Stella Benson
biografia romanzata
Morellini Editore
27 ottobre 2023
Cartaceo, ebook
210
Stella Benson, nata nel 1892 in Inghilterra in una famiglia aristocratica, a vent’anni desidera già una vita fuori dai canoni. Non è una ragazza qualsiasi. È una cacciatrice di parole. Frequenta Virginia Woolf e altri grandi scrittori del tempo, pubblica romanzi e scrive poesie, ed è anche un’abile disegnatrice. La sua vita, narrata a più voci, è un viaggio tra Londra e la Cina, dalla fine dell’Ottocento agli anni Trenta.
È una storia di fuga e rinascita che racconta di emancipazione femminile, passioni, impegno, perdite, ritorni, del movimento delle suffragette e della Grande Guerra. Al centro il grande amore per la letteratura e le parole.
Il ritratto di una scrittrice che cerca, e trova, la sua voce. Una donna fragile, ma capace di sfidare il mondo con sincerità, coraggio e determinazione.
“Stella Benson” di Francesca Cosentino, edito Morellini Editore, è la storia di questa scrittrice dimenticata.
L’autrice aveva scritto la sua tesi di laurea proprio su di lei, nel 1991. Dopo trent’anni, Francesca riprende in mano tutto il materiale visionato all’epoca e… ha iniziato a scrivere. Ne è uscito un romanzo meraviglioso.
Il libro è strutturato in cinque parti. Si apre e si chiude nel dicembre del 1933, con la morte di Stella.
La fine della storia viene raccontata inizialmente da Nigel, che si trova a Londra. Amico di Stella, innamorato di lei, rimane incredulo nell’apprendere della sua morte.
“La notizia arriva dalla Cina. Dice che Stella Benson è morta in ospedale, in Indocina francese. Che aveva poco più di quarant’anni. La vita avventurosa di una scrittrice, dice il Times. La famiglia, l’impegno durante la guerra, i viaggi, i romanzi, il premio. Parole che suonano vuote. Senza accorgermene, rovescio la tazza di caffè. «Per favore, me ne porti un altro»”
Nigel ritorna con il pensiero indietro nel tempo, fino a quel 1914, quando incontrò la ragazza. Era così delicata, gentile, curiosa, ma anche inaccessibile, aveva bisogno solo di se stessa. Voleva essere indipendente e riuscire a mantenersi con la scrittura.
L’autrice affronta il tema del matrimonio come unico modo che avevano le donne per sistemarsi economicamente e realizzarsi. Per Stella non era così! Lei vedeva il matrimonio come una gabbia. Non voleva perdere tempo in costrizioni. Il suo scopo era quello di “scardinare i ruoli sociali, di cancellare regole che riteneva inutili e ingiuste”.
Anche le sue zie, Mary e Vittoria, non si erano mai sposate e si vantavano di riuscire a mantenersi senza l’aiuto economico di un marito. La combattiva zia Mary, la scrittrice, era il modello a cui Stella si ispirava. Era il periodo delle suffragette e delle lotte per raggiungere pari opportunità per le donne.
La giovane era legata a sua zia – che “la voleva libera da tutti, tranne che da lei” – e a suo fratello George, bello spavaldo studente di Legge. Stephen, all’epoca, era un ragazzino e l’altra sorella, Catherine, era morta a nove anni. Da lei, Stella aveva ereditato la pleurite.
“La vera Stella era fragile come una farfalla. Viveva il presente senza pensare al futuro, dava valore ai singoli momenti. I suoi giorni valevano una vita intera” – Stella Benson
Più la malattia progrediva, più diventava urgente cibarsi di parole. A casa delle zie, a Kensington, si respirava aria di ribellione.
È molto sentita la tematica della protesta: “Se fossi un uomo, se fossi uno scrittore, sarebbe più facile. Un uomo può decidere come usare il suo tempo e seguire le sue attitudini. Gli uomini hanno una vita piena di possibilità, le donne non hanno scelta”. Per aiutarla in questa via verso l’indipendenza, le zie le regalano l’Imperial, la macchina da scrivere più moderna e innovativa.
