Straniera
romanzo
Sellerio editore Palermo
5 maggio 2026
cartaceo, ebook
264
Marusja Tatarova è la «Straniera». Una giovane leningrandese ebrea emigrata dalla Russia sovietica più per noia che per reali motivazioni politiche. Maria, figlia di due papaveri della nomenklatura, è una tipica rappresentante delle classi colte russe, e la sua esistenza scorre a New York, come in un film di Rohmer, tra lavori improbabili, mille corteggiatori e un nuovo, grande, allucinante amore, da cui deriveranno altre nuove avventure, da chiamare forse più disavventure. Ma questo romanzo breve è soprattutto l’ironico, innamorato quadretto della vita degli ebrei russi di New York, riuniti in un piccolo surreale quartiere sulla Centottava Strada, dove il russo è la lingua ufficiale, dove si conservano caparbiamente usi e costumi del paese d’origine. Alla comparsa di Straniera, Kurt Vonnegut ha così commentato rivolgendosi a Dovlatov: «Io mi attendo molto da lei e dal suo lavoro. Lei ha del talento ed è pronto ad offrirlo a questo folle paese. Siamo felici che lei si trovi fra noi».
Credevo di apprestarmi a leggere un classico della narrativa dal ritmo placido e tranquillo, invece Sergej Dovlatov con il suo “Straniera”, edizioni Sellerio, pubblicato in una nuova traduzione, mi ha catapultato in un mondo di emigrati russi dalle personalità sfaccettate, in una storia in cui la sua prosa si tinge di umorismo sottile e dissacrante sarcasmo, per una narrazione in cui si rimane affascinati e sedotti dalla protagonista. Maruska Tatarova, Maria.
“Mi era piaciuta subito: alta, elegante e a suo modo sprovveduta. Saltava agli occhi quel misto d’insicurezza e alterigia.”
La straniera, non ha doti o talenti particolari, nulla di memorabile la caratterizza, neanche un passato strappalacrime che l’abbia spinta ad emigrare dalla Russia agli Stati Uniti. Una privilegiata, con un’infanzia serena e una famiglia affiatata e benestante, a Maruska non è mancato mai nulla. Ma è il suo animo in subbuglio che la porta da un amore all’altro, a giocare a scacchi con la vita, cercando sempre il percorso meno lineare. Dovlatov ci porta nella sua vita, e dà corpo, in poco meno di duecento pagine, a un vero e proprio intrico di sentimenti, tra amori e disamori, tradimenti e divorzi, in un correre frenetico verso un nuovo inizio.
“All’inizio Rafael era per Marusja come una strada, come una particolarità del paesaggio. Era una proprietà del luogo, assieme alla vetrina della ditta Rambow, all’odore di bracieri greci e alla voce profonda e rauca di Adriano Celentano.”
C’è un’umanità variopinta nel mondo di “Straniera”, anche se la maggior parte dei personaggi condivide lingua e origini, una piccola Russia in mezzo alla Grande Mela, Dovlatov la dipinge con i colori accesi di un umorismo delicato, tra cronaca di costume e sensibilità narrativa La particolarità del romanzo è proprio la voce dell’autore di origini russe, che qui non si limita a raccontare una storia, ma osa di più, si fa personaggio, interagisce, comunica, provoca gli eventi, non li guarda soltanto.
“La Centottava Strada è la nostra arteria principale. Da noi ci sono negozi russi, asili, fotografi e parrucchieri russi. Abbiamo avvocati russi, scrittori, medici e agenti immobiliari russi. Abbiamo gangster russi, matti e prostitute russe. Abbiamo persino un suonatore cieco russo. Da noi gli abitanti del posto sono pressoché considerati stranieri. Se sentiamo parlare inglese, ci mettiamo subito in guardia.”
Tra dialoghi surreali, personaggi a volte un po’ caricaturali e una protagonista che a lasciarsi amare non si impegna molto, mostrandosi né dolce né simpatica, Dovlatov crea un romanzo dolce/amaro, brillante e vivace, in cui si sorride molto spesso. Il linguaggio è colloquiale, l’autore non si limita a entrare nella storia e a farne parte, ma conversa direttamente con il lettore e ti sembra di fare parte del circolo di pettegolezzi e confidenze di un quartiere, seduti a chiacchierare da un balcone all’altro. Un nostalgico racconto americano di un autore russo che ci porta nella New York degli anni ottanta, tra emigranti sovietici che ci regalano perle di saggezza o puro senso di sopravvivenza. La seconda metà della storia mi ha letteralmente rapito.
All’inizio avevo fatto fatica a entrare nel mood giusto, forse proprio perché la protagonista non mi aveva suscitato una particolare simpatia. Poi entra in scena l’autore e riesce a darle la giusta spinta per venir fuori più vera, magari un po’ vulnerabile, e più sincera.
“E la musica continuava a suonare e tutti aspettavano qualcuno. E io, a essere onesto, intuisco in definitiva chi fosse: l’autore in persona.”

Salve, sono Giusy e sono un’appassionata lettrice da quando ero una bambina. Mi piace leggere praticamente di tutto, dai classici, ai romanzi d’amore, ma amo soprattutto la narrativa contemporanea. Adoro i manga giapponesi e scrivo racconti.