Tutto quello che non si può dire
Romanzo storico
Newton Compton Editori
12 gennaio 2024
cartaceo, ebook
384
Polonia, 1939: sin dall'infanzia, Alina Dziak sapeva che un giorno avrebbe sposato il suo migliore amico, Tomasz. Ora quindicenne e fidanzata, Alina non si preoccupa delle notizie che arrivano dal confine, credendo che l'esercito di Hitler non rappresenti una vera minaccia, e sogna invece il giorno in cui Tomasz tornerà dal college a Varsavia per poter celebrare le nozze. Ma poco a poco, l'occupazione nazista prende piede e il piccolo villaggio viene pervaso dalla paura e dall'odio. E poi un giorno improvvisamente non si hanno più notizie di Tomasz, gettando la ragazza in una spirale di sconforto e angoscia.
Florida, 2019: Hanna, l'amata nonna di Alice, è ricoverata in ospedale e le resta poco da vivere. Ha perso l'uso della parola in seguito a un ictus, ma cerca disperatamente di comunicare alla sua famiglia un ultimo messaggio. Vuole che Alice torni in Polonia per trovare una persona del suo passato. Armata solo di un elenco di nomi e di qualche parola in polacco, Alice decide di partire e intraprendere un viaggio che porterà alla luce dei ricordi che cambieranno la sua intera esistenza.
“Il tempo ha il potere di diluire il nostro modo di ricordare le cose, ma ci sono alcuni ricordi troppo puri anche per le ingiurie degli anni” – da “Tutto quello che non si può dire” di Kelly Rimmer, Newton Compton.
Una donna molto anziana, ricoverata in ospedale, sente di essere in punto di morte. Ha un solo desiderio: trovare Tomasz. Chiede alla nipote di recarsi in Polonia, suo Paese d’origine, e di trovarlo. Ma Tomasz era suo marito, un medico deceduto qualche anno prima. Tutti pensano, quindi, a un delirio, ma non Alice, la nipote, che parte verso un viaggio nella storia della sua famiglia, facendo scoperte sconvolgenti.
“La vita ci ricorda che siamo in balìa del caso e che anche i piani ben studiati possono trasformarsi in caos” da “Tutto quello che non si può dire”
Alice è una giovane donna, che ha rinunciato alla sua carriera di giornalista per dedicarsi alla famiglia. È stata una scelta obbligata la sua, perché è madre di un bambino autistico, Eddy, che richiede tempo ed energie. Suo marito Wade è un ricercatore, professionalmente impegnato. Un uomo per bene, che ama la sua famiglia, ma è di scarso aiuto alla moglie. Non è mai riuscito ad accettare il problema di Eddy e nemmeno ad entrare in sintonia con lui. Preferisce di gran lunga la piccola Pascale, la figlia maggiore, che ha un quoziente intellettivo al di sopra della media e dà loro grandi soddisfazioni sotto forma di eccellenti risultati scolastici.
Alice è molto stanca e stressata. Si sente incompresa sia dal marito che dalla madre, Julita. Julita ha dedicato la sua vita alla carriera di giurista, è una donna dura e inflessibile. Avrebbe voluto che anche sua figlia seguisse le sue orme e non nasconde la propria delusione per le scelte che Alice ha fatto.
“Julita Slaski-Davis è molte cose: un’eterna maratoneta, un venerato giudice della corte distrettuale, una militante libertaria civile, un’appassionata ambientalista” da “Tutto quello che non si può dire” – Tutto quello che non si può dire
L’unica persona che l’ha sempre capita e non le ha mai fatto mancare il suo appoggio è la nonna Hanna. Una donna affettuosa e protettiva, giunta negli Stati Uniti dalla Polonia anni prima, con il marito Tomasz, durante la guerra. Non parla mai di quel periodo e nessuno insiste poiché è palese che si tratta di una pagina dolorosa della sua vita. Anche il nonno, deceduto tempo prima, era assai schivo al riguardo. Poi Hanna, una volta giunta in punto di morte, fa una pressante e apparentemente assurda richiesta alla nipote. Vuole che torni in Polonia e che trovi Tomasz… ma il nonno le ha lasciate qualche anno prima, si tratta forse di farneticazione?
Alice è convinta che non sia così. Che ci sia molto altro dietro questa disperata richiesta e, così, decide di partire, lasciando la famiglia nelle incaute mani del marito per la prima volta…
“Dovevamo combattere, anche se con armi e fucili, ma con la pura forza del nostro spirito”
La trama si svolge su due piani temporali diversi con due diverse protagoniste. Esse sembrano non avere nulla che le accomuni, come se percorressero due strade indipendenti verso diversa destinazione. Si intuisce un punto d’incontro perché la narrazione del presente cela qua e là qualche indizio da captare tra le righe. All’inizio, si tratta di sfumature che, poi, nel proseguimento della storia, prendono forma. Poiché occorre trovare la via di comunicazione tra i personaggi del passato e quelli del presente, non manca un’aura di mistero e una certa suspense. Il ritmo si fa rapido e la lettura è facilitata dal linguaggio narrativo, semplice e immediato.
La narrazione si sviluppa in prima persona attraverso le voci delle due protagoniste. La giovane madre di famiglia dei nostri giorni e la ragazza, costretta a fuggire dalla crudeltà dei nazisti negli anni Quaranta. L’ambientazione si sposta dagli Stati Uniti alla Polonia rurale.
I personaggi sono ben caratterizzati. Ho evitato la descrizione di quelli relativi al passato per non incappare nello spoiler. Prestando attenzione ai loro sentimenti, ideologie, sogni e personalità, si può facilmente arrivare alla risoluzione del quesito che si pone all’inizio: cos’è accaduto nel passato in Polonia? Perché occorre trovare una persona che è morta da tempo e soprattutto non è mai sparita?
“Così mi dissi che anche il silenzio assordante era preferibile al rumore, se il rumore finiva sempre per procurare dolore”
“Tutto quello che non si può dire” è una storia avvincente per le domande che genera in noi lettori. Sono la molla che ci induce a leggere con una certa foga sino alla fine. Come avrete capito, è una lettura assai rapida. Ho apprezzato molto le descrizioni del contesto rurale, del lavoro nei campi e dei sentimenti di tensione dei personaggi, generati dalla precarietà della vita. Per questo la definisco una narrazione realistica.
L’autrice ha tratto alcuni aspetti della trama da alcuni ricordi appartenenti alla storia della propria famiglia, di origine polacca. Uno di essi è la fattoria che fu dei suoi nonni, della quale riporta un’immagine a fine libro. Attraverso lo studio e l’osservazione, ha potuto cogliere alcuni aspetti della loro esperienza di rifugiati polacchi negli Stati Uniti. Il cambiamento della loro vita sino al trasferimento in una realtà totalmente diversa e, a volte, ostile. Il suo rammarico riguarda il fatto che i suoi nonni, così come molte persone come loro, si siano portati con sé la loro storia e che questa sia andata persa con la morte.
Penso che questo romanzo possa essere una sorta di “recupero”. Mette al centro l’importanza delle origini e delle scelte degli avi, in quanto, nel bene e nel male, inconsapevolmente condizionano il presente. e il futuro dei discendenti.
“Il nostro amore era uno specchio, all’interno del quale potevo vedermi chiaramente per la prima volta”
Ma l’insegnamento più prezioso, riguarda il significato dell’amore. Esistono alcuni tipi di amore assai più forti e duraturi di quello definito romantico. Ma non voglio dirvi altro…
Vi incuriosisce la storia dei vostri avi o la considerate cosa passata?
5 stelle ⭐⭐⭐⭐⭐