Da quel momento, Nigel ricorda che Stella divenne “distratta, egoista, sbrigativa”. La scrittura era una rivale contro cui non poteva competere. La ragazza non sembrava avere più tempo per niente, tranne che per scrivere.
Era il 1914 e la guerra era alle porte. Francesca ci parla di sogni infranti, di ultimi balli, durante i quali ci si scambiavano false promesse. Anche i desideri e i bisogni delle suffragette vengono accantonati per l’urgenza di nuove necessità.
“La guerra arrivò con tutta la sua furia. Portandosi via il tempo della nostra gioventù, la voglia di sederci all’aperto a fissare il cielo”
La seconda parte di “Stella Benson” è narrata dalla zia Mary, che ci riporta al 1902, a Lutwyche Hall, dimora in stile elisabettiano con fontane e giardini all’inglese, protetta dallo stemma di famiglia, un cavallo rampante.
Fin da bambina, Stella amava la lettura, la lentezza, i lavori manuali in giardino, i fiori, i cavalli. Francesca ha saputo proiettarmi nell’infanzia di questa fanciulla di inizio ‘900, in quel mondo lontano, che non ho mai conosciuto, ma che, attraverso le sue parole, è come se lo avessi vissuto.
La terza parte è narrata dall’amica Winifred, con lei ci rechiamo nel Sussex. Entra in scena Virginia che, con suo marito Leonard Woolf, accolgono nella loro dimora Stella in quella fresca estate del 1926.
I coniugi Woolf curavano con amore il giardino e i libri e si circondavano di “scrittori, pittori, scultori, pensatori e profeti”. Tutti portavano con sé il loro bagaglio intellettuale.
L’autrice è riuscita a rendere bene quel mondo ancora legato al passato, ma già proiettato al futuro.
In questo capitolo, vengono affrontati due temi. Il primo riguarda quella generazione perduta di giovani che, ritornati dalla guerra, sono irriconoscibili e presentano turbe psichiche non indifferenti.
“George è uno… di quelli che parlano da soli o con i morti… che scavano trincee dietro alle siepi. Non sopportano più i rumori… Sentono l’eco delle bombe a Regent Street, vedono le teste dei compagni dietro i muri delle case, le loro anime volare via… il dolore li ha schiacciati per sempre”
L’altro argomento riguarda i matrimoni di convenienza. Ci si sposava per consolidare la propria posizione sociale, per opportunità oppure per salvare le apparenze. Spesso la moglie era considerata “un gradevole ornamento”.
Anche Stella Benson, che non aveva mai parlato di volersi sposare, lo ha fatto, in Cina, con un irlandese conosciuto da poco!
“Davanti alla chiesa sembrava un’altra. Era vestita di velluto nero. Forse era in lutto per l’altra se stessa che stava rinnegando. La sposa remissiva soffriva per la ragazza ribelle, per la suffragetta indipendente e la bambina solitaria che scriveva poesie. Riceveva degli abbracci con gratitudine, come se fossero condoglianze” – Stella Benson
Forse voleva giocare a fare la moglie.
Stella era una viaggiatrice: dalla tranquilla campagna inglese, per un senso di libertà, andò da sola a San Francisco ed infine in Cina, dove insegnò storia e poesia, dove i fiori avevano il colore dei cachi e gli inverni sembravano eterni, ma le estati erano umide e soffocanti.
È Shaemas, suo marito, a raccontarci gli ultimi momenti di vita di Stella, di questa cacciatrice di parole.
La scrittura di Francesca Cosentino è piena, romantica, curata fino nei minimi particolari. C’è una vena di squisita malinconia nel suo narrare quei bei tempi che furono. È un romanzo sofisticato e seducente, come le sue protagoniste.
“Siamo tutti senza passato né futuro. Viviamo a cavallo tra due mondi, uno che sta morendo e l’altro deve ancora nascere”
Ringrazio la CE, Morellini Editore, per avermi inviato una copia cartacea di questo splendido romanzo.
5 stelle ⭐⭐⭐⭐⭐

Mi chiamo Alessia. Sono un’insegnante di matematica e inglese. Vivo in provincia di Pavia. Adoro leggere (soprattutto gialli), fare yoga e cucinare.