Ascension Island
The Drunk Fury
Romanzo avventura
Bookabook
11 maggio 2022
Cartaceo e eBook
530
1702. Finalmente la Mermaide la Black Hunter solcano l’oceano verso Tamarit e il Golfo di Guinea: il prigioniero spagnolo deve essere trovato, Sir Regie deve essere convinto a unirsi alla Drunk Fury, ma castelli in fiamme, arrembaggi, battaglie, tifoni, giungle selvagge, vendette feroci e tradimenti attendono le due ciurme. L’obiettivo è ritrovarsi ad Ascension Island, il covo del capitano Vince, ultima tappa prima del viaggio per il tesoro dell’Huascarán, bramato anche dagli spagnoli.
1718. Jack è ancora in prigione, aggrappato all’ultima lettera di Paul: “Fratello, veniamo a prenderti”. Queste sono le parole che lo salvano dalla follia e dalla disperazione; tuttavia, ancora non sa che le loro missive hanno messo in moto eventi che non possono controllare: Nassau e i Caraibi sono pronti a esplodere, e Charles Vane, Barbanera, Calico Jack, Anne Bonny e Mary Read non intendono rimanere esclusi.
“Noi non siamo eroi, Paul, nessuno di noi lo è.“
“Il mondo non ha bisogno di eroi, Chepi. Il mondo ha bisogno di combattenti e di persone pronte ad aiutare gli altri.“
Con “The Drunk Fury – Ascension Island”, edito da Bookabook, Paolo Andrico e Paolo M. Corbetta ampliano in modo ambizioso l’universo narrativo della Drunk Fury, portando la saga piratesca su un piano più epico rispetto al volume precedente. Se nel primo libro la storia era maggiormente centrata sulla nascita dell’equipaggio e sulla definizione dei legami tra i protagonisti, qui la vendetta personale si intreccia con un conflitto storico più ampio.
Nel capitolo iniziale della saga, “The Drunk Fury – La nascita della fratellanza”, avevamo assistito alla formazione della ciurma, alla costruzione dell’identità della Drunk Fury e ai primi contrasti interni. Ascension Islandriprende la storia esattamente da dove l’avevamo lasciata.
Il viaggio del 1702 non è solo un’avventura ma rappresenta una prova di maturità per i protagonisti. Ritrovare il prigioniero spagnolo, convincere Sir Regie ad unirsi alla compagnia e raggiungere Ascension Island, sono obiettivi che si sovrappongono a un progetto ancora più grande: la corsa al tesoro dell’Huascarán, inseguito anche dagli spagnoli.
Come nel precedente capitolo anche questa volta ci sono numerosi salti temporali.
L’intreccio tra finzione e realtà storica è uno degli elementi più affascinanti del romanzo.
L’inserimento di pirati realmente esistiti non appare mai forzato. Gli autori li tratteggiano con rispetto storico ma anche con una certa libertà romanzesca, rendendoli parte integrante del tessuto narrativo senza trasformarli in semplici cameo.
“Tutti gli uomini – pirati, ribelli e soldati – si fermarono sollevando lo sguardo verso l’altura da dove da pochi secondi era scomparso il sole. La luce stava via via scomparendo, lasciando posto la tenebra. E da quella tenebra emerse l’Inferno.”
Il romanzo alterna arrembaggi, battaglie navali, tifoni e spedizioni nella giungla a momenti di introspezione e conflitto morale. L’avventura è costante, ma non fine a se stessa: ogni scontro lascia cicatrici, ogni tradimento ha delle conseguenze spesso molto importanti.
L’ambientazione è uno dei punti di forza. Dai castelli in fiamme alle acque tempestose dell’Atlantico, fino alla tensione politica, si percepisce un grande lavoro di documentazione storica. Il lettore viene immerso in un mondo sporco, violento, ma anche vibrante di libertà e desiderio di riscatto.
Andrico e Corbetta adottano una scrittura molto dinamica e, soprattutto nelle scene d’azione, cinematografica. Sanno sapientemente gestire più punti di vista senza perdere coerenza e senza mai confondere il lettore anche nei salti temporali.
Rispetto al volume precedente, ho percepito una maggiore sicurezza narrativa. I dialoghi sono più incisivi, i conflitti meglio calibrati, il ritmo più serrato. Il linguaggio mantiene un tono avventuroso classico, con richiami alla grande tradizione del romanzo piratesco.
“The Drunk Fury – Ascension Island” non è soltanto una storia di pirati e tesori nascosti, ma un racconto di fratellanza e ambizione.
È un secondo capitolo che amplia l’universo narrativo senza tradire le premesse iniziali, anzi rafforzandole. E lascia il lettore con una certezza: la vera tempesta non è quella che infuria sull’oceano, ma quella che si scatena nelle scelte degli uomini. E ora via, verso nuove avventure attraverso l’ultimo capitolo della saga: “The Drunk Fury – Le spade della redenzione”.
Buona lettura!
“Unitevi a me, furie ubriache, e tornate a sorridere, perché la vita è vita, anche nel dolore! Anche nella morte!“ Prese una bottiglia, stappandola e alzandola su di noi. “Yo-oh, pirati e piratesse, per la Drunk Fury!“
Paolo Andrico nasce a Milano nel 1991. Laureato in Lettere all’Università degli Studi di Milano, si appassiona di letteratura latina medievale. Oggi si occupa di editoria e comunicazione. I suoi punti di riferimento sono J.R.R. Tolkien, Herman Melville e…Vinicio Capossela. La scrittura rappresenta la sua personale caccia al Grande Leviatano.
Paolo Maria Corbetta nasce a Milano nel 1992. Fra Milano, Londra e Ginevra per lavoro e università, oggi si occupa di consulenza a Roma. Appassionato di fantasy e pirateria, fra i suoi modelli annovera Tolkien, Guareschi, Dumas, Dostoevskij e Van Der Sfroos. La scrittura è la sua chiave per decifrare la realtà fra verità e fantasia.

I molteplici impegni famigliari (ho due figli stupendi oltre ad un marito e a un cane) mi hanno sottratto per un lungo periodo ad una delle mie più grandi passioni: la lettura (oltre alla pallacanestro -amore questo condiviso con mio marito, allenatore, e mio figlio, arbitro, che ci ha portato a creare una nostra società dove ricopro il ruolo di presidente). Ora complice un infortunio che mi costringe a diradare i miei impegni fuori casa (non posso guidare) sono “finalmente” riuscita a riprendere un libro in mano! Il fato, insieme ad un post di Kiky (co-fondatrice de “La bottega dei libri” che conosco da oltre 20 anni) pubblicato su Facebook han fatto sì che nascesse la mia collaborazione con “La bottega”, collaborazione che quotidianamente mi riempie di soddisfazione.