rinomata strage del 2032; non riesce a stringere amicizia con nessuno se non con Terry, la sua compagna di stanza al College; è innamorata dell’ideale dell’amore e del suo lui idealizzato, Alan. Nel romanzo la conosciamo tramite pezzi del suo diario, in cui dà sfogo a tutti i sentimenti che, nella quotidianità, non riesce ad esternare.

Lo stile narrativo è profondo intenso, come dicevo all’inizio. Seppure in una realtà distopica, si ha davvero l’impressione di vivere quei momenti storici narrati. Il realismo con cui Beatrice Simonetti descrive ambienti, stati d’animo, persone è molto d’impatto. Il lettore recepisce le storie narrate, che si intrecciano partendo da un evento comune, e si cala al loro interno, soffrendo con i personaggi e aizzandosi contro una società che non ascolta il grido della giustizia.

La trama è complessa; complessa, altrettanto, è la struttura narrativa. Il linguaggio è, invece, chiaro, scorrevole, semplice: mi è sembrato giusto ed equilibrato sia riguardo ad aspetti di cronaca che agli status emotivi dei personaggi. Questi rappresentano delle identità complesse anch’esse: ognuno di loro ha dissidi interiori e si approccia in modo diverso alla realtà circostante. Alcuni personaggi vengono odiati; verso altri si prova una immensa compassione; altri ancora emergono alla fine. E c’è anche chi si evolve durante il corso degli eventi.

Un libro che consiglio sia agli amanti del genere distopico sia a chi non è ancora entrato in contatto con una lettura del genere. La distopìa è solo lo strumento attraverso cui si dà valore a tanto altro.

 

Quanto, secondo voi, la nostra società è in grado, oggi, di accettare il “diverso”?

 

 

Leggere mi stimola e mi riempie. L'ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell'impatto che ha su di me tutto questo magico universo.

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