Superstiti
racconti
Calibano Editore
23 aprile 2026
cartaceo
192
Un genitore che trema, una ragazza marchiata dal pregiudizio, un vecchio cavaliere che resiste alla discriminazione: in questi racconti le voci cambiano, il dolore no. Sono vite attraversate da traumi che lasciano crepe profonde, esistenze spezzate eppure in cammino. Perché al male non si risponde in un solo modo: c’è chi combatte, chi fugge, chi impara a restare. Racconti di cadute e risalite, di strade tortuose e di improvvise esplosioni di luce.
Una serie di racconti che dà voce alla fragilità dell'essere umano e alla sua straordinaria capacità di affrontare il trauma.
La via è questa. Abbi il coraggio di seguirla.
“Superstiti” di Camillo Langella, edito Calibano, è una raccolta di racconti che affronta temi complessi e tipici della nostra umanità. Il filo conduttore è unico: traumi da affrontare e superare e sopravvivenza, o forse resilienza.
Le storie raccontate dall’autore affondano le radici in esperienze che sembrano molto vicine a chi legge: i personaggi possono essere, inizialmente (e poi vedremo perché), davvero il vicino di casa o la signora incontrata per caso al supermercato.
Ogni capitolo si incentra su un personaggio e sul suo trauma. C’è Sarah, esiliata per un difetto alla convivenza con gli altri, a cui viene fatto comprendere che la propria peculiarità non deve essere per forza ostacolo alla vita; c’è Clara, che impara a reagire alla strumentalizzazione a cui è stata relegata da piccola; Osea, con la sua solitudine e la sensibilità di dover ascoltare l’altro, per dirne alcuni.
Ho apprezzato l’intenzione di Langella di esplorare la psiche dei personaggi e di dare voce a chi, in modi diversi, resta “superstite” dopo un trauma.
Un’intenzione che si riflette anche nella scrittura: criptica alle volte e contorta, perché così sono le anime di chi si sente in questo modo. Aspetto che non rende sempre scorrevole la lettura.
Per capire le psicologie altrui, basterebbe forse più semplicità.
Ma vieppiù, che non ha reso la mia lettura piena: tutti i racconti si muovono progressivamente dalla realtà all’allegoria. Mi spiego: il personaggio e il suo contesto, a un certo punto, perdono il contatto con la realità del narrato… e, inevitabilmente, lo stesso accade al lettore che, improvvisamente, mentre pensava di trovarsi davanti a una persona vera, reale, si trova a fare i conti con qualcosa che aleggia e si chiede se, in fondo, tutto sia frutto di un’invenzione, anche lo stesso aspetto psicologico che, a inizio lettura, riteneva vero. E così, i protagonisti dei racconti appaiono vivi, concreti, tanto da farci pensare che possiamo essere noi stessi (punto di forza della raccolta), ma poi tutto si allontana, perdendo il contatto con la realtà e con chi legge (demerito della raccolta).
L’allegoria prende il sopravvento sulla realtà e, almeno secondo la mia sensibilità di lettore, anche la psicologia del personaggio finisce per svuotarsi. Non perché diventi meno interessante, ma perché smette di appartenere a persone riconoscibili e inizia a rappresentare un’idea.
Credo che una narrativa che voglia indagare i profondi meandri dell’essere umano debba restare vera fino in fondo, senza sfociare in simbolismo.
All’autore va comunque il merito di non essersi limitato a passare in rassegna i conflitti sociali più evidenti, come il pregiudizio, l’emarginazione o l’invidia. Nei suoi racconti porta alla luce forme di disagio più sottili e meno esplorate, fragilità interiori che spesso restano invisibili e che proprio per questo risultano originali e interessanti.
Un invito al lettore a riflettere su ferite meno appariscenti, ma non per questo meno profonde. Un invito ad essere “superstiti” anche se ci si sente dispersi nel nulla su una zattera, soli.
3 stelle ⭐⭐⭐☆☆

Leggere mi stimola e mi riempie. L’ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell’impatto che ha su di me tutto questo magico universo.
