The Sleepless - La maledizione dei Senzasonno
Fantasy
Mondadori
30/01/2026
Cartaceo e digitale
300
Elver è la guardiana solitaria della insidiosa foresta dei mostri. Salvata in extremis dalla Regina dei Serpenti quando era poco più che una bambina, in quello stesso istante si è trasformata in una creatura pericolosissima. Chiunque riceva un suo tocco, infatti, rischia la morte. Ecco perché vive ai margini del mondo umano, un’ombra tra le ombre. Artair, invece, è un giovane monaco che porta sulle spalle la maledizione dei Senzasonno: nel suo corpo, infatti, convivono due anime, la sua e quella di Lucian, uno spirito oscuro pronto a prendere il controllo non appena il ragazzo si addormenta. Durante una missione “obbligata”, Artair incrocia sul suo cammino Elver e la convince ad aiutarlo a portare a termine il compito che gli è stato affidato. Alla difficoltà del viaggio si somma la necessità di limitare i danni prodotti, ogni notte, da Lucian. Perché ogni volta che questo prende il sopravvento su Artair si genera il caos e il confine tra essere nemici, alleati o qualcosa di più si confonde, pericolosamente. Travolti da un conflitto che oppone divinità affamate di potere, mostri antichi e una magia che nessuno di loro comprende davvero, Elver, Artair e Lucian intraprendono un viaggio che li porterà dalle vette della Torre Dorata ai nidi sotterranei dei keltraxia, fino ai santuari proibiti degli dèi. Un cammino che riscriverà i confini del loro mondo… e del loro stesso cuore.
All’inizio sono entrata in questo mondo in punta di piedi, cercando di orientarmi tra maledizioni, dèi antichi, creature mostruose e foreste oscure… e poi, senza nemmeno accorgermene, mi sono ritrovata completamente immersa nella storia, incapace di uscirne.
“The Sleepless – La maledizione dei Senzasonno“ di Jen Williams, edito Mondadori, si è rivelata davvero una lettura intensa e immersiva, e soprattutto una di quelle storie che riescono a distinguersi in un panorama fantasy dove spesso tutto tende ad assomigliarsi un po’.
La prima cosa che mi ha colpita è stata l’atmosfera. L’autrice, infatti, dipinge un worldbuilding che sembra vivo e antico, pieno di angoli oscuri che trasudano mistero e decadenza, leggende dimenticate e pericoli che si percepiscono costantemente, come se ci fosse sempre qualcosa in agguato sotto la superficie del lago, pronto a trascinarti giù con sé.
C’è qualcosa di profondamente inquietante e allo stesso tempo affascinante nel modo in cui viene descritto questo universo: la foresta dei mostri, i santuari degli dèi, la magia che sembra avere sempre un prezzo.
Spero che il tutto venga approfondito maggiormente nel secondo (e ultimo) volume, perché ne avrei voluto di più. Si è trattato di uno scorcio interessante, ma io vorrei spalancare la finestra su questo mondo fantastico.
E proprio dentro questo ambiente così crudele e intrigante si muovono tre personaggi impossibili da ignorare.
La protagonista è Elver, guardiana della Foresta dei Mostri. Da bambina è stata salvata dalla misteriosa Regina dei Serpenti e, da quel giorno, è diventata qualcosa che tutti temono. Vive isolata, lontana dagli altri, convinta di essere destinata alla solitudine.
Elver mi è piaciuta moltissimo: cresciuta ai margini del mondo umano, convinta di essere più mostro che persona, costretta a vivere nella solitudine perché il suo tocco può uccidere, non è la classica protagonista “forte e sarcastica” costruita per sembrare perfetta. Infatti, è diffidente, rabbiosa, ferita, spesso spaventata. E proprio per questo risulta così umana.
È una protagonista che porta addosso il peso dell’isolamento e della diffidenza, e quando inizia a rendersi conto che la presenza di Artair le dà conforto, quasi sollievo, non sa come affrontare quella sensazione perché non ha esperienza di legami autentici, non sa come lasciarsi andare. E questo rende la sua evoluzione molto credibile e toccante.
