Storia universale della mafia
Saggio divulgativo
Netwon Compton Editori
29 maggio 2026
cartaceo, ebook
320
C’è la mafia italiana, con le vendette brutali della camorra, le infiltrazioni silenziose della ’ndrangheta nella politica e nella finanza, l’espansione di Cosa Nostra oltre i confini della Sicilia. E poi ci sono altre mafie, temute in tutto il mondo e ugualmente letali: i cartelli della droga che fanno tremare il Sud America, la rete invisibile della Triade cinese, le impenetrabili bande criminali russe. Ognuna ha le sue leggi sanguinarie, non scritte ma conosciute e rispettate da tutti i membri, e fondate su un unico obiettivo: arricchirsi e guadagnare potere. Con ogni mezzo.In questo volume Bruno De Stefano ci porta nel cuore oscuro del crimine organizzato, dove il prestigio si misura in sangue e silenzio, per svelarne tutti i segreti, dai riti di affiliazione alle imprese più spietate e rocambolesche. Uno sguardo senza precedenti alla mafia nella sua totalità, una lettura che vi sconvolgerà dalla prima all’ultima pagina.
Dall’Asia delle triadi a Cosa Nostra, fino al Sud America dei narcotrafficanti.
Un’opera unica che raccoglie tutti i personaggi, gli eventi e i rituali della criminalità organizzata, dalle origini ai giorni nostri.
Come e quando si potrà vincere la guerra contro le mafie?
Forse, come suggerisce Bruno De Stefano nel suo saggio “Storia universale della mafia”, questa domanda è meglio non porsela. La risposta potrebbe non essere affatto rassicurante.
“E non servono le taglie, e non basta il coraggio, Sante il bandito ha troppo vantaggio.” (Francesco De Gregori)
Ammetto di essermi avvicinata a quest’opera per pura curiosità e sono felice di averlo fatto.
Bruno De Stefano offre una disamina accurata, sia per la chiarezza espositiva sia per la ricchezza di dettagli e informazioni. Il saggio è suddiviso in sezioni che mi hanno ricordato un’enciclopedia: ognuna è dedicata a un’organizzazione mafiosa, della quale vengono approfondite storia, struttura e attività. Il tutto arricchito da citazioni storiche e giornalistiche.
La piaga del pianeta
L’autore, già dall’introduzione, fa intuire la schiettezza del suo scritto: non fa giri di parole per spiegare il problema. Lo racconta così com’è: la mafia è la piaga del pianeta.
Secondo De Stefano, la criminalità mafiosa rappresenta una sorta di terza potenza mondiale, superata soltanto da America e Russia.
Le mafie nel mondo
C’è chi si specializza nel traffico di droga, come i narcos in Messico; chi nel traffico di esseri umani, come le Triadi in Cina; chi nelle truffe telematiche, come l’attuale e spietata Black Mafia in Nigeria.
La lettura mi ha fatto immaginare le mafie del mondo come una gigantesca ragnatela: magari non così evidente a uno sguardo distratto, ma intricata, resistente e parecchio estesa. Capace di unire Paesi lontani sulla cartina, ma vicini e collegati da fili di denaro e potere.
Le organizzazioni mafiose sono collegate da un potentissimo filo invisibile: la corruzione.
La galoppante globalizzazione, scrive De Stefano, ha contribuito e facilitato i contatti fra le mafie.
Nell’analisi dell’autore un dato davvero inquietante che emerge nel corso della lettura è questo: la corruzione è un flagello che colpisce ogni Stato. In particolare di chi dovrebbe garantire il rispetto della legge.
“Il problema è che tra quanti sono maggiormente sensibili al fruscio delle banconote ci sono proprio quelli che dovrebbero far rispettare la legge.”
L’autore sottolinea più volte come, nel corso degli anni, le mafie abbiano potuto prosperare anche grazie allo scarso impegno di chi doveva combatterle.
Mi rendo conto che, da persona comune, sia difficile comprendere l’inerzia di certe istituzioni o la tolleranza mostrata in alcuni contesti. Tuttavia, leggendo “Storia universale della mafia”, ho anche capito quanto sia complesso contrastare organizzazioni che hanno interessi e relazioni praticamente ovunque.
Le mafie, però, non sono tutte uguali e non seguono le stesse logiche.
È sorprendente scoprire, leggendo il saggio, che gli attentati a Giovanni Falcone e a Paolo Borsellino, che hanno segnato la storia italiana nel 1992, non si sarebbero verificati negli Stati Uniti, il regno di Cosa Nostra americana. La mafia statunitense, scrive De Stefano, aveva regole ben precise che non potevano essere infrante e, per quanto potente e feroce, non arrivò mai a sfidare apertamente lo Stato.
La guerra infinita contro le mafie italiane.
Nell’ultima parte del saggio, l’autore si concentra sulle mafie made in Italy. Negli ultimi decenni si sono compiuti molti sforzi per contrastare il potere delle organizzazioni mafiose, ma la sfida resta aperta.
Per me, che sono una semplice lettrice e non ho una formazione specifica in questo ambito, la lettura è stata a tratti parecchio impegnativa: le pagine sono dense di informazioni, nomi, date, organizzazioni e collegamenti storici.
Alcuni passaggi mi sono rimasti impressi più di altri. Uno di questi è il capitolo che tratta dei bambini rapiti dai cartelli in Messico per il mercato degli organi. È stato uno dei momenti più toccanti della lettura e mi ha profondamente turbata.
“In Messico ogni anno scompaiono migliaia di bambini e di adolescenti.”
Storia universale della mafia non è una lettura facile: è un testo complesso che va letto con calma e meditato. È una risorsa preziosa per chi desidera informarsi sulle mafie del mondo senza dover ricorrere a testi accademici.
Sono contenta di averlo letto perché, oltre ad avermi arricchita, mi ha permesso di acquisire uno sguardo più ampio sul fenomeno mafioso.
E infine, forse per contrastare la mafia bisogna, prima di tutto, comprenderla. Leggete “Storia universale della mafia” e vi sarà chiaro il perché.

Ciao! Mi chiamo Ivonne, sono sposata con Francesco e mamma di tre splendide ragazze. Amo i bambini (infatti sono un’insegnante d’infanzia), la corsa e… ovviamente i libri.
Non ho un vero genere preferito, anzi, mi piace spaziare fra i vari generi anche se m’incuriosiscono di più i fantasy, i thriller psicologici, il gotico, l’horror… e sono anche una gran lettrice di manga giapponesi.
“Leggere è nutrire l’anima”.