"Spuma di mare"
Narrativa contemporanea
Giunti Editore
3 marzo 2026
Cartaceo, ebook
464
Roma, 1912. Mimma non è più la bambina fragile e spaurita arrivata da Messina all’indomani del terremoto. Ha quattordici anni e una sete di vita che Petra, la sua tutrice, fatica sempre più a comprendere. Cresciuta tra le mura del convento, Mimma sente il richiamo di una città inquieta, fatta di vicoli polverosi, promesse di libertà e pericoli taciuti. È proprio qui che viene folgorata da Alessandro, carismatico e sfuggente, capo di una banda di ragazzi che vivono ai margini, tra espedienti e sfide. Con lui Mimma scivola in un gioco sempre più audace di segreti e silenzi, finché un evento drammatico non spezza l’equilibrio: l’innocenza si incrina e il peso della colpa – vera o solo creduta – comincia a modellare i destini, lasciando ferite destinate a durare. A vegliare su Mimma c’è sempre Tomaso Mazzeo, che porta con sé il peso di una maledizione mai sciolta e di un passato feroce. Muratore a Roma, diviso tra la protezione per Mimma e l’amore irrisolto per Petra, Tomaso è l’esile punto di equilibrio di un mondo pronto a crollare. Come possono convivere anime così diverse, tutte segnate dalle cicatrici della perdita? A sparigliare definitivamente le carte arriva la grande Storia: una guerra che sconvolgerà il destino di milioni di persone, un Paese in cerca di rivalsa, e poi la Spagnola, un virus che si farà strada nelle case e nei corpi, portando con sé scelte irreversibili. E nulla resterà intatto. Dopo l’eccezionale successo di Mare avvelenato, Elena Magnani torna con un romanzo intenso e corale, una storia di crescita, appartenenza e libertà, in cui il mare continua a chiamare anche chi crede di esserne fuggito per sempre.
“Spuma di mare” di Elena Magnani, edito da Giunti Editore, è l’atteso seguito di “Mare avvelenato”.
La protagonista Mimma, era arrivata a Roma dopo essere scampata al terremoto di Messina del 1908. Le piaceva addentrarsi in quelle viuzze maleodoranti che le ricordavano il posto da cui arrivava.
Ad aiutarla ritroviamo Tomaso Mazzeo, il giovane capraio che l’aveva salvata dal terremoto.
A Roma, nelle osterie, si discuteva della guerra di Libia, del governo Giolitti e di altro sangue versato. Discorsi e discussioni che Mimma non capiva fino in fondo.
“Per lei Roma era una città dai due volti. Da un lato i signori eleganti ai tavolini dei caffè che parlavano di affari e politica, dall’altro gli uomini impolverati di calce che tornavano dai cantieri (…) Una città che cresceva e brillava, ma sempre divisa tra chi la abitava in grazia e chi la costruiva.”
Petra, la tutrice della ragazzina, un anno dopo essere arrivata a Roma, si era diplomata come maestra montessoriana. Ma aveva ancora molto da imparare. Era inquieta e poco paziente.
Aveva fatto tanta strada da quando era giunta da Messina, ma non aveva ancora raggiunto il suo scopo, inoltre: “una lama le trafisse il cuore e inciso su quel coltello c’era il nome di Tomaso.”
Lei, figlia di un marchese, che frequentava un muratore di otto anni più giovane. Lui, che avrebbe voluto formare una famiglia con Petra e Mimma. Ciò che mancava loro era il mare.
Intanto, “due anni scivolarono via come sabbia in una clessidra.”
La società era in fermento per i giovani che venivano uccisi perché protestavano a causa delle condizioni di vita sempre più misere.
“Fuori la città si muoveva. Aveva un respiro diverso, più largo, più profondo. Si sentivano tamburi lontani, qualche fischio, voci che si univano. Non era un giorno come gli altri, era un giorno in cui la storia sembrava piegarsi per poi esplodere, e lei avrebbe voluto farne parte.”
La Roma di inizio Novecento, una città in costruzione e in fermento, è una delle protagoniste principali del romanzo. Per le strade si iniziavano a vedere più automobili che carrozze. Molte case avevano la luce elettrica e il bagno con l’acqua corrente. Un vero lusso.
Mimma era sempre più attratta da Alessandro, il nipote di un robivecchi, che aveva la stessa sfrontatezza di Tomaso di qualche anno prima. I ragazzi avevano qualcosa in comune: erano orfani, cresciuti e accuditi da estranei che divennero la loro famiglia.
Nel frattempo, gli eventi della Storia si susseguivano implacabili. Il bisogno di soldati da mandare al fronte portava a richiamare anche chi sperava di non essere più arruolabile.
Quella tra Petra e Tomaso è una storia d’amore delicata. Ora che la guerra li stava per separare, cercano di imprimersi nella mente ogni istante passato insieme.
“Quando fu pronto si fermò sulla soglia, voltandosi verso di lei. Non serviva dire altro, le parole erano finite. Si avvicinò e la baciò sulla fronte, un bacio tenero, fermo, carico di promesse di un ritorno che desiderava arrivasse presto.”
L’autrice introduce anche l’enciclica Pascendi di Papa Pio X che condannava il modernismo in ogni campo di vita, anche in quello educativo:
“Troppa autonomia per i bambini, troppa fiducia nella scienza, troppa poca obbedienza ai metodi tradizionali.”
La narrazione si alterna raccontando come si sopravviveva alla guerra in una grande città e come si cercava di restare in vita al fronte.
Le officine venivano requisite dal Genio per fabbricare le munizioni. Tutto veniva riconvertito ai fini dell’economia di guerra.
“Roma quell’estate pareva in apnea. I tram scorrevano stanchi, perlopiù condotti da donne, i negozi si svuotavano prima ancora di mezzogiorno e le code davanti ai forni crescevano ogni settimana.”
Intanto gli ospedali si riempivano di malati che presentavano i sintomi di un nuovo morbo: la febbre Spagnola.
Per debellarlo o evitare di ammalarsi, si utilizzavano tutti i metodi popolari, legati anche alle superstizioni: processioni, immagini di Santi, pastiglie al mentolo, liquore prima di coricarsi, incenso benedetto, persino il fumo si diceva che aiutasse a scacciare il morbo.
“Spuma di mare”, il titolo, fa riferimento al ritorno di alcuni protagonisti a Messina, dove:
“L’aria del porto era satura di sale e di mare. L’umidità si insinuava tra le fibre degli abiti e il vento arrivava dallo Stretto con raffiche irregolari, portando spruzzi che pizzicavano la pelle.”
Elena Magnani ha scritto un romanzo corale, drammatico, di una intensità crescente e dolorosa, che mostra il lato resiliente dei protagonisti nell’affrontare le avversità.
Voi, cari lettori, amate i romanzi in cui le vicende dei protagonisti si intrecciano a quelle della Storia?
Ringrazio la CE, Giunti Editore, per la copia cartacea.
(5 stelle)

Mi chiamo Alessia. Sono un’insegnante di matematica e inglese. Vivo in provincia di Pavia. Adoro leggere (soprattutto gialli), fare yoga e cucinare.