Artair invece è quel personaggio che all’inizio sembra quasi il più controllato, il più “sicuro”, ma più si va avanti più si capisce quanto peso stia portando sulle spalle. La maledizione dei Senzasonno mi è sembrata davvero terrificante non solo per quello che comporta fisicamente, ma anche per ciò che significa psicologicamente: vivere sapendo che, nel momento in cui abbassi la guardia e chiudi gli occhi, qualcun altro potrebbe prendere il controllo del tuo corpo.
E poi c’è Lucian.
Se Artair è gentile, premuroso e posato, Lucian è caos puro.
Onestamente? Ogni scena con lui aveva un’energia completamente diversa. Ambiguo, manipolatore, magnetico e oscuro, è quel tipo di personaggio che non sai mai se temere o amare (o forse entrambe le cose!). E il rapporto che si crea tra lui, Elver e Artair è una delle parti più riuscite del romanzo, perché non si basa solo sull’attrazione, ma sul conflitto continuo, sulla paura, sul bisogno reciproco e sulla linea sottilissima che separa umanità e mostruosità.
Ogni tappa del viaggio aggiunge qualcosa ai personaggi, ai legami e alla comprensione del mondo (interno, oltre che esterno). C’è sempre la sensazione che dietro ogni leggenda, ogni creatura e ogni dio esista qualcosa di più grande e terrificante che aspetta solo di emergere.
Anche il ritmo mi ha sorpresa. Il libro alterna momenti più lenti a scene molto tese e adrenaliniche senza perdere mai il coinvolgimento emotivo. E quando la storia accelera… accelera davvero. Ci sono capitoli che ho letto trattenendo il fiato.

Uno degli aspetti che ho trovato più interessanti è il modo in cui il romanzo costruisce continuamente il tema del doppio. Non solo attraverso la maledizione di Artair e Lucien, due anime costrette a condividere lo stesso corpo, ma anche attraverso tutti gli altri elementi della storia. Elver è contemporaneamente mostro e ragazza, temuta e desiderata. Gli dèi sono venerati e temuti. La religione è fonte di protezione ma anche di oppressione. Persino i sentimenti dei protagonisti oscillano costantemente tra fiducia e diffidenza, attrazione e paura.
È come se il romanzo ci ricordasse continuamente che nessuno è una cosa sola. Che dentro ogni persona convivono identità diverse, spesso in conflitto tra loro. E che il vero scontro della storia non sia quello tra bene e male, ma quello tra le diverse parti di noi stessi che cercano di prendere il sopravvento.
In questo senso Lucien non rappresenta soltanto una minaccia esterna, ma diventa quasi il simbolo di tutto ciò che cerchiamo di controllare, reprimere o nascondere. Mentre Artair lotta per non perdere se stesso, Elver combatte contro l’idea di essere definita dalla propria natura. Entrambi, in modi diversi, si trovano davanti alla stessa domanda: chi siamo davvero? Chi ci definisce, in realtà? Noi, o gli altri?
Dal mio punto di vista, quindi, tutto in “The Sleepless“ sembra riflettersi come in uno specchio incrinato. Due anime nello stesso corpo. Una ragazza che viene percepita come un mostro, ma che conserva più umanità di molti uomini. Divinità che promettono salvezza e protezione mentre governano perlopiù attraverso la paura e l’inganno. Nessuno è soltanto ciò che appare.
È un romanzo che vive nella terra di mezzo, in quello spazio ambiguo dove gli opposti si sfiorano continuamente, e che parla di accettazione e cambiamento. Ha quella forza che ti trascina dentro lentamente e che ti tiene lì grazie alle sue domande più che alle sue risposte, rendendo il tutto più profondo di quanto sembri.
A un certo punto, ci si trova di fronte ad un quesito: possiamo scegliere chi diventare oppure siamo destinati a essere definiti dalla nostra natura? È possibile essere due cose contemporaneamente?
E forse è proprio questo il suo cuore: mostrarci che non siamo mai una sola versione di noi stessi. Siamo luce e ombra, paura e desiderio, istinto e scelta. Proprio come Elver, Artair e Lucien. Proprio come tutti noi.
Ringrazio di cuore la CE per la copia e l’opportunità.