Tienimi la mano mentre tutto brucia
Thriller
Newton Compton Editori
2 settembre 2025
cartaceo e-book
256
Lac-Clarence, Quebec, 2022. Maxine Grant, detective e madre single in crisi, viene chiamata sulla scena di un crimine orribile. L'ex insegnante del paese, amata da tutti, ha massacrato il marito pugnalandolo a morte.
Parigi, 1899. Lucienne Lelanger si rifiuta di accettare il fatto che le sue figlie siano morte in un incendio. Così si unisce a una società segreta nella speranza che lo spiritismo e la magia nera la aiutino a ritrovarle.
Lac-Clarence, 1949. La giovane Lina sta attraversando un'adolescenza turbolenta. Per tenerla occupata dopo la scuola, la madre la costringe a raggiungerla alla "Mad House" la casa di riposo dove lavora. Lì incontra una strana paziente che le dà consigli pericolosi...
“Leggi pure il tuo libro proibito. Alza solo gli occhi, una volta o due, per vedere il sole che muore. Di certo è l’unico a cui la morte di addica”
“Tienimi la mano mentre tutto brucia” di Johana Gustawsson (Newton Compton editore) è la storia di tre donne di età diversa, con un vissuto differente ma legate da un unico filo conduttore. Nel 2002 una donna assassina brutalmente il marito e cade in un preoccupante stato catatonico. L’uomo era un noto autore nonché docente universitario, lei un’insegnante in pensione. Una coppia affiatata quanto riservata. Maxine Grant, agente di polizia di rientro dal congedo per maternità, è una ex allieva della donna ed è chiamata ad indagare. La sua squadra, durante un sopralluogo nella villa in cui si è consumato il reato, fa una macabra scoperta…
“Siete alla ricerca di un’altra verità e pronta ad aprirvi a qualcosa di nuovo. E io sono pronta a guidarvi”
E’ stata la sinossi ad avermi inizialmente colpita. Amo il thriller dove il passato si ricollega al presente e tutto ciò che pare non avere senso prende forma pagina dopo pagina. Qui i piani temporali sono addirittura tre. Uno contemporaneo (2002), uno risalente il dopo guerra (1049) e uno più antico (1899). Ogni periodo ha una sua protagonista. Tutte e tre sono legate a Lac-Clarence, in Québec (Canada)
Maxine, agente di polizia rimasta vedova con un neonato da accudire e una figlia adolescente in crisi. E’ una donna indipendente che vuole mostrarsi forte poiché detesta esser compatita. E’ stanca, preoccupata per gli sbalzi d’umore della figlia e per il futuro del più piccolo che non conoscerà mai suo padre. Si sente insicura sia come madre che come donna poiché la gravidanza e il tempo le hanno regalato rughe e chili di troppo. La sua via di fuga è il lavoro, per questo vi si getta a capofitto.
Lina è un’adolescente schiva e priva di autostima. E’ sottile e senza forme, questo la espone alle pesanti critiche e alle beffe di un gruppo di compagne più spavalde che inizia a temere. Ama moltissimo leggere romanzi ma non è interessata alle materie scolastiche che trova noiose. Sua madre è infermiera in una casa di riposo, suo padre era un parigiano rimasto ucciso durante la guerra. La donna ha un carattere forte e deciso, ama la figlia e desidera che studi affinché nel futuro diventi colta e indipendente. Lina invece è triste e frustrata: non sopporta l’ambiente rigidamente religioso della sua scuola e ha il terrore delle crudeli compagne. In lei alberga un forte sentimento di rivalsa e ribellione.
Lucienne è una ragazza giovane e infelice poiché è intrappolata in un matrimonio combinato e privo di slanci. E’ una signora dell’alta società (che non desidera frequentare poiché si sente inadeguata e i convenevoli la annoiano), una madre di due adorabili bambine e una moglie annoiata. E’ una donna inquieta, emotiva e fragile che si sente in trappola in quella gabbia dorata. Questo fino a quando accadrà un
evento che rimetterà in discussione tutta la sua vita.
“Quando una donna perde il controllo, è sempre colpa di un uomo. E’ sempre per una questione di nido: un uomo che lo lascia o che non vuole deporci dei figli”
I fattori che ho maggiormente apprezzato in questo romanzo sono quelli relativi la fluidità dello stile e la semplicità del linguaggio che mi ha consentito di leggerlo assai rapidamente. Il ritmo è veloce poiché la trama ha una certa suspense. Ho gradito la dinamicità della storia creata dall’alternarsi dei periodi di ambientazione e delle protagoniste. La narrazione si sviluppa in prima persona attraverso la voce delle tre donne.
Si narrano aneddoti aventi per protagonisti personaggi famosi della Storia, essi sono reali e fanno da sfondo a questa vicenda. Fungono da spunto per una storia decisamente agghiacciante. La tematica verte intorno alla maternità: desiderata, negata e strappata dal destino. Si narra di fragilità, una condizione che espone a rischio di plagio e influenze nefaste da parte di esseri privi di scrupoli.
I punti di forza del romanzo consistono sia nell’intreccio che lega il passato al presente, sia nel finale. Il primo è ben orchestrato e originale, il secondo invece è sorprendente e inaspettato. Il colpo di scena concludente lascia veramente stupefatti. Ciò che invece non ho apprezzato consiste nella parte più macabra (in alcuni dettagli che si leggono nei primi capitoli) che, a mio avviso, poteva anche essere omessa poiché non aggiunge nulla alla storia.
“Se non hai la forza bruta e nessuno ti ascolta, ti restano comunque altre strade…”
Amate i thriller in cui il presente trova una spiegazione nel passato?