Sorelle
narrativa
Fazi Editore
22 luglio 2021
cartaceo, ebook
200
Le sorelle adolescenti Luglio e Settembre sono strette da un legame simbiotico forgiato con una promessa di sangue quando erano bambine. Vicine quanto possono esserlo due volte è difficile da stabilire dove finisca l'una e cominci l'altra.
Abituate all'isolamento, non hanno mai avuto amici: bastano a se stesse. Ma un pomeriggio a scuola accade qualcosa di indicibile. Qualcosa da cui non si può tornare indietro. Alla disperata ricerca di un nuovo inizio, si trasferiscono con la madre dall'altra parte del paese, sul mare, in una vecchia casa di famiglia semiabbandonata: le luci tremolano, da dietro le pareti provengono strani rumori, dormire sembra impossibile.
Malgrado questo inquietante scenario, poco a poco la vita torna ad assumere una parvenza di normalità: nuove conoscenze, falò sulla spiaggia... Luglio si accorge però che qualcosa sta cambiando, e il vincolo con la sorella inizia ad assumere forme che non riesce a decifrare.
Ma cos'è successo quel pomeriggio a scuola che ha cambiato per sempre le loro vite?
“Mia sorella è un buco nero, mia sorella è un albero che cade, mia sorella è il mare”
“Sorelle” di Daisy Johnson, edito Fazi, è il racconto di un rapporto patologico tra due sorelle: Luglio e Settembre. Sono quasi coetanee, essendoci solo una decina di mesi di differenza tra loro. Si sentono come il rovescio della stessa medaglia. Non sentono il bisogno di intrattenere altre relazioni, si completano vicendevolmente e chiunque altro sarebbe di troppo. Persino la madre, Sheela, una giovane vedova, si sente un’intrusa tra loro. In seguito ad un grave episodio accaduto a scuola, le tre si trasferiscono in una casa isolata lontana da Oxford. Un’abitazione in stato d’abbandono, un luogo inquietante che agirà da catalizzatore nelle dinamiche di quest’ermetica e anomala famiglia.
Settembre è la sorella maggiore, quella dominante. È colei che più somiglia al defunto padre, Peter. Non l’ha mai veramente conosciuto. Sua madre l’aveva lasciato quando era una bambina, in seguito era sparito dalle loro vite e poi deceduto. Settembre è dispotica come lui. Le piace sentirsi al centro dell’universo della sorella, influenzarne il pensiero ed indurla all’obbedienza. Quando non le riesce, ha reazioni di rabbia incontrollata.
Luglio è decisamente più docile ed insicura. Vive perennemente offuscata dalla personalità prevaricante della sorella maggiore. Per lei prova sentimenti molto forti e contrastanti, affetto incondizionato e timore, disapprovazione e ammirazione. Una cosa è certa: non può starle lontana.
“Settembre è la persona che avrei sempre voluto essere. Io sono una forma ritagliata dell’universo, trapunta di stelle che continua a morire – lei è la creatura che riempie il vuoto che io lascio nel mondo”
Sheela è la loro madre. È una scrittrice e illustratrice, ama le figlie ma le guarda con ansia e trepidazione. Vede il loro rapporto troppo simile al suo con Peter, un rapporto malato dove lui dominava e lei obbediva, incapace di ribellarsi senza sentirsi in colpa. Sua figlia Settembre gli somiglia, mentre Luglio subisce, come faceva lei. Sheela soffre di depressione. È come se si lasciasse vivere assistendo passivamente a quel terribile déjà-vu, senza riuscire ad intervenire.
“Peter era un buco nero e niente riusciva a resistere a lungo se veniva attratto dalla sua forza di gravità”
“Sorelle” è una narrazione quasi esclusivamente introspettiva. Molti capitoli sono raccontati in prima persona attraverso la voce di Luglio, sorella maggiormente riflessiva, la più pensierosa ed osservatrice. I personaggi principali sono solo tre, ma perfettamente delineati attraverso i loro stati d’animo e la loro reazione agli eventi, prima e dopo il trasferimento.
La “Casa dell’accoglienza” potrebbe esser definita come la quarta protagonista, se non addirittura quella principale. L’autrice le ha dato vita e carattere. Rappresenta un’importante metafora dell’esistenza delle tre donne; è un luogo abbandonato, desolato e lontano dal centro abitato. Eppure è viva! È piena di rumori, di creature che hanno nidificato al suo interno, odori e ricordi sfocati.
“Ha sempre saputo che le case sono come corpi e che il suo corpo è una casa più di tanti altri… ha ospitato le sue belle figlie, e ha ospitato la depressione come un figlio più piccolo, più pesante. Ha ospitato l’entusiasmo e l’amore e la disperazione e ora ospita una preoccupante inquietudine di cui fatica a liberarsi. Uno sfinimento che le soffoca le giornate”

Le tematiche di Sorelle di Daisy Johnson sono diverse e tutte degne di riflessione: i rapporti famigliari malati, il rifiuto di crescere, l’elaborazione del lutto. Una bella scrittura dal linguaggio diretto ed esplicito. Il ritmo è incalzante; l’atmosfera è decisamente cupa e lugubre. Le parti descrittive ammantano la trama di mistero e mantengono alta la tensione.
Una lettura decisamente ansiogena e fosca, vagamente gotica questa di Sorelle di Daisy Johnson. Il talento e l’agilità linguistica dell’autrice sono indubbi, nonostante questo romanzo trasmetta sensazioni negative, quali tristezza, amarezza, confusione, trepidazione e apprensione. Ho provato anche rabbia, forse ingiustificata, nei confronti di questa madre incapace di intervenire sul rapporto morboso tra le figlie.
Qualche giorno fa, mi è capitato di vedere per la strada due sorelle gemelle decisamente anziane. Era come se per loro il tempo non fosse mai trascorso.
Avevano abiti identici e fuori moda, in stile anni cinquanta, gonne ampie al polpaccio e camiciole in tinta. Capelli lunghi, bianchi trattenuti da un lato con una spilla floreale. Si tenevano a braccetto ed erano così stonate in un contesto moderno da suscitare tenerezza e stupore. Sicuramente apparivano bizzarre agli occhi altrui, eppure non ho sorriso. Inizialmente ho provato tristezza. Immaginavo due vite mai vissute a pieno, per una forma di reciproca dipendenza.
Vedevo le occasioni mancate o volutamente respinte; la volontà di fermare il tempo, trattenendo i ricordi del passato, raccontandoseli ogni giorno davanti ad una tazza di caffè, in una casa che sa di cipria e naftalina. Ma poi ho pensato che i miei potevano non essere pensieri legittimi. Magari per quelle due sorelle non era importante formare una propria famiglia, circondarsi di figli e nipoti alle feste comandate, preparare torte appoggiando i loro progetti futuri, condividendoli con orgoglio. Probabilmente, da figlia unica quale sono, non posso capire il rapporto che intercorre tra sorelle, men che meno gemelle. Forse per loro, la felicità e la pienezza della vita sono proprio questo: stare una accanto all’altra, andarsene così come sono nate. Insieme.
Voi cosa ne pensate? Credete sia possibile per due sorelle gemelle o quasi, crescere in modo completamente indipendente? Quanto può influire l’educazione ricevuta in questo?