Tutti i nostri segreti
Romanzo
Fazi editore
11 febbraio 2025
cartaceo e-book
300
Giunto all'età della pensione, Huseyn ha finalmente realizzato il suo sogno: dopo trent'anni di duro lavoro nelle fabbriche tedesche, si è comprato un appartamento a Istanbul per farvi ritorno con la moglie. Mentre cammina lungo i corridoi dipinti di fresco assaporando l'idea di una vita nuova, però, ha un malore improvviso e muore pronunciando un nome: "Ciwan". Nei giorni successivi, la moglie e i quattro figli accorrono in Turchia per partecipare al funerale. C'è Umit, adolescente frastornato da fantasie inconfessabili, che gioca a calcio per far piacere al padre; Sevda, la figlia che ha rifiutato un matrimonio combinato; Peri, la ribelle, studia all'università di Francoforte, vive una vita trasgressiva e critica ferocemente i valori dei genitori; Hakan, io fratello maggiore, cerca di inventarsi un futuro, soffocato dalle aspettative riposte dai genitori sul primo figlio maschio; e infine Emine, la madre, taciturna e addolorata, parla con i parenti una lingua che i figli non hanno mai sentito e, insieme al marito, ha custodito il più terribile dei segreti per una vita intera. Un segreto che durante queste giornate verrà a galla, riaprendo ferite molto antiche e cambiando i destini dei quattro figli, combattuti tra il peso delle tradizioni e il desiderio di libertà.
“Tutti i nostri segreti” di Fatma Aydemir è la storia di una famiglia. Huseyin ed Emine sono una coppia di turchi emigrati in Germania dove hanno dato alla luce tre dei loro quattro figli. Ciò che più caratterizza la famiglia Ylmaz è la mancanza di dialogo. Ogni suo componente ha un proprio mondo interiore che bada bene a non esternare, oltre ad aspirazioni che suscitano la disapprovazione di tutti gli altri. Una cosa è certa, nessuno è felice. Sarà in occasione del funerale del capostipite, nella sua terra d’origine, che emergerà la vera ragione di tanto tedio. Un segreto doloroso, un’antica ferita mai rimarginata pronta a riaprirsi per cambiare la storia di tutti.

“La vita non è una cassetta che si può mandare avanti e indietro a piacimento. Il tuo destino è già scritto da tempo, e tu lo sai fin troppo bene”
Huseyin ed Emine si sono sposati in giovane età, quando vivevano in un villaggio ai piedi delle montagne in Turchia.
Huseyin è un lavoratore instancabile, disposto a qualsiasi sacrificio per garantire un futuro migliore alla sua famiglia. Accetta persino di trasferirsi in un paese straniero pur di migliorare la sua posizione. Nessun lavoro è troppo pesante o umiliante per lui. L’importante è guadagnare bene per poter tornare in patria e comprare una bella casa in una città vivace come Istanbul. Poiché ha sempre obbedito ai propri genitori, pretende il medesimo comportamento da parte dei suoi figli. Li ama, ma si mostra esigente nei loro confronti, desidera che soddisfino le sue aspirazioni e aspettative. Emine invece, non si è mai ambientata in Germania. La sua vita è circoscritta alle pareti domestiche del loro squallido appartamento, è come se si fosse spenta. E’ malinconica, taciturna ed ermetica, soprattutto per ciò che riguarda il passato.
Sevda è la figlia maggiore. Quella che ha rifiutato un matrimonio combinato perché non desiderava affatto diventare una donna di casa. E’ ambiziosa, vorrebbe una carriera e una propria autonomia, ma non le hanno permesso di studiare quindi è poco più che analfabeta, cosa che la riempie di frustrazione e risentimento. Alcune sue scelte l’allontaneranno dalla famiglia. Ma è forte e determinata. Il lavoro non la spaventa e il tempo le ha dato maggior consapevolezza di sé e delle proprie capacità.
“Quanto è ipocrita sentire la mancanza di qualcuno che per anni non ha degnato di un solo pensiero?”
