Ti ritrovo nel silenzio
Narrativa contemporanea
Neri Pozza editore
11 novembre 2025
cartaceo e-book
208
Una donna e un uomo si scelgono, vivono un lungo amore dolce, una vita piena, con due figli e due carriere luminose nel giornalismo e nella scrittura. Finché, in un giorno qualunque, tutto finisce. Quando Geraldine Brooks riceve la notizia che suo marito Tony Horwitz, sessant’anni, si è accasciato per strada senza più riprendere conoscenza, sta lavorando al romanzo che il suo editore aspetta da tempo. Quell’istante brutale separa per sempre ciò che è stato da ciò che non potrà essere mai più. Ma Geraldine non può concedersi l’autocommiserazione, non può crollare: ci sono i suoi figli. Ci sono tutti quegli atti pratici, necessari e urgenti, dettati dal momento. Deve indossare una maschera per ogni viso che incontrerà, trovare le parole per rispondere alla commossa partecipazione degli altri. Poi i giorni diventano mesi, e a un tratto sono trascorsi tre anni, durante i quali il mondo intero di Geraldine è rimasto vuoto seppur traboccante di persone e successi letterari, la vita priva di qualunque pienezza reale. Ed ecco che all’improvviso si fa strada una consapevolezza: il suo dolore non ha avuto spazio per gridare, è ancora lì, grumo rovente e intatto sotto la pelle. Geraldine ha inconsciamente obbedito ai dettami di una cultura – la nostra – che prova fastidio davanti al protrarsi della tristezza, che confina il lutto al rito funebre. Così, finalmente, un’isola di lancinante bellezza al largo della Tasmania, con le sue rocce incendiate di colore e le spiagge avvolte di silenzio, diventa il tempo e il luogo per un inizio nuovo. Con la voce asciutta e potente della grande scrittrice, Brooks lascia da parte per un momento la finzione letteraria e spalanca le porte della vita vera, celebrando l’amore, lo strazio della perdita, la gioia e il mistero dell’esistenza.
“Finalmente mi concedo di restare, di aspettare, di accogliere il mio dolore. Di attendere insieme a lui, tutto il tempo che ci vuole”
“Ti ritrovo nel silenzio” di Geraldine Brooks (Neri Pozza editore) è la storia di un lutto, quello dell’autrice che ha perso improvvisamente il marito Tony Horwitz, scrittore e giornalista. Avevano formato una famiglia serena, erano molto affiatati e progettavano di invecchiare insieme. I loro figli impegnati nello studio al fine di costruirsi un futuro e loro due così fieri di quei ragazzi. Poi, ad un tratto, tutto si è fermato per Geraldine. Mentre Tony era nella sua città natale per promuovere il suo libro, crolla per la strada e cade a terra senza vita. Il lutto di lei non termina con le esequie come molti si aspetterebbero. Ha bisogno di tempo e silenzio così parte per la Tasmania alla ricerca di pace. In piena solitudine rilegge i quaderni del marito e ripercorre la loro vita insieme.
“E così. quell’urlo è rimasto intrappolato dentro di me, una bestia rinchiusa nel seminterrato del mio cuore. Devo trovare un modo per liberarla”
Questo è un memoir dell’autrice riferito al periodo più delicato e doloroso della sua vita. Chi conosce i romanzi di Geraldine Brooks sa quanto sia acuta e coinvolgente la sua scrittura. La caratteristica principale è la ricerca. In questo frangente non si tratta di analizzare eventi storici sui quali creare un racconto di fantasia. E’ una ricerca personale e intima all’interno di sé e del suo mondo improvvisamente sconvolto. La ricerca della vita alternativa a quella che aveva programmato e che non potrà avere. Pur trattandosi di una narrazione intimista, lo stile ricorda quello giornalistico poiché ogni riflessione si fonda sulla realtà che non viene mai stravolta dalle emozioni.
E’ il racconto di una storia d’amore, di un’affinità consolidatasi nel tempo nonostante le differenze caratteriali.
Geraldine è australiana sino al midollo e amante della sua terra. Ama moltissimo Tony ma è delusa di non poter condividere l’attaccamento alla propria patria con lui. Per Tony la patria è l’America e lui si sente americano, non è per nulla favorevole ad una vita in Australia. Ha qualche anno meno di lei, è in perfetta forma fisica, è un ex giornalista che ha costruito la sua carriera sfidando i cecchini in zone di guerra rischiando la propria vita. Anche Geraldine è giornalista, si erano conosciuti proprio all’università. Amano raccontare storie e si sono affermati entrambi come scrittori. Hanno viaggiato, costruito rapporti d’amicizia, avuto un figlio e adottato il secondo. La loro è una coppia
equilibrata dove l’uno appoggia i successi dell’altra e viceversa.
“Di tutte le cose che mi mancano di Tony – la sua voce melodiosa, le sue mani delicate – quella che mi manca di più è la sua capacità di farmi ridere ogni giorno”
Ho letto molto rapidamente questo memoir poiché la sensibilità dell’autrice è stata la chiave d’accesso per entrare pienamente nella storia e questo mi ha permesso di cogliere la bellezza del significato delle sue parole. Le sue riflessioni diventavano anche le mie e credo siano utili a chiunque abbia vissuto un lutto. Questa è una società perennemente in corsa e che pretende dai suoi componenti lo stesso ritmo frenetico. L’elaborazione di una perdita invece esige tempo e silenzio.
Di fronte a un lutto nelle persone c’è una sorta di pudore nell’ammettere la propria sofferenza davanti al proprio prossimo, quasi fosse un’ammissione di debolezza. Ti si chiede “come stai?” e spesso se ne esce con la frase “la vita continua”, cosa ovvia peraltro. La vita continua, sicuramente, ma lo fa in modo diverso. Occorre calma e tempo per capire come. Il lutto non termina con le esequie. Il ricordo e la relativa nostalgia non sono forme di debolezza finalizzate solo a rattristarci, è un modo per sentire vicino chi non è più fisicamente con noi. L’autrice le converge in celebrazione dei tempi felici, di una memoria positiva.
Non si tratta di una narrazione pesante, tetra o lenta. Il ritmo è abbastanza rapido, nonostante si esalti l’importanza del tempo e dello spazio, della bellezza della natura come lenitivo al dolore e della relativa contemplazione, e la lettura è scorrevole. L’autrice riempie le pause con riflessioni interessanti e condivisibili, aneddoti e ricordi. E’ una storia intensa, ma raccontata con fluidità, delicatezza e del tutto priva di pathos.
Consigliato a chi crede nel ricordo, nella memoria e nella necessità di mettere, di tanto in tanto, in pausa la propria vita.
Voi cosa ne pensate?