Stato Passivo
narrativa contemporanea
Edizioni Ensemble
3 settembre 2021
cartaceo, ebook
108
Jacopo Nuti é un fallito. Non sa proprio dove trovarli i 50mila euro che gli servono per pagare i debiti e riaprire il ristorante. Il freddo curatore fallimentare che segue la pratica di fallimento è Folco Cerri, un avvocato di successo, 64 anni e un matrimonio fallito alle spalle.
Le vicende dei due si intrecciano e si confondono in una Firenze indifferente allo stato passivo in cui li ha messi la vita.
“Ricordati sempre una cosa, non puoi sapere chi entrerà da quella porta. E per quanto esperto tu possa diventare, l’essere umano ti sorprenderà ogni volta”
Recensione di “Stato passivo” di Sebastiano Martini
L’avvocato Folco Cerri è il titolare di un noto studio legale che si occupa di pratiche fallimentari. È vicino alla pensione, quindi delega spesso ai giovani collaboratori le pratiche più lunghe e noiose. Quando Jacopo Nuti si rivolge a lui per evitare che il suo locale fallisca, l’avvocato decide di occuparsene personalmente. Non sa spiegarsene il motivo, eppure prova una simpatia istintiva verso quel giovane. Forse pensa a lui come a quel figlio che non ha mai avuto. Oppure è il suo locale che riveste un’atmosfera evocativa che lo riporta indietro nel tempo…
“Chi può dire di non aver mai conosciuto l’esperienza del fallimento? Chiunque, almeno una volta nella vita, ha visto crollare davanti a sé tutto quello che aveva progettato con cura. Cerri pensava che il fattore davvero rilevante non fosse tanto l’episodio del fallimento in sé ma, piuttosto, il modo in cui questo veniva affrontato e gestito” – Stato passivo
Folco Cerri ha sessantaquattro anni, un divorzio alle spalle e uno studio legale molto rinomato a Firenze. È una persona razionale, abitudinaria e precisa, ma è anche un uomo solo. La sua unica compagnia, quando rientra dal lavoro, è quella della domestica colombiana con la quale intrattiene un rapporto formale e distaccato.
L’incontro con Jacopo Nuti cambia la sua vita. Jacopo è un giovane imprenditore in grave difficoltà economica, titolare di un American Bar. Proviene da una famiglia umile che ha fatto dei sacrifici per permettergli di studiare. Aveva sognato un futuro nel mondo dell’arte; purtroppo, per un giovane “non blasonato” dal cognome oscuro, questo futuro non era una strada percorribile. Ha, così, dirottato ogni sua speranza nel suo locale. Sfortunatamente ha fatto l’errore di chiedere un prestito alle persone sbagliate; questo l’ha portato alla rovina. Jacopo è un ingenuo sognatore. Teme di deludere le persone alle quali tiene: i genitori e la giovane compagna Violante.
“Alle otto del mattino Firenze era ancora sonnacchiosa, pigra, come una bella donna, non più giovanissima, che si rigira nel tepore del letto per rimandare il momento di farsi il trucco e affrontare la società” – Stato Passivo
La narrazione è fluida ed elegante. Lo stile è semplice senza essere superficiale; questo perché affronta le tematiche in modo diretto ed offre spunti di riflessione. Su cosa? Sulla ricerca di un equilibrio che spesso crediamo di avere confondendolo con la nostra confortante routine. Sul dare un significato alla nostra vita, concetto che pare banale e sfruttato mentre, in realtà, quando questa ci pare soddisfacente, non lo reputiamo necessario. O semplicemente non ci si pensa.
Le parti introspettive si amalgamano bene con quelle descrittive. L’autore ci presenta una bellissima Firenze attraverso metafore originali ed indovinate. Come evidenziato nella prefazione, essa continua a splendere di arte e storia, nonostante il protagonista si senta crollare.
La trama è avvincente e coinvolgente. L’aspetto legale (si parla di legge fallimentare) ha la sua importanza nella vicenda. I termini giuridici, tuttavia, non appesantiscono la narrazione; li definirei, piuttosto, come un valore aggiunto. Un’opportunità per il lettore di conoscere una materia interessante.
Di quest’autore, avevo già letto ed apprezzato anche il romanzo precedente, “La notte dell’acqua alta“. Non ho potuto fare a meno di fare un paragone, dove nessuno dei due romanzi trae svantaggio. Si tratta di due racconti molto diversi che in comune hanno l’importanza del contesto. Se nel primo Venezia, descritta nella sua ora peggiore, rispecchia perfettamente lo stato d’animo del protagonista, in questo accade l’opposto. Jacopo si sente morire dentro, mentre la sua Firenze continua a splendere in tutto il suo fulgore.
Sebastiano Martini è molto abile nel dare un’anima ai luoghi dove ambienta le sue storie; è come se prendessero vita, diventandone quasi protagonisti. Poiché è mio concittadino, spero che decida di ambientare un prossimo romanzo nella nostra Parma. Sarebbe interessante confrontare la mia visione della città, che tanto amo, con quella di uno scrittore con tale talento descrittivo.
I suoi protagonisti sono completamente diversi tra loro, per età e vissuto. Eppure il loro incontro è determinante; è destinato a cambiare il corso delle loro vite. Un giovane pieno di dignità e un freddo avvocato che, nella reciproca conoscenza, ritrova quello che era un tempo. E che avrebbe dovuto continuare ad essere.
Una lettura breve, rapida ma coinvolgente. Un finale che definirei arioso. Aperto e pieno di luce, nonostante la cupezza della storia. Se dovessi fare un paragone, mi viene in mente una galleria che attraversa un monte. La strada è buia. Per chi come me, odia gli spazi angusti, non è semplice da percorrere. Alla fine, quello spiraglio di luce che pare un miraggio, si fa sempre più ampio, fino ad aprirsi totalmente. La luce è abbacinante, ma solo per poco. Alla fine, gli occhi si riabituano al chiarore del cielo e ne apprezzano anche i colori. Come se qualcosa ci venisse finalmente restituito.
Nel corso della vostra vita, avete mai fatto un incontro importante che ve l’ha cambiata?