Tornare a casa
Narrativa contemporanea
NN editore
7 marzo 2025
ebook, cartaceo
337
A trent'anni, con un lavoro stabile e un nuovo appartamento, Téo Erskine sente di aver finalmente preso le distanze da Enfield, il sobborgo di Londra in cui è cresciuto, e dalle pressanti richieste del padre Vic, che è sempre più bisognoso di cure. Dopo una festa con gli amici d'infanzia, però, la vita di Téo cambia d'improvviso: Lia, il suo amore mai ricambiato, si toglie la vita mentre lui è a Enfield a fare da baby-sitter a Joel, il figlio di lei. E non solo: gli assistenti sociali lo nominano tutore del bambino, almeno finché non ne venga rintracciato il padre naturale. Tra dubbi e timori, Téo non può sottrarsi alla richiesta, quindi si stabilisce a Enfield nella casa del padre e inizia a prendersi cura del piccolo, coinvolgendo la nuova rabbina del quartiere e l'amico Ben. Ma dal passato riaffiorano vecchi rancori e segreti che obbligheranno tutti a fare i conti con l'età adulta e gli scherzi del destino.
Tornare a casa racconta la nascita di una famiglia inaspettata, che si forma attorno a un vuoto e che si salda in nome dell'amicizia e di un impegno profondo nella cura reciproca. Tom Lamont ci consegna un esordio commovente, un racconto della paternità ironico e dolce, capace di sovvertire i ruoli sociali e di mettere in discussione le consuetudini e le regole dei legami di sangue.
Tom Lamont in “Tornare a casa”, ennesimo gioiello tirato fuori dal cilindro da NNE, con una prosa semplice e curata, ci regala un racconto di vite intriso di toccante tenerezza, in cui l’umorismo si dà il là con la profondità, i momenti difficili si alternano ad altri fatti di divertimento e scoperte.
“Accudire un bambino era un impegno incessante e ripetitivo, prima ti riduceva a metà e poi in quarti.”
La narrazione scorre con fluidità, ci accompagna per le strade di Enfield, piccola cittadina della periferia inglese, in cui tutti conoscono tutti e i segreti hanno vita breve. L’autore è molto bravo nel passare con disinvoltura da pagine in cui le situazioni sono buffe descrizione di dinamiche familiari comuni ma mai banali, agli attimi in cui l’emozione prende il sopravvento, la paura di essere genitori, figli, uomini in balia di accadimenti imprevisti, fa fermare a riflettere. Ed qui che arriva la commozione, l’ empatia, la tenerezza, che avvolge il lettore come una calda coperta e lo porta ad esplorare i sentimenti.
Il viaggio di Tom Lamont
È un variegato e multicolore universo di umanità quello che vive nel romanzo dell’autore inglese: quattro voci narranti, quattro personaggi legati tra loro eppure distanti. Téo, suo padre Vic, l’amico di sempre, Ben, il nuovo rabbino, Sybil. E a tenerli uniti, come un invisibile filo, è il piccolo Joel, appena due anni e mezzo e già un percorso in salita da affrontare. La mamma del piccolo ha deciso che la vita era un percorso senza via d’uscita, troppo buio; ha spiegato le ali ed è volata dove le nuvole incontrano il cielo, e a prendersi cura di lui ora c’è Téo, vecchio amico della donna, di cui era innamorato. Il ragazzo ha un lavoro a Londra e a Enfield torna ogni fine settimana per vedere il padre, malato di Alzheimer e i vecchi amici. Joel rivoluziona le loro vite, cambia le dinamiche familiari e non solo, e dà loro anche nuove prospettive.
“Oh, se era un bambino faticoso, un bambino snervante. Ma allo stesso tempo per Vic era un eroe, che incoraggiava un invalido a continuare a darsi da fare.”
“Tornare a casa” è un acquerello a tinte vivaci della vita, delle difficoltà di crescere e affrontare i problemi: incontriamo Téo, che nonostante tutte le sue contraddizioni, è quello con la testa sulle spalle, a cui la vita non ha mai regalato nulla, al contrario del suo amico Ben, cresciuto nella bambagia e che sembra avere difficoltà a distaccarsi dall’ adolescenza. Poi c’è Victor, che di rimpianti ne ha tanti ma che, a dispetto delle difficoltà causate della malattia, si aggrappa alla vita. Se questo significa prendersi cura di Joel, lui farebbe il possibile e l’impossibile per dimostrare di essere ancora autosufficiente.
Questo romanzo è una vera scoperta. Delicato senza mai essere stucchevole, irriverente e dolce, ci mostra quanto l’amore possa essere l’unica strada da percorrere per dare un senso a tutto. L’amore, in queste pagine, vive in ogni sua declinazione. Tra genitori, figli, amici, e poi famiglia che si crea nei momenti da condividere, nelle lacrime da asciugare e nelle risate a squarciagola con cui risollevarsi; mentre tutto intorno sembra un vero disastro. Famiglia che non è mai solo sangue, ma è fatta da mattoncini con cui costruire un legame. Anche se è difficile cambiare, anche se si cade, una, due, anche dieci volte, ma l’importante è avere una mano tesa a risollevarti.
Caratteristiche dei personaggi
Ci sono le crisi spirituali di Sybil, le paure di Téo, i passi traballanti di Vic e l’incapacità di Ben di prendersi le sue responsabilità: possono queste persone profondamente imperfette essere una famiglia per Joel, un esempio? L’ironia tutta inglese di Tom Lamont rende la narrazione frizzante, senza mai un respiro di noia.
I personaggi, ben caratterizzati, sono tutte persone che vedi quasi totalmente per ciò che sono, senza vere meschinità a macchiarne l’anima; essere umani reali, di buon cuore, che cercano di dare il meglio di sé. Un piccolo esserino dalle mille domande, i mille perché, che cresce in un quella che cerca, nel suo modo sconclusionato, di essere la famiglia migliore possibile per lui, rivoluziona vite, fa crescere chi era ancora fermo e tornare indietro chi si stava avviando al declino.
Ci sono storie che, nella loro straordinaria semplicità, si conquistano un posto nel cuore, e “Tornare a casa” è, senza dubbio, una di queste. Impossibile non commuoversi per le interazioni tra il piccolo e gli adulti che lo circondano, o non amare Vic che farebbe di tutto per lui, nonostante il passo incerto, le dimenticanze, la paure.
“Joel Woods! Due anni! Gusto sale e aceto. Se glielo chiedevi, ammetteva di avere paura degli animali selvatici, dei ladri, dei mostri, di alcuni robot, ma non se avevano gli occhi gentili. La mamma era la sua persona del cuore, anche quando era pronta a smettere di giocare.”
Con uno stile narrativo originale, che spazia dai momenti di introspezione intimista, ai dialoghi immediati, dai flussi di pensiero alle descrizioni ben articolate, l’autore crea una lingua tutta sua; tra irriverenza e poetica, evocativa, descrittiva e estremamente sfaccettata.
Credete che si possa essere una famiglia anche senza legami di sangue?

Salve, sono Giusy e sono un’appassionata lettrice da quando ero una bambina. Mi piace leggere praticamente di tutto, dai classici, ai romanzi d’amore, ma amo soprattutto la narrativa contemporanea. Adoro i manga giapponesi e scrivo racconti.