Stella randagia
Romanzo storico
NN editore
29 agosto 2025
cartaceo/ebook
336
È il 1909 ed Esterina lascia il paese natio in Friuli per lavorare presso la famiglia nobile dei Ribas, a Napoli. All’arrivo è sconvolta dal fermento della città e dallo sfarzo della nuova casa. I padroni – la bella Porzia, l’insulso marito Giacomo, la severa cognata Orsola – le dicono che dovrà occuparsi di Malvina, figlia di Porzia e Giacomo, una creatura fragile e deforme che vive da sempre segregata nella sua stanza. La bambina, invece, è vivace e intelligente, e dimostra un carattere singolare: sostiene di avere un’amica invisibile, che le annuncia gioie e disgrazie, e di capire i versi degli uccelli. Ester vorrebbe non crederle, ma nella casa si avvertono sussurri inquietanti e presenze misteriose, e lei stessa è in preda alle visioni del suo tragico passato. Nonostante il turbamento, Ester impara ad amare Malvina; ma un giorno, l’annuncio dell’arrivo della cometa di Halley, presagio della fine del mondo, getta casa Ribas e tutta Napoli nel caos, e mette Ester di fronte a una scelta drammatica e audace. Piera Ventre ci porta nella Napoli sontuosa della belle époque, dove il progresso si fonde con la superstizione e le sedute spiritiche convivono con i salotti letterari. Stella randagia è una storia fiabesca, di riscatto e speranza, in cui la bellezza dell’anima può rovesciare le sorti del mondo e cambiare il destino degli ultimi.
Piera Ventre, con “Stella randagia”, il romanzo edito da NNEditore, ci accompagna nella sontuosa Napoli degli inizi del novecento.
Siamo nel 1909 quando Esterina lascia la sua casa in Friuli e parte alla volta della città partenopea. Orfana, vedova, senza più legami, va incontro a una nuova vita. L’impatto con la città è straniante: tutto è diverso, persino i colori, la meraviglia del mare, la vivacità delle strade, i suoni e le voci, gli odori, tutto è nuovo per Esterina.
Il palazzo che l’accoglie è elegante, la famiglia Ribas, per cui lavorerà, è facoltosa e lei avrà un compito particolare: prendersi cura della piccola Malvina, chiusa nelle sue stanze, al riparo dagli sguardi, lontana dal mondo che non sa neppure che lei esiste. La bimba di sette anni è, al dire dalla madre, “fuori dal comune”, ma nulla di questa definizione avrebbe fatto immaginare a Esterina la realtà. La vita nel palazzo Ribas è claustrofobica, non solo per la piccola chiusa tra quattro mura, ma pure per le ostilità, invidie e gelosie che albergano tra quelle stanze, il cui sontuoso luccichio non può illuminare la cattiveria che vi regna.
In “Stella randagia” c’è Anna Maria Ortense, Napoli e la Belle Époque, c’è la cometa di Halley, e la sua scia di paura, le tradizioni che sfociano nelle superstizioni, la religione e le credenze che spesso si confondono, si mescolano, e poi il passato che resiste e il moderno che spinge per emergere. Siamo nel 1909, un nuovo secolo che promette cambiamenti ma rimane ancorato all’antico, forse a Napoli più che altrove.
Piera Ventre dipinge con le parole un affresco dalle molteplici sfumature, crea una maglia che incanta il lettore, lo seduce, lo ipnotizza con una storia che lascia senza fiato. La vita familiare, le strade che brulicano di vita in contrapposizione al freddo di una famiglia in cui i rapporti sono tesi, difficili o inesistenti, sono al centro di un intreccio davvero coinvolgente. Ester è forse l’unico personaggio davvero limpido, che sfida paure e pregiudizi, che ama incondizionatamente una bambina la cui unica colpa è di non essere perfetta. Malvina la scoprirete, ogni parola svela un po’ di lei, ogni istante con la piccola vi farà commuove, provare meraviglia e tenerezza.
“Qualcosa che mi spingeva a condividere e scontare la sorte di quella creatura prigioniera, sebbene su di me non gravasse lo stesso veto. E la città m’ era parsa un intrico impegnativo, un gorgo che avrebbe potuto risucchiarmi. Ne avevo paura, come avevo avuto paura della casa e l’unico luogo in cui trovare un senso e un ruolo era diventato la stanza di Malvina. Mio malgrado, mi stavo legando a lei, alla sua fame d’amore e attenzioni.”
Una famiglia che non sembra tale, un cane, un merlo indiano, la servitù e le sue chiacchiere, porte che celano troppi misteri, quell’alito di ineluttabilmente che si respira nell’aria che sembra immobile ma non lo. E’ agitata da invidie, gelosie, rancori, e quelle preghiere che hanno più il sapore di un’espiazione che di vera fede: questo e molto di più è “Stella randagia”.
Le descrizioni ambientali sono minuziose e accurate: Napoli e il suo mare, quei colori che sembrano essere appannaggio della città partenopea e impossibili da trovare in nessun altro luogo. I vicoli, le chiese, l’oscurità e la luce, i palazzi e gli arredi, fasto e opulenza, tappeti pregiati sotto cui nascondere la polvere dell’amarezza, armadi per custodire segreti, chiavi con cui chiudere porte e vergogna.
“E voi mi parlate di leggende e fantasmi, signurì? Quelli, i fantasmi, stanno à ó munno á verità. Qua invece è tutta ‘na menzogna.”
Spicca soprattutto Palazzo Spinelli di Laurino, in Via dei Tribunali, un edificio magnifico, che venne costruito nel XV secolo, per essere poi restaurato nel XVIII, celebre per avere il cortile interno a pianta ellittica, unico.
“Povera stella sola, povera stella invisibile e ferita, venuta al mondo per essere scordata. Un immenso amore mi travolse quasi che, abbracciando lei, abbracciassi tutti i diseredati e reietti. Mi arresi a quel bene, lo accolsi e lo guardai.”
Desiderio di riscatto, il candore disarmante di chi guarda con il cuore e non solo con gli occhi, l’amore che travalica i legami di sangue, suggestione e atmosfere che lasciano a bocca aperta: Piera Ventre è un’autrice dalla prosa elegante e raffinata, che usa sapientemente l’italiano, senza sfoggio di tecnica, ma con cura e attenzione, e ha creato un romanzo incantevole.
I capitoli brevi e la narrazione in prima persona fanno entrare appieno nella storia, senza pause. “Stella randagia” è un racconto cupo e malinconico in una Napoli in cui il sole sembra giocare a nascondino, in cui la luminosità e l’ironia prettamente partenopea lasciano il posto all’angoscia e alla paura, anche per quella cometa ammantata di presagi infausti che sta per attraversare l’atmosfera. A questo proposito, una curiosità sul titolo: nel gennaio del 1910, Giovanni Pascoli pubblicò l’Ode “Alla cometa di Halley”, il cui incipit recita così: “O tu stella randagia, astro disperso, /che forse cerchi, nel tuo folle andare, /la porta onde fuggir dall’universo!”
Sono i fantasmi a fare più paura, quello che non si vede o conosce, o a essere più pericoloso, in realtà, è proprio ciò che conosciamo?

Salve, sono Giusy e sono un’appassionata lettrice da quando ero una bambina. Mi piace leggere praticamente di tutto, dai classici, ai romanzi d’amore, ma amo soprattutto la narrativa contemporanea. Adoro i manga giapponesi e scrivo racconti.