Sul declino dell'umano
Le erbacce
filosofia
Ortica Editrice
10 aprile 2026
Cartaceo
128
https://www.orticaeditrice.it/prod.php?id=268
"Non fare niente non dire niente non essere niente". Mi accorgo d’improvviso che ne so meno di un animale, forse l’animale che è in me (che vuole vivere da randagio) conosce ciò che io non conosco, né mai potrò conoscere, perché ne saprò sempre meno di lui. Il Male (anche quello “banale” che poi, inevitabilmente, può trasformarsi in Male assoluto) è fin dalle sue origini radicato nell'animale umano, vi ha piantato le sue radici quando un uomo ha iniziato a pensare di essere migliore e quindi superiore al suo simile. Dimenticare (e dimenticarsi) è il primo passo verso una possibile guarigione. La forma di disperazione più alta è non essere più ciò che si è.
Mi domando spesso il perché del mio continuare a scrivere, del mio violare il silenzio del foglio bianco. Evidentemente le cose che mi porto dentro non vogliono separarsi da me e al contempo neanch’io voglio separarmi da loro.
Ho capito fin dall’inizio che “Sul declino dell’umano” di Alter Spirito, edito da Ortica Editrice, non sarebbe stata una lettura leggera. Un piccolo volume che appartiene alla categoria di libri che costringono il lettore a fermarsi, a riflettere, e che non devono necessariamente dare una risposta. Già il titolo evince il tema centrale: la condizione dell’essere umano nella sua trasformazione verso il declino. Niente di nuovo, direte voi. Certo, ma la storia si ripete, sta a noi essere bravi nel raccontarla.
Sul declino dell’umano: Alter Spirito e il suo monologo esistenziale sull’oblio
Già dalle prime pagine di questo breve saggio, Alter Spirito parla al lettore in un flusso di coscienza o quasi in un sonno, mettendo a nudo un’anima che può sembrare tormentata ma non lo è, perché, come dice egli stesso, in ogni dolore c’è una potenza misteriosa che esprime verità, a cui dà il nome di Bellezza. Citando Paz, Nietzsche, Beckett e molti altri illustri, Alter Spirito ci rivela una cosa importante: la possibile guarigione dal male esiste, ed è dimenticare e dimenticarsi.
Lo stile
La difficoltà di alcuni passaggi del libro può essere un difetto, ma spinge anche a soffermarsi di più su un pensiero e a confrontarlo con il proprio. “Sul declino dell’umano” non è per tutti, è vero, ma può essere stimolante, capace di aprire riflessioni e suscitare emozioni. Nel mio caso, mi sono soffermata su un estratto che mi ha commossa. L’autore scrive: “A volte, come nel sogno di stanotte, i sogni ci mostrano cos’è davvero l’amore: mia madre che sorridendo mi bacia e mi porta di nuovo a casa. E mi sento così bene a casa che se «dovessi spiegare ad un estraneo cos’è l’amore, chiederei a mia madre di baciarmi».
Conclusioni
A tratti, Alter Spirito, mi ha ricordato Arthur Schopenhauer, soprattutto per il tema della sofferenza e dell’oblio. Egli, nel suo saggio, intreccia la dimensione filosofica con quella affettiva, ed è proprio questo che ha reso positivo il mio giudizio. Sicuramente una lettura che ai più potrebbe annoiare, ma come scriveva Wender Phillips “La noia, dopo tutto, è una forma di critica”. E qui, entrerebbe nella discussione, Immanuel Kant.

Giovanna Iammucci nasce a Torino ma si trasferisce fin da piccola a Olevano S/T, in provincia di Salerno. La passione per la scrittura la porta a pubblicare diversi romanzi, e a collaborare con diverse case editrici. Inoltre ha conseguito due attestati come correttore di bozze e spesso scrive articoli su commissione, facendo anche il ghostwriter. Gattara, pagana e amante dell’arte, spesso si diletta con il teatro amatoriale.