Theta infelix
Giallo
Apalòs
16 giugno 2026
cartaceo, ebook
436
Ottobre 2018. Mentre l’Etna oscura il cielo con una pioggia di cenere che ricopre ogni cosa, un duplice omicidio sconvolge la costa siciliana nei pressi di Acireale. Sotto la lingua delle vittime, un misterioso rito: due monete d’argento con inciso il simbolo della Theta. L’ispettore Luigi Traversa, in fuga da un passato che non smette di tormentarlo, si ritrova immerso in un’indagine che affonda le radici in un vecchio caso del 2002. Tra regolamenti di conti, antiche leggende e l’ombra di un male ancestrale che scende dalla “Montagna”, Traversa dovrà scoprire se ha il coraggio di calarsi nel fondo del pozzo. Perché è solo lì, dove non c’è più né sole né luna, che si nasconde la verità.
“Theta infelix” è il titolo del libro di Rosario Russo ambientato i Catania e nei paesi circostanti. Edito da Apalòs, il romanzo, che collocherei a metà strada tra il giallo e il thriller, ha un protagonista di tutto rispetto: la Montagna, ovvero l’Etna.
Siamo nell’autunno del 2018 e il vulcano sta ricoprendo i territori circostanti con una pioggia di cenere, quando un duplice omicidio sconvolge la città. Che sia tornata a colpire la mafia? che qualche clan abbia dei conti in sospeso?
Il commissariato di Acireale è chiamato a dissipare una matassa di cui non si trova il bandolo e soprattutto a capire il significato di alcune monete che vengono trovate in bocca ai cadaveri.
I luoghi e le descrizioni
Chi mi conosce sa quanto mi piacciano i libri con delle belle descrizioni, dove i luoghi sono riconoscibili anche da chi non ci è mai stato. Rosario Russo mi ha portato nei paesi che stanno nei pressi di Aci, il corso d’acqua attorno a cui sono nate diverse leggende, mi ha fatto sentire gli odori e i colori causati dalle eruzioni dell’Etna e, perchè no, anche il profumo dei cornetti la mattina a colazione.
Camminare per le vie della città o essere all’interno del commissariato grazie a delle descrizioni precise, non minuziose ma essenziali, è come entrare nel libro e scavare tra la polvere dell’Etna per scoprire la verità su quanto sta accadendo. Così come riconoscere i personaggi in quanto caratterizzati molto bene sia caratterialmente, che è l’essenziale per questo genere di trama, sia fisicamente. Alcuni avevano bisogno proprio di essere riconosciuti da una caratteristica peculiare che Rosario Russo ripete senza farla diventare invasiva: può essere
un intercalare, un modo di vestirsi o semplicemente una sigaretta sempre tra le mani.
“Una voce femminile li investì da dietro, quasi a tradimento.
«E fate male a non conoscerlo! Molto male!»
La Sciancarelli li raggiunse imprecando e ansimando. Indossava un tailleur scuro e un improponibile paio di tacchi alti.
«Che strade di merda avete ad Acireale, mamma mia!»
«Buongiorno dottoressa», rispose sospirando Lorefice. Ci mancava solo lei a completare l’ennesimo manicomio. Memore dei suoi studi in giurisprudenza, realizzò che se fosse stato ancora vivo Basaglia avrebbe dovuto rivedere la sua famosa legge.”
Protagonisti e personaggi
Magari l’autore non sarà d’accordo, ma per me l’unico vero protagonista è l’Etna. Senza la Montagna non ci sarebbe stata la trama, l’intreccio sarebbe stato carente e ancor meno si poteva avere un aggancio con il passato più vicino e quello remoto o leggendario.
L’ispettore Luigi Traversa, arrivato anzi fuggito dal nord, si trova a dover fare i conti con una realtà che non gli appartiene; sarà proprio qui che riuscirà a guardarsi nel profondo e a tornare indietro a ripercorrere il suo giorno più buio. Molto bello il rapporto che si instaura tra lui e i colleghi, con ognuno si apre in modo differente e con il il commissario Lorefice entrerà in empatia, finchè…
Antonio Lorefice è uno dei personaggi fondamentali, colui che regge la struttura dell’intero romanzo dove i colpi di scena non mancano, soprattutto sul finale. Un uomo che ha sofferto più di quanto l’animo umano possa sopportare, un uomo incompiuto, un uomo che non riesce a trovare un equilibrio.
E poi ci sono tantissimi altri personaggi che ben sono integrati nella storia presente e in quella del 2002, ognuno col suo bagaglio di vissuto e di sofferenze. Tutti danno un contributo alla buona riuscita del testo.
Perchè quattro stelle allora?
Ve lo spiega questo scambio di battute tra Lorefice e Traversa:
“Traversa sbatté con deliberata violenza lo sportello del SUV.
«A tia i manu ti fazzu cascari, prima o poi!» sbraitò il commissario. «Certo che se una cosa non ti sta bene diventi peggiu de picciriddi!»
«Traduci in italiano, grazie.»
Antonio diventò paonazzo. «A me lo dici? Ché quando ti ci metti parli la lingua degli ostrogoti? Dai, entriamo.»”
Semplicemente perchè a tratti ho faticato nei dialoghi in catanese. Avrei preferito che, almeno nelle parti più consistenti, ci fosse stato un piè di pagina a spiegare.
Per il resto l’ho trovato “Theta infelix” una lettura molto scorrevole e ben scritto. La struttura precisa ha tutte le caratteristiche per definire un libro di genere giallo (omicidio, polizia, presunto assassino) che vira al thriller (serie di omicidi, altri crimini connessi).

Di una lettura mi colpisce sia una bella trama che una scrittura ricercata. Un romanzo rosa, un romanzo storico, della narrativa contemporanea non importa basta che non sia… fantasy!