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Recensione: “Thelmabeth” di Piero Iiriti, Gruppo Albatros Il Filo

Thelmabeth Book Cover Thelmabeth
Piero Iiriti
Narrativa contemporanea
Gruppo Albatros Il Filo
21 aprile 2020
cartaceo, ebook
220

Un gruppo di amici condivide la scoperta delle emozioni. Trevien, il protagonista, attraverso continui salti nel tempo, peripezie e colpi di scena, beve tutta d'un fiato la vita. Alla continua ricerca dell'ignoto e nel tentativo di superare e abbattere quelle barriere che la natura ci pone, lotta con i suoi fantasmi fino al parossismo. L'autore, Piero Iiriti, con molta chiarezza e immediatezza tratteggia realtà e situazioni molto divertenti. La narrazione è vivace, dal ritmo sostenuto e rende chiaramente l'idea della fragilità umana che spesso si cela dietro pareti trasparenti

“Il libro offre due beni contrastanti, che in esso si fondono: ci trovi te stesso e insieme una tregua dell’identità… Solo, a tu per tu con la pagina, hai il diritto di essere totale. Il libro è il grimaldello per entrare nella realtà. È la traduzione di un sogno”

 

Ho cominciato la mia recensione quest’oggi mettendo in evidenza alcune frasi di Barbara Alberti che ho tratto dalla prefazione di questo libro. Ho trovato che quelle parole si adattino alla perfezione al testo in quanto, a parer mio, Thelmabeth rappresenta una fuga dalla realtà, un viaggio senza metà dove il protagonista ritrova se stesso nel suo caos. Chi lo legge ha due scelte davanti: o cavalca il delirio di Trevien, il protagonista, e dei suoi amici o si lascia guidare dalla ragione col risultato di non comprendere cosa ha letto.

Ma partiamo dal principio. Sin  dal primo capitolo capiamo che siamo di fronte a qualcosa che con la realtà poco ha a che fare. Se dovessi attribuire un genere al libro mi troverei un po’ spiazzata. Non è un fantasy anche se sicuramente fa parte del genere fantastico. Romanzo contemporaneo? Forse, se si attribuisce tutto quello che accade ad un’allucinazione dovuta all’abuso di sostanze stupefacenti e alcool. L’autore esordisce parlando di una presunta morte di Trevien con risurrezione annessa concessali da quelli che lui definisce “angeli dell’alcool “ o “Figli di Dioniso”. Questi ultimi, piacevolmente sorpresi dalla sua sbornia colossale, decidono di dargli una seconda possibilità di vita. Ma, perché c’è un ma e non poteva essere altrimenti, questa sua seconda opportunità prevede che lui d’ora in poi viva consacrando la sua vita alla bottiglia che in cambio gli permetterà di visitare realtà parallele e quindi di scorgere cose invisibili agli occhi altrui.

Da questo momento in poi la storia prosegue mostrandoci lo scorrere poco soddisfacente delle giornate di Trevien, ore caratterizzate dalla presenza costante della droga, del sesso occasionale e dell’immancabile bicchiere. Il caso governa i suoi giorni e le sue scelte, il delirio in cui, grazie al cocktail di fumo e alcool, lui e i suoi fedeli compagni si trovano a sguazzare è l’unica certezza che ha nella sua esistenza sregolata dove gli attimi di lucidità si possono contare sulla punta delle dita.

 

Accettiamo la casualità nella sua spontaneità e smettiamola di cercare segni che non esistono, compariamola con tutti gli altri momenti della nostra vita in cui nessuna coincidenza si palesa e così la smascheriamo in tutto il suo essere, la isoliamo e messa lì, in un angolo, privata del cibo delle nostre menti inaffidabili, evapora

 

Non posso dire di essermi entusiasmata nel leggere questo libro, probabilmente mi aspettavo qualcosa di diverso. Non è scritto male, anzi, l’autore sa ben usare la penna. Inoltre il richiamare in diversi parti i grandi della letteratura classica come Machiavelli, Pasolini e altri fa capire che non siamo davanti ad uno scrittore improvvisato.

L’empatia col testo non è scattata, credo, per questioni di gusto personale. Però ho intravisto nei pochi momenti di lucidità del protagonista una sorta di battaglia con se stesso, col mondo intero colpevole di non riuscire ad agglomerare in sé un’anima confusa come la sua. E di chi è la colpa di tutto questo?

Brutta cosa, i problemi che si hanno con se stessi, con chi prendersela? Potresti andare in giro puntando il dito su qualcuno e accusarlo delle tue insoddisfazioni, aggredirlo, quando il nemico sei tu stesso, è sugli altri che proietti i tuoi nervi per evitare di distruggerti

Purtroppo non sono riuscita ad andare oltre, a capire quale fosse il vero messaggio che questo libro voleva trasmettere. Forse il finale senza fine non aiuta in questo o molto più probabilmente l’evasione dalla realtà tramite l’escamotage dello sballarsi continuo non è, per me, un messaggio da far passare, anche se comprendo che sia molto più presente nel nostro mondo di quanto vorrei. Il mio voto si aggira intorno alle due stelle e mezzo con le quali sto premiando solo e unicamente la scrittura fluida e corretta di un autore che, a parer mio, potrebbe dire tanto anche in maniera meno aggressiva.

Sahira

Sono emozione e di essa mi nutro trovando scialbo ciò che non colora, Sono emozione che con la penna divora il bianco candido di un libro vissuto…

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