Peri è la figlia ribelle, quella che frequenta l’università. Una femminista convinta che non crede negli stessi valori dei genitori anzi, li rifiuta. E’ impulsiva e passionale. Poiché è nata e cresciuta in Germania, i genitori non si aspettano che si comporti come una turca. Desiderano solo che termini gli studi e si faccia una posizione come ogni giovane tedesca. Umit è il figlio minore, quello arrivato quando ormai pensavano che non sarebbe più successo. Un adolescente timido e insicuro. Gioca a calcio per compiacere il padre il quale lo punzecchia e lo sprona ad essere più impavido poiché lo vede troppo timoroso. Questo provoca ansia nel giovane, soprattutto perché cela dentro di sé un desiderio inconfessabile.
Hakan è il figlio maschio maggiore che il padre vorrebbe simile a lui. Desidererebbe vederlo impegnato in un lavoro sicuro e ben retribuito, pronto a darsi da fare per risparmiare denaro per il futuro. Ma Hakan non è una persona concreta e soprattutto rifiuta l’idea di ammazzarsi di lavoro privandosi del tempo necessario per godersi la vita. E’ un sognatore. La sua più grande aspirazione è quella di diventare imprenditore e avviare un’attività di successo. Hakan è frustrato e si sente sottopressione poiché è il figlio maschio più grande, da lui ci si aspetta che “si comporti da uomo” e non da ragazzino immaturo come gli ripete sempre il padre.
“Perché per sentirsi a casa c’era bisogno di qualcuno che ti capisse”
L’intreccio di Fatma Aydemir
Questa è una storia che avvince e sconcerta nello stesso tempo. Pur essendo una narrazione fortemente evocativa e introspettiva, è anche molto argomentativa. Eventi e riflessioni sono in perfetto equilibrio, lo stile fluido dell’autrice e il linguaggio facilmente comprensibile fanno sì che il ritmo di lettura sia costantemente rapido. Si evince già dal primo capitolo la presenza di un mistero, questo crea aspettativa e tensione.
La trama si sviluppa in un passato non troppo remoto, è il 1999 e ci troviamo tra la Germania e la Turchia. La storia fa un balzo ai trent’anni precedenti attraverso i ricordi dei protagonisti più anziani. Ogni capitolo è dedicato a uno di loro, raccontato in terza persona. Il primo e l’ultimo riguardano i genitori e vi è un narratore esterno che si rivolge loro come fosse un “io” interiore che tutto vede e giudica.
I temi trattati sono diversi. Ho apprezzato l’assenza di retorica e l’onestà nel raccontarli. Si narra di un patriarcato dove le vittime si fanno a loro volta oppressori, perché è l’unica strada che conoscono. Il pregiudizio verso tutto ciò che è diverso o che arriva dall’esterno. La sopravvivenza quando porta a rinnegare il proprio essere. La tradizione fatta di leggi non scritte ma che diventano costrizioni. La mancanza di un’identità nazionale che caratterizza tanti immigrati i quali si trovano perennemente nel mezzo. Stranieri per sempre. Nel paese dove risiedono e quando ritornano nella loro terra d’origine.
“Era dura essere il figlio di Huseyin. Anzi, essere il figlio maggiore”
Si narra di forti crisi familiari, di assenza di dialogo e di disagio. La famiglia, in questo caso, non è un rifugio ma un pesante fardello non adatto a tutte le spalle. I più fragili rischiano di soccombere.
E’ una storia interessante questa di Fatma Aydemir e temo anche realistica. Può indignare, a tratti rattristare ma sicuramente vi sorprenderà. E’ tutt’altro che scontata, ci riserva colpi di scena oltre a farci conoscere una bella scrittura assai piacevole da leggere. I personaggi sono tutti ben caratterizzati, in particolar modo quello di Sevda. L’autrice ci fa un quadro tristemente veritiero del suo rapporto con la madre. Per quanto riguarda il segreto del quale si narra… tocca a voi scoprirlo!!!!
Amate le storie familiari che narrano di differenti culture?