Stagione nell'abisso Book Cover Stagione nell'abisso
Simone Colombo
romanzo
Edizioni Albatros
ottobre 2020
cartaceo
193

È dopo il tramonto, al calar delle tenebre, che le forze oscure si manifestano agli esseri umani del Piccolo inutile Paese; o, per lo meno, così pensa S. quando, con l’unico baluardo di una torcia, tenta di scacciare le creature demoniache che lo attanagliano. Salvo poi scoprire che si tratta solo del suo amico Lurt, pronto a tirargli l’ennesimo scherzo poco simpatico. Inizia così, con il tono tragicomico che sembra caratterizzare tutta la sua esistenza, l’avventura di S. durante la lunga estate che seguì la fine delle scuole superiori. Scrittore in erba, o almeno questo è il suo grande desiderio, S. ama la poesia e si rammarica che al giorno d’oggi nessuno la legga, perciò decide di mascherarla all’interno di un nuovo genere letterario, quello che un tempo si sarebbe chiamato “prosimetro” ma che lui preferisce ridefinire con un termine più moderno e coniato di suo pugno: la “Narrativpoetica”.

In Stagione nell’abisso il racconto della genesi di questo romanzo si intreccia con la storia d’amore con Julie, sua musa ispiratrice, per confondersi poi, come in un gioco di specchi, con le vicende del suo alter ego Simo e ancora con il mito di Strabone e Aristea, in una serie di rimandi dall’effetto straniante e allo stesso tempo sorprendente. Al termine della lettura si ha la sensazione che solo la parola – e in particolare la parola scritta – abbia lo straordinario potere di plasmare la realtà e di dare ordine al caos indefinito che ci circonda.

 

“Il libro che sto scrivendo lo sto facendo dopo essere stato spronato e nemmeno lo sto facendo bene, dovrei controllare ogni capitolo e invece no, continuo a scrivere. Dovrei unire le poesie al capitolo, dovrei soltanto trascriverle e invece no, continuo a posticipare. Vorrei finire il libro per farlo leggere, è questo il mio errore…”

 

Lo so, amici Bottegai! Queste ansie da prestazione le abbiamo provate un po’ tutti, chi per una cosa, chi per un’altra. Ed è giusto sia così, perché, da sempre, i grandi Saggi ci invitano a non essere mai arroganti o presuntuosi per le nostre conoscenze e capacità. Il problema è comprendere fin quando può sopraffarci un tale sentimento, con tutti i rischi che ne conseguono, poi, in relazione al legame comunicativo che riusciamo ad instaurare con il destinatario del nostro agire.

Questo dissidio interiore accompagna il protagonista di Stagione nell’abisso, il primo romanzo del giovane Simone Colombo, che oggi recensiamo per voi. Il suo nome è Simo, o almeno dovrebbe essere questo, dal momento che, non avendo memoria del suo passato, si identificherà, nel corso della narrazione, con S. Ha, o aveva, un amico (o forse no?) di nome Lurt; ha un amore (ritrovato?) di nome Julie (o forse Aristea); parte per un viaggio in Grecia, culla della cultura classica, alla ricerca di un posto nel mondo che riesca a sentire come proprio.

“Che peccato sarebbe arrivare in Grecia e trovarci poca ospitalità, non che la richieda, soldi ne ho parecchi nel portafoglio, ma voglio vivere dove il vento mi porta, ho bisogno che quello stesso vento mi dia l’ispirazione che mi merito, ho bisogno di completare il mio libro”

Ammetto di essere stata confusionaria, ma vi assicuro che è questa un po’ la sensazione che si prova fin dalle prime pagine (e almeno fino alla centesima di esse). E ammetto che fino a quel punto, non vedevo l’ora di concludere la lettura, perché non ero riuscita ad entrare in sintonia con l’autore, per nulla. Il ritmo narrativo era molto lento; il linguaggio utilizzato, seppur corretto e ben strutturato, risultava spesso forzatamente aulico, il che rischia di far diventare la lettura pesante (per quanto io ami questo genere di prosa). E soprattutto, mi perdoni l’autore, ma non riuscivo proprio a capire dove aveva intenzione di condurmi.

Solo dopo la metà del romanzo, qualcosa inizia ad essere più chiaro. Al tema dell’incertezza dell’uomo si accompagna quello dell’amore, quale sentimento che riesce a far superare ogni malessere. Ed è molto bella la tecnica narrativa utilizzata di inserire una storia nella storia, attraverso un altro libro (ma lascio al lettore scoprire il dettaglio). Interessante anche lo sbalzo temporale a cui si assiste alla fine della lettura, che ci fa riflettere su come potremmo vederci noi a distanza di anni. Ancora interessante è stato l’inserimento, in un contesto prosastico-narrativo, del verso poetico, sintomatico dell’impulso vivo, nell’autore, di insistere (a buon ragione) nel comunicare lo stato d’animo del protagonista (che, invero, ritengo, a intuito, essere vicino all’autore più di quanto ci si aspetta).

“Tom non poté far altro che aiutare i due ad unirsi in fidanzamento e scoprì addirittura che Guido era molto simpatico. «Questo non è un libro, è solo un modo per descrivere quanto siamo belli»”

Ritengo che, per essere alla prima esperienza, Simone Colombo si stia muovendo nella giusta direzione. C’è del potenziale e possiamo aspettarci belle e grandi cose da lui. Si percepisce, nel corso delle pagine, la sua passione per la letteratura e l’arte, e non c’è cosa più bella che si possa auspicare di trovare in un giovane adolescente. Ovviamente, c’è sempre da imparare e sono certa che, senza mai abbandonare il dono della scrittura, il nostro autore farà tesoro di tutte le esperienze letterarie che si troverà ad affrontare. Il consiglio che gli darò, nel mio piccolo, è di lasciarsi andare con più leggerezza nella scrittura, senza il pensiero di dover rispettare schematismi rigidi o regole tecniche complesse, per il sol fine di essere considerato un “bravo”. A volte la semplicità di pensiero e di espressione sono le migliori armi per arrivare al cuore del lettore e rimanerci impresso a lungo. E, soprattutto, immedesimarsi nel lettore è la chiave per rendere la propria opera piacevole agli occhi e alla mente.

Cari Bottegai, non è meraviglioso sperare in un mondo in cui la letteratura ritorni nella vita dei nostri giovani?

Scritto da:

Alice

Leggere mi stimola e mi riempie. L'ho sempre fatto, fin da piccola. Prediligo i classici, i romanzi storici, quelli ambientati in altre epoche e culture. Spero di riuscire a condividere con voi almeno parte dell'impatto che ha su di me tutto questo magico